La celeste Basilica (viaggio tra sogno e realtà)

Cultura & Società

di Marianna Giuliano

Voglio raccontarvi di un luogo a mezz’aria tra le impronte della storia e i misteri della fede. Una passeggiata che ha origine nel lontano V sec. d.C.

Gargano, era un ricco possidente sipontino, e mentre portava al pascolo i suoi armenti, spesso capitava che il suo toro più bello si allontanasse dalla mandria. Quel giorno, perdutolo di vista, si mise a cercarlo nei dintorni del luogo finché non lo trovó prostrato in una impervia grotta. Chiamatolo, provó ad entrare, ma per qualche arcana ragione, non vi riusciva e l’animale non ne voleva sapere di uscire. Allora colto da furia, scagliò una freccia in direzione del toro che, invece di essere trafitto, rimase illeso. Il dardo, infatti, cambiò direzione e colpì il padrone ad una gamba. Mentre se ne stava lì ferito, venne avvolto da una luce fatta di tutti i colori dell’iride e vide un Angelo guerriero munito di una scintillante spada:

– “La grotta è a me sacra ed io l’ho scelta. Sono l’Arcangelo Michele e non ci sarà più spargimento di sangue di animali” – gli disse. Poi quando la visione scomparve, di essa rimase solo il segno soprannaturale all’ingresso della grotta: l’orma di un piede, quello del Santo.

Siamo in Puglia, sul promontorio del Gargano e quel giorno era l’8 maggio, in quella che poi divenne la città di Monte Sant’Angelo.

Così inizia l’affascinante devozione all’Arcangelo Michele che più volte ha manifestato la Sua presenza in questo luogo e nei dintorni, tanto che il culto si diffuse presto in tutta la regione, sostituendo pian piano tutte le devozioni pagane, e oggi, la Puglia conta più di 20 santuari dedicati al Principe delle Milizie Celesti. Ma è da qui che parte la “Linea Michelita”, un percorso in retta che, secondo la leggenda fu lo stesso Santo a tracciare con il fendente della spada per 2000 km, congiungendo la santa città di Gerusalemme (a sud) con i più importanti santuari micaelici d’Europa, dalla pugliese Grotta dell’apparizione, passando per la Sacra di San Michele in Val di Susa (Torino) fino alla celeberrima abbazia di Le

Mont-Saint-Michel, in Normandia… una sorta di cicatrice che “mantiene protetta la Terra” dalle forze del male.

Appena si mette piede a Monte Sant’Angelo, al cospetto del Santuario, si viene subito rapiti, sulla destra del sagrato, dalla bellissima TORRE CAMPANARIA OTTAGONALE (27 mt. di altezza) costruita da Carlo I d’Angiò, su modello dell’andriese Castel del Monte, mentre LA FACCIATA maestosa e di gusto romanico, si erge su due giunoniche arcate ogivali.

Impossibile non riconoscere, ancor prima di varcare il portone, “i segni di presenza” dei vari pellegrini passati di qui nel corso del tempo: impronte di mani, di piedi, di croci e bastoni da viaggio, sono la testimonianza presente di una fede profonda, che affonda stabilmente, le sue radici nel passato.

Iniziare la discesa è un’emozione! Accompagnati dalle incalcolabili e onnipresenti tracce di mani e di incisioni, si percepisce già, subito nell’aria, quell’atmosfera profusa di speranza e devozione insieme.

Nessuno conosce bene i segreti di questo posto, per secoli rimasto occulto agli occhi degli uomini, tuttavia, raccoglie così tante lacrime e battiti di cuore, da diventare quasi magico. Pontefici, imperatori, regnanti……………………………….. e molti santi, giunsero qui a venerare la grotta dell’Arcangelo.

Si narra di San Francesco d’Assisi arrivato qui nel 1216. Ma la tradizione vuole che non sia entrato nella Grotta, fermandosi al limitare della soglia: non avrebbe osato accedere per troppo rispetto, limitandosi a tracciare una TAU per terra e a baciarla.

Ma ecco che giunge il momento di varcare la soglia della “Basilica-Grotta”.

L’ambiente è diviso in due parti: uno è LA BASILICA PALATINA del 1200 ca. costruita da Carlo I d’Angiò, l’altra è “LA CHIESA NELLA ROCCIA” che si addentra nella montagna, una grotta “sacra” scelta da San Michele in persona e da Lui stesso consacrata. Nessun prelato, infatti, ebbe mai a consacrare tale luogo, quando il vescovo Maiorano, dopo l’apparizione, vi entrò insieme ad altri sette della regione, trovò un altare coperto da un drappo rosso, con sopra una croce. Era un prodigio! E questo gli vale il titolo di BASILICA CELESTE, l’unica al mondo.

La grotta è un’ampia caverna dal soffitto irregolare, un utero materno perennemente gestante, in cui si rinnova il miracolo della vita e la speranza di una luce che arriverà, dopo il buio. Lì sotto, intorno a quell’altare con l’impronta mistica del Santo, la continua e perdurante presenza di pellegrini e cerimoniali, di preghiere, incensi, formule recitate, invocazioni, sembra aver permeato la roccia di una misteriosa aurea che trasporta il visitatore in una dimensione senza spazio né tempo, nettamente separata da quanto avviene in superficie.

Una magia scandita dal ticchettio incessante dell’acqua stillante nel “pozzillo”, luogo delle guarigioni, luogo di miracoli, dispensatore di grazie, per chi ha fede…………………. una fede speciale.

E qui termina, questo “incredibile” viaggio, dinanzi alla marmorea statua dell’Arcangelo Guerriero, di nobilissima bellezza, abbigliato come un soldato romano, con la spada dietro la testa e non puntata contro contro il demone, che tiene invece, incatenato ai suoi piedi. E’ pronto a fendere il colpo, ma esso è sospeso: Michele, giovane, bello e riccioluto, si considera già vittorioso, tanto più che gli basta tenere la catena con il mignolo, senza troppo sforzo…

Che sia per tutti noi, di favorevole auspicio, per uscire vincitori da questa terribile battaglia.