Tornare a vivere dopo il lockdown, sopporteremo le nuove regole?  

Cronaca

Lo scorso febbraio venivano emanati i primi provvedimenti urgenti per gestire l’emergenza epidemiologica da COVID-19. Pochi italiani immaginavano che da lì a poco ci saremmo ritrovati tutti chiusi in casa e costretti ad uscire solo per ragioni urgenti, per di più spesso indossando mascherine e guanti.

In breve tempo molti italiani hanno cominciato a conoscere emozioni e paure mai viste prima, come dalla seconda guerra mondiale non se ne vedevano. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, infatti, sono state varate norme di una portata inimmaginabile che hanno coinvolto la quasi totalità della popolazione. Tutto questo ha certamente costituito uno degli elementi scatenanti di una paura collettiva e di un grave disagio psicologico anche in persone precedentemente sane. Certo, la paura è un’emozione primaria e fondamentale per la difesa dell’essere umano in quanto contribuisce ad attivare l’istinto di sopravvivenza. Il problema nasce quando questa paura non viene correttamente gestita e si trasforma in azioni individuali irrazionali o in psicosi collettive: acquisti d’impulso di generi alimentari (in gran parte immotivati), avversione nei confronti di presunti “untori”, ansia da contagio anche in situazioni di basso rischio, ipocondria ecc. 

A quasi due mesi dai primi provvedimenti governativi qualcuno forse si è abituato alla nuova vita ma, per lo più, si assiste ad un generale desiderio di ritorno alla normalità. Col passare dei giorni questo desiderio si fa sempre più forte fino a trasformarsi, in certi casi, in una “voglia di esplosione” non appena le norme lo consentiranno. In tanti pensano già alle vacanze estive, si spera magari di poter tornare ad affollare i centri commerciali (chissà poi perché) che rappresentano da decenni un’alternativa alle passeggiate nei centri storici o all’aria aperta. I genitori non vedono l’ora di poter portare i propri figli a scuola, i nonni di incontrare i propri nipoti, i ragazzi di tornare a frequentarsi nei locali. 

Tutto ciò sarà possibile a breve? Soprattutto: sarà possibile secondo le modalità che tutti conosciamo?

Nel breve periodo quasi certamente no, ormai da tempo medici e politici non fanno altro che ripetere che il ritorno alla vita sarà graduale e che, soprattutto, dovrà seguire delle precise precauzioni. Anche solo per andare al supermercato, molti sanno di dover perdere molto più tempo, già solo per fare la fila fuori dall’ingresso. La scuola ha visto la diffusione della cosiddetta “didattica a distanza” (con esiti non sempre eccelsi, specie nelle aree degradate del Paese). Le famiglie non hanno più potuto incontrarsi e festeggiare la recente Pasqua, né le altre festività di aprile/maggio. 

A seguito di tali inimmaginabili sofferenze, oggi alcuni si dicono ben disposti ad attenersi a nuove regole (utilizzo obbligatorio di guanti e mascherine, distanziamento interpersonale) pur di uscire da casa, tornare al lavoro, andare al mare. Se questo, in un primo momento, sarà probabilmente accettato psicologicamente pur di tornare a vivere, lo stesso spirito si manterrà nelle settimane e nei mesi a venire?

Difficile pensare che per trascorrere una giornata al mare saremo tutti lieti di dover prenotare prima lo stabilimento balneare, di dover entrare in acqua a distanza dagli altri bagnanti, di non poterci abbracciare con un familiare o un amico che magari incontreremo lì dopo tanto tempo. Difficile pensare che, alla lunga, andare a fare la spesa venga quasi considerato un “diversivo” pur di uscire da casa, quando questo ci farà magari perdere mezza giornata. Difficile pensare che i figli, non potendosi incontrare fisicamente con i compagni di scuola e con gli insegnanti, saranno esattamente lieti di continuare a studiare con il tablet o il telefono di papà o di mamma (ammessa e non concessa una connessione telefonica decente). 

Insomma, pare proprio che il vero ritorno alla vita (così come la conosciamo e la rimpiangiamo ormai in molti) ci sarà solo quando il famoso vaccino sarà prodotto e utilizzato da tutti (no-vax permettendo). Al momento, però, pare che la strada non sia breve come in tanti vorremmo anche se la ricerca scientifica, questo va detto, sta procedendo a grandi passi, anche per via del grande ritorno economico previsto.

Marco Castelli