Istat: rapporto sullo sviluppo sostenibile, Agenda 2030 Onu

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Nel  2019 vive in povertà il 6,5% delle famiglie e il 7,8% degli individui in Italia, in calo dal 7,8% e 8,4% nel 2018. Sono le stime preliminari provvisorie dell’Istat nel rapporto Sdgs 2020 sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Ma nel  2010  soltanto  il  4,3% della popolazione era in povertà assoluta.

L’Agenda 2030, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite , rappresenta il piano di azione globale per il conseguimento di una trasformazione sostenibile della società, dell’economia e dell’ambiente.

Nel Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs) si tiene anche conto della pandemia di COVID-19, anche se si fa riferimento al 2019. Si è cercato di dare conto dell’impatto del COVID-19 in due modi. “Da un lato, si presenta un esercizio di valutazione controfattuale che, a partire dal lockdown, stima la riduzione delle emissioni generate dai comportamenti assunti da famiglie e imprese. Dall’altro, nel capitolo 2, si presentano le interazioni tra il COVID-19 e i diversi Goals utilizzando lo schema delle interconnessioni e reti”.

Per quanto riguarda la mappa regionale si rilevano situazioni di “eccellenza” nelle province autonome di Bolzano e Trento per gli indicatori di sviluppo sostenibile. Mentre si evidenziano ritardi in Sicilia e Calabria e nel Mezzogiorno in generale, con una situazione meno sfavorevole in Abruzzo, Molise e Sardegna.

Gli indicatori di sviluppo sostenibile migliori li abbiamo nelle regioni del Nord-est.

“La mappa regionale dello sviluppo sostenibile evidenzia situazioni di eccellenza nelle province autonome di Bolzano e Trento dove circa il 48% degli indicatori si trova nel quinto quintile, quello più virtuoso. Anche la Valle d’Aosta manifesta una distribuzione particolarmente favorevole (41,7%). Ad eccezione di queste aree geografiche, gli indicatori di sviluppo sostenibile assumono una configurazione più favorevole nelle regioni del Nord-est e in Lombardia rispetto a Liguria e Piemonte.

Nelle regioni centrali, la distribuzione degli indicatori nei quintili risulta maggiormente concentrata nel terzo quintile, con situazioni più favorevoli in Toscana e Umbria mentre la distribuzione del Lazio presenta quote più pronunciate di indicatori nel secondo quintile evidenziando situazioni più sfavorevoli.

Nelle regioni meridionali i valori assunti dagli indicatori sono tra i più bassi, con quote significative di presenze nel primo quintile soprattutto in Sicilia, Calabria e Campania (rispettivamente 58,3%, 52,2% e 48,5%) mentre in Abruzzo, Molise e Sardegna la distribuzione appare meno sfavorevole”.