Per De Rita, “comunicare paura ha accentrato il potere”

Politica regionale, nazionale e internazionale

“Sono convinto – dice il presidente del Censis – sia una condizione entrata sotto pelle, cui seguirà la paura della fame. Si avverte un certo nuovo distacco della gente dalla politica che anche stavolta si è divisa e non ha saputo fornire certezze”

La comunicazione utilizzata durante l’epidemia di coronavirus ha alimentato un meccanismo di paura, un “clima sospeso” che ha determinato un “accentramento di potere”. Seguirà, alla paura del contagio, la paura della fame. Occorre una rinnovata percezione individuale per superare una incertezza che “non puo’ accompagnarci per sempre”. Sono parole del presidente e fondatore del Censis, Giuseppe De Rita, in una intervista al quotidiano Il Mattino. La comunicazione usata nell’emergenza ha favorito la paura: “Ne sono convinto. È un meccanismo non casuale, ma scelto. Se alimento sempre più paura, la gente – osserva De Rita – fa come dico io.

 

Ma è un meccanismo non solo italiano, viene usato in Inghilterra e in altri Paesi. Una comunicazione che crea un tempo sospeso, in cui nessuno dice con precisione cosa avverrà. E questo non puo’ che accrescere la paura. Le sembra possibile – prosegue il sociologo – che di fatto i virologi o un comitato tecnico debbano dire se e quando puo’ iniziare un campionato di calcio, o aprire una scuola. Si è creato un accentramento di potere, almeno sull’indicazione dei comportamenti da seguire”.

Secondo De Rita, “finora, si è assistito a una verticalizzazione degli indirizzi da dare alle nostre relazioni sociali, dall’alto ci è stato indicato in che modo poterle avere. Chi incontrare, come farlo, in che spazio e cosi’ via. Non credo che questo possa durare anche dopo. Guardi il famoso episodio dei ragazzi ai Navigli. La gente se esce più volte e si convince che il pericolo sta passando, si riabitua alla vita di relazione sociale come prima”. De Rita boccia la correttezza della comunicazione, con i bollettini giornalieri di morti, contagiati, ricoverati: “Ho sempre sostenuto che questo tipo di dati dovessero essere comunicati dall’Istat, che possiede almeno una cultura scientifica di statistica ed interpretazione.  Sarebbe stato meglio, ma l’Istat è stato tenuto fuori anche se credo sia stato proprio la fonte principale di quelle informazioni. Comunicare un numero di morti o contagiati, non ci fa capire cosa c’è dietro quel dato. I numeri secchi, privi di analisi statistica e qualitativa, creano maggiori paure in una situazione di emergenza che ha concentro il potere in comitati scientifici, commissari, task force”.

Gli italiani supereranno la psicosi? “Sono convinto – dice De Rita – sia una condizione entrata sotto pelle, cui seguirà la paura della fame. Si avverte un certo nuovo distacco della gente dalla politica che anche stavolta si è divisa e non ha saputo fornire certezze. Siamo immersi in una situazione di indistinto, in cui tutti sono disorientati e, guardando all’indietro, si prova ancora più timore nel rileggere sull’epidemia certe indicazioni e previsioni di poche settimane fa, anche di esperti. Ecco, questa incertezza ci sbanda. Credo pero’, e si avverte anche in questi giorni, che basterà poco per ritrovare un sentire diverso. Determinante – conclude il fondatore del Censis – sarà la percezione individuale del pericolo e della paura, perchè l’incertezza non puo’ accompagnarci per sempre”.