Giuseppe Conte, la pandemia e l’opposizione di certi settori cattolici

Politica regionale, nazionale e internazionale

di Raffaele Vairo 

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri, è al centro di numerose polemiche da parte di politici sia dell’opposizione sia della sua stessa maggioranza. La sua colpa? Aver dimostrato di possedere doti di statista e di equilibrio istituzionale. Non vi è decisione o presa di posizione che non divenga occasione di critiche aspre e, talvolta, volgari. Lo si dipinge spesso quale traditore della Patria, irrispettoso della Costituzione, uomo solo al comando, decisionista, incerto, incapace di assumere decisioni rispetto ai problemi che attanagliano il Bel Paese. E chi più ne ha più ne metta.

Il bello è che le critiche più aspre e, anzi, irriguardose, al limite del codice penale, provengono da personaggi che hanno molto da farsi perdonare. Giorgia Meloni e Matteo Salvini, arruolati da quel ramo della finanza internazionale che dichiara ufficialmente di agire contro l’Europa e contro il Papa Francesco, sono i più agguerriti nel formulare accuse di incapacità, dimostrate, a sentir loro, soprattutto nei confronti dell’Europa alla quale “Giuseppi” avrebbe svenduto l’Italia, e di violazione della Costituzione che neanche conoscono. Ma quello che è grave è che le loro accuse trovano ascolto anche da parte di importanti settori della maggioranza di Governo e da parte di alti prelati che risiedono in Vaticano.

Questi ultimi hanno gridato il loro dissenso nei confronti di Conte, reo, a loro dire, di impedire la celebrazione delle messe con grande dispiacere dei fedeli costretti, loro malgrado, a seguire i sacri riti cattolici a mezzo della televisione. Quindi, facendo eco a Matteo Salvini, chiedono la revoca delle restrizioni, mostrandosi, almeno in apparenza, insensibili alle conseguenze della pandemia e invocano il rispetto dei Patti Lateranensi che hanno assunto la forza conferita loro dall’art. 7 della Costituzione. C’è voluto l’intervento del Santo Padre perché la protesta cessasse e si cercasse una mediazione che salvasse il diritto dei fedeli alla partecipazione alle messe e li proteggesse dal virus che ha già provocato tanti morti.

Qualche voce discorde è arrivata anche da parte di alcuni prelati preoccupati del rischio che corrono i fedeli raggruppati nel chiuso delle chiese. Il vescovo di Pinerolo, Monsignor Derio Olivero, colpito dal morbo maledetto, quindi consapevole della gravità della malattia, ha suggerito prudenza e ha invitato tutti alla collaborazione perché solo insieme si può uscirne vittoriosi sottolineando: “Chi mostra i denti ribadisce i propri diritti e pare che vinca, ma collaborerà alla sconfitta”.

La ribellione dei prelati è solo parzialmente giustificata, in quanto Conte, è vero, avrebbe potuto concordare in precedenza un protocollo che fosse condiviso. Non l’ha fatto prima. Lo farà adesso. Bene! Va però fatta qualche considerazione. Se è vero quanto emerso dalla trasmissione REPORT, c’è, a livello internazionale, un movimento contro Papa Francesco accusato di essere eretico e, quindi, di esercitare abusivamente le funzioni proprie del Sommo Pontefice.

I principali oppositori del Papa, sempre secondo quella trasmissione televisiva, risiedono negli Stati Uniti e hanno scelto quali loro rappresentanti in Italia i due capi dell’opposizione politica, Salvini e Meloni. Un alto rappresentante di questo movimento, certo Bannon, viene spesso in Italia, dove,a quanto pare, eserciterebbe il ruolo della formazione politica dei cosiddetti sovranisti. Il fine dichiarato sarebbe quello della distruzione politica dell’Europa e l’esautoramento di Papa Francesco, definito uomo di sinistra perché si pone da sempre a difesa degli ultimi.

Ora, io mi dico. Non sarebbe meglio che gli uomini di chiesa, in primis gli alti prelati, formassero un cordone intorno al Papa e contro l’invadenza dei movimenti dell’alta finanza? Ma, la mia, è una pia illusione, perché i programmi di questi movimenti hanno trovato, forse, un’eco favorevole in certi settori del Vaticano.