Tra il dire e il fare

Politica regionale, nazionale e internazionale

Vedremo, se e come, Conte, voce unica di questo Esecutivo, saprà infondere fiducia a un Paese dove la Pandemia ha decurtato le già modeste, premesse di ripresa economica. Con l’augurio che la scienza riesca a trovare una valida terapia contro il Covid-19 e sia, poi, trovato un vaccino valido. Di fatto, col Coronavirus dovremo convivere e non abbassare la guardia. Da giugno, ci saranno scadenze fiscali da onorare, mentre l’occupazione resterà a “passo ridotto”.

Il problema, che è sempre lo stesso, non ci sembra d’agevole soluzione. Non tanto per la mancanza d’idee, quanto per la difficoltà per renderle operative senza rischiare la salute. La Penisola, per una serie d’”alchimie”, non del tutto condivisibili, è passata da una crisi economica a una socio/sanitaria da gestire congiuntamente. Ma saranno idonei i provvedimenti per tentare, almeno, di salvare il salvabile? L’interrogativo, e correlati insuccessi, sarà il “tormentone” del secondo semestre di questo 2020.

Diverso, però, potrebbe essere lo “spirito” col quale il problema, indubbiamente complesso, sarà affrontato a fronte d’oggettive mancanze su tutti i fronti occupazionali. Di polemiche ce ne sono state molte. Forse, troppe. Prima della Pandemia, non pochi sono stati i “ripensamenti”. Per credibili novità è ancora troppo presto per formulare ipotesi. Bisogna, insomma, dare tempo al tempo e consentire di trasportare le opinioni del “dire” in quelli del “fare”. Passaggio arduo per una politica di palese emergenza.

Giorgio Brignola