Dal MES al Recovery Found. Facciamo chiarezza

Economia & Finanza

Luca Antonio Esposito

MES, Recovery Found sono parole diventate ormai comuni, portate in luce dalla costante dialettica politica e dalla crisi del Coronavirus. La drammatica situazione attuale ha colpito profondamente le economie di tutti gli stati a livello mondiale e, di conseguenza, sta richiedendo l’utilizzo di strumentazioni adeguate per fronteggiare gli odierni scenari drammatici e garantire una futura ripresa. In particolare, MES e Recovery Found rappresentano soluzioni di politica economica a supporto delle economie degli stati a disposizione dell’Unione Europea nei confronti dei suoi membri. Capirne l’origine è fondamentale per avere un quadro delle ragioni che risiedono dietro di essi e per comprenderne i meccanismi.

La crisi del debito sovrano e la nascita di strumenti più incisivi

La progettazione di un meccanismo di aiuto agli stati risale agli anni 2010-2011, nel pieno periodo della crisi del debito sovrano che stava colpendo alcuni paesi dell’area euro. Gli strumenti di stabilizzazionefurono individuati in: MESF e FESF. In particolare, il primo “Meccanismo di europeo di stabilizzazione finanziaria” istituito con regolamento europeo è dell’11 maggio 2011. Inizialmente, lo strumento aveva carattere temporaneo ed era attivabile a richiesta degli stati membri aderenti o meno all’area euro. Il suo scopo era tutelare gli stati che potessero o rischiassero di subire gravi perturbazioni economiche o finanziarie causate da circostanze eccezionali che sfuggono al loro controllo. Le condizioni economiche di quegli anni e dei successivi hanno costretto a rivederne il carattere temporaneo. Decisione che è stata confermata in vari vertici, in particolare in quello dell’ottobre del 2010; il tutto si è tramutato in una decisione del Consiglio Europeo del marzo 2011 e la possibilità di istituire un meccanismo permanente. Il MES, Meccanismo di stabilità e crescita,ha, quindi, visto ufficialmente la luce il 27 settembre 2012 e, da quel giorno in poi, è stato meglio conosciuto come “Fondo salva-Stati” o “firewall”. Il meccanismo ha una capacità di 700 miliardi e ogni stato membro vi partecipa in base alla sua importanza e posizione all’interno dell’Unione. L’Italia vi contribuisce con 125 miliardi. Questo rappresenta il capitale sottoscritto e non versato. Un capitale che il fondo può richiamare in caso di necessità. Gli stati membri a oggi hanno versato pro quota 80 miliardi all’interno del fondo (l’Italia vi ha effettivamente versato 14 miliardi). Nelle sue normali operazioni il MES si avvale anche della raccolta di capitali sul mercato tramite l’emissione di bond e altri strumenti del mercato monetario.

Lo strumento è volto a fornire sostegno e stabilità alla zona euro attraverso un’assistenza in favore degli stati con seri problemi finanziari. L’aiuto principale consiste in prestiti di varia natura e nell’acquisto di titoli di stato e a questo si aggiunge la possibilità di emettere stability bond che sono titoli finalizzati a raccogliere sul mercato risorse destinate alla concessione di prestiti. L’accesso al fondo è sottoposto a una rigorosa procedura parametrata alla gravità degli squilibri dello stato interessato. A ciò si aggiunge un’attenta analisi da parte della BCE e del FMI.

Le recenti riforme e la proposta del Recovery Fund

Le vicende dell’ultimo anno hanno interessato la riforma dei requisiti di accesso che dovevano diventare più stringenti. Imponendo, in particolare agli stati meno virtuosi, stringenti condizioni e obblighi di riforme. La procedura di riforma, per concentrarsi sui problemi della pandemia, è stata rimandata.

La crisi del Coronavirus sta richiedendo impegni importanti e sostanziali da parte delle economie nazionali. Ragioni che hanno spinto l’Unione Europea a considerare tra le misure anche l’utilizzo del MES (nelle ultime riunioni si spinto verso un utilizzo del messo con condizioni molto vantaggiosi e vincoli meno stringenti, allontanando anche lo spettro della ristrutturazione del debito) che, insieme a Bei, Sure rappresentano la risposta alle necessità che l’attuale crisi sta richiedendo. Da ultimo è stato proposto dal governo francese l’utilizzo di un nuovo strumento i Recovery fund. Il progetto prevede l’istituzione di un fondo ad hoc garantito dal bilancio dell’Unione Europea 2021-2027. Una soluzione che dovrebbe venire incontro a due esigenze contrastanti: da un lato i paesi del sud che riceverebbero un finanziamento a un tasso molto basso (al vaglio anche la possibilità che gli stessi siano senza rimborso e concessi come sovvenzioni)e dall’altro i paesi del nord che non si vedrebbero posti a garanzia dei debiti degli stati meno virtuosi. Uno strumento che ha già trovato una sua prima approvazione nella riunione del Consiglio Europeo del 23 aprile 2020. La pressione adesso è verso la necessità di un’implementazione quanto più rapida possibile del progetto, infatti, il principale problema è il suo vincolo al bilancio 2021 condizione che non renderebbe immediatamente disponibile il fondo. La questione sarà sui tavoli del dibattito nei prossimi giorni.

Lo scenario futuro vedrà, quindi, l’implementazione di diversi strumenti. Quale sarà il più adeguato dipenderà dalle esigenze contingenti e dalla pronta disponibilità degli stessi. Sotto la lente di ingrandimento dei prossimi giorni sicuramente vedremo lo sviluppo dei Recovery bond e comprenderemo quale saranno le condizioni di rientro del prestito che eventualmente ne deriverà, sempre in considerazione del fatto che gli stessi sono legati al bilancio dell’Unione dei prossimi anni. Non da escludersi una ripresa di un MES senza condizioni che potrebbe avere ancora forte presa anche se lo spettro di un controllo da parte della Troika potrebbe ancora rappresentare un problema.