Nella notte del mondo si riparte.. Dal virus alla vir(t)us

Cronaca

di Michele Illiceto

Nella storia, molto spesso –  a dire il vero, troppe volte e più del necessario – ci sono stati dei periodi che sono stati oscurati da eventi tragici dovuti o a eventi naturali o alla stupidità e malvagità umana. Periodi caratterizzati da carestie, guerre, pandemie, terremoti, genocidi come la Shoah.

Il grande filosofo tedesco M. Heidegger, pensando a tali eventi, per definirli ha coniato il termine “Notte del mondo” (Weltnacht). Sono periodi in cui l’uomo si sente come abbandonato, orfano, e non solo di Dio o di una ragione che non ha funzionato come guida universale, ma ancor più orfano di se stesso. Periodi caratterizzati da un clima generale di sfiducia e scoraggiamento, che a loro volta hanno generato incertezza e insicurezza.

Quest’ultima ci mette poco a provocare tensioni sociali che possono generare conflitti e disordini, i quali dal canto loro possono portare a instabilità politica e quindi a una paralisi totale del sistema sociale in tutti i suoi campi.

Nella notte del mondo bisogna schierarsi. Bisogna scegliere se stare dalla parte della notte o dalla parte della luce, anche se questa ancora non si vede.  Scegliere se essere lampade per restare accesi o restare  nascosti per essere come delle inutili lampadine che fanno luce sono in modo alternato. Oppure addirittura scegliere di spegnersi per spegnere, dando addosso a tutto e a tutti. Scegliere se lottare per la speranza o diventare facile preda della disperazione.

E tale scelta si fa non a parole ma con i fatti, in particolare modo con il nostro modo di comportarci di relazionarci alla vita, al mondo circostante e agli altri.

Se pensiamo ai tanti medici e infermieri che in queste settimane sono state in prima linea contro il Covid-19, ci viene da dire che nella notte del mondo ci sono delle fiaccole che seppur piccole non si spengono e resistono per illuminare non solo nel buio che le circonda, ma anche quello da cui nascono e quello verso cui vanno.

Ma ora è arrivato il momento che a fare questo non siano più solo i medici o gli infermieri, ma tutti. In questa ripartenza, sarebbe bello se ciascuno fosse come una piccola fiaccola che illumina il suo piccolo angolo di terra e di storia, questo breve tratto di vita, questo piccolo arco di tempo. E farlo senza pretesa, senza eroismo, ma con la sola consapevolezza che  la luce di ognuno può essere contagiosa più del buio che ci ha oscurati.

Dopo il virus della morte, che ci ha costretti a distanziarci e restare reclusi, ora è il tempo di far girare il virus della speranza e della fiducia, della reciprocità e della prossimità. Il virus dell’attenzione e della reciproca cura, del prendersi in carico l’un l’altro.

Purtroppo la tentazione è che ciascuno possa riprendersi la vita di prima come se nulla fosse accaduto. Come se non ci fossero stati le migliaia di morti  più quelli che ancora ci saranno. Due sono i lussi che non possiamo permetterci: la nostalgia e la fretta. Perché ambedue possono generare due nemici pericolosissimi: l’impazienza e una sorta di egoismo di ritorno.

E allora facciamo nostro lo slogan che circola in questi giorni di ripartenza che dice: “Nulla sarà più come prima!” Il nuovo che dobbiamo costruire nessuno sa come sarà. Di certo si sa che possiamo costruirlo soltanto insieme. Ecco la parola magica che ci deve guidare nei prossimi mesi: insieme. E anche se ci sarà distanza fisica, non permettiamo che questa degeneri in distanza emotiva ed affettiva. In distanza etica.

Proviamo a fare una semplice operazione apparentemente solo grammaticale, ma che tale non è: nel termine virus aggiungiamo una lettera. Una lettera soltanto: basta aggiungere una “t”, e il termine virus presto diventerà “vir(t)us”. Passiamo dal virus alla virtus. Per farlo, però, è necessario avere un grande senso di responsabilità e una grande capacità di mettersi dal punto di vista degli altri.

In questo senso la filosofia può aiutare molto. Se volete trovare degli spunti, basta leggere di Aristotele l’Etica Nicomachea che a riguardo è un grande capolavoro. Oppure la Critica della Ragion pratica di Kant. Io l’ho fatto con i miei studenti, e vi garantisco che i risultati sono stati davvero ottimi, e non mi riferisco solo a quelli strettamente scolastici.

Se così sarà, la notte del mondo –  la Weltnacht  –  si aprirà a una fase di nuova luce per l’intero pianeta. Per l’intera umanità. Per ciascuno di noi come singolo e come membro di una comunità. Non importa se ci sarà chi questa luce la prenderà dal lume della fede o dal lume della ragione. Vanno bene ambedue, a patto che siano autentiche.

E ciascuno potrà dire: “io c’ero e ho acceso una luce”. Dentro e fuori. Una luce che, anche se piccola, ha saputo illuminare non solo me, ma anche gli altri.

E allora, buona ripartenza a tutti!