Nuovo corso?

Politica regionale, nazionale e internazionale

All’inizio del 2020, l’Italia procedeva nel suo sviluppo socio/economico sofferente. La produzione industriale era migliorata, lo sviluppo di nuove forme di distribuzione (ipermercati) e le nuove tecnologie a basso costo avevano favorito i consumi anche nei ceti medio/bassi. Solo la disoccupazione non dava segni di diminuzione.

Da febbraio 2020 è iniziato, ufficialmente, il nostro Calvario. Una Pandemia, per Covid-19, ha azzerato ogni prospettiva di ripresa. Varata la “Fase 1”, per il contenimento virale, il quadro economico s’è rapidamente deteriorato. la Penisola è stata “bloccata”. La “produttività” azzerata.  L’euforia di ripresa è spirata tragicamente; con tanti infettati e morti. Ma il peggio potrebbe ancora venire. Lunedì 4 maggio, riprenderanno certe attività produttive. Pur con specifiche cautele e differenti da regione a regione. Molte attività artigianali potrebbero non riaprire più. Senza investimenti e agevolazioni all’esportazione, in un mondo pandemico, di manufatti nazionali, la crisi socio/economica potrebbe essere tragica.

Nel frattempo, l’imprenditoria, senza opportuni sostegni sociali e favorevoli fondi di liquidità, che anche l’UE sembra voler limitare, potrebbe non far fronte alle necessità occupazionali e produttive a livello competitivo. La percentuale di disoccupazione aumenterà in modo potenziale. Soprattutto quella giovanile. In sostanza, il 2020 ci riserverà ancora degli eventi”negativi” inimmaginabili. Anche tenuto conto che la Pandemia resta ancora in posizione d’allerta e terapie specifiche non ce ne sono. Insomma, pur con tutte le limitazioni e cautele, riprendere certi cicli produttivi potrebbe essere un problema. Immaginare un nuovo corso all’italiana resta incerto.

  Giorgio Brignola