“Possiamo  scegliere di non essere tradizionalisti?”

Diritti & Lavoro

 Se volessimo domandarci quale sia il fattore, l’elemento che nella vita di ogni uomo è il più determinante nel decretare ogni sua scelta, ad ognuno di noi verrebbero in mente decine di elementi in grado di influenzare la vita di ciascuno in modo più o meno profondo. Vi è tuttavia tra di essi uno che, a ben guardare ed in maniera senz’altro più subdola degli altri, condiziona le nostre scelte senza che ce ne rendiamo conto e che definisce più di ogni altro il nostro essere conservatori per istinto innato. Si da piccoli infatti, ci dirigiamo quasi esclusivamente verso ciò che di più e meglio conosciamo. Le ragioni di tale comportamento vanno individuate nella protezione che la conservazione ci assicura.

Una semplice analisi delle nostre scelte quotidiane, anche le più banali, ci rivelerà che costruiamo la nostra storia come una lunga, solida catena che definisce il suo ultimo anello partendo dal precedente, forse perché questo ci allontana dalle nostre paure, in particolar modo quella dell’ignoto. L’intelligenza umana è infatti cosa senz’altro straordinaria ma tutt’altro che assoluta e questo lo si coglie già nel ruolo di strumento, di mezzo, che svolge nell’interpretazione della realtà, all’interno della quale si muove sempre per opzioni offerte in gran parte dall’ambiente.

Con ciò non intendo negare la forza che altri fattori esercitano nella nostra esistenza, ma solo sottolineare la sproporzione tra la potenza della conservazione e dunque dell’abitudine e quella di ogni altro elemento che sostanzia i nostri giorni.

Solamente partendo da questo dato è possibile spiegarsi la gran parte delle scelte che l’uomo compie, molto delle quali, viste dall’esterno potrebbero apparirci addirittura autolesioniste: sola ragione per la quale l’uomo le compie è che per lui rappresentano la scelta di quanto gli è già noto.

Se è vero infatti che siamo ciò che facciamo è altrettanto vero che tendiamo a fare ciò che già abbiamo fatto e non soltanto per tutelarci dalla paura di un ignoto esterno, ma anche e soprattutto per proteggerci dall’ignoto che si nasconde in noi, del quale non siamo sempre in grado di identificare i confini e nei confronti del quale, il solo strumento di cui siamo dotati per non perderci è ripercorre la stessa strada che abbiamo già percorsa.

È ovvio che il sentiero che passa per la consuetudine possa non essere sempre il migliore dei sentieri possibili, ma alla mente umana non interessa trovare il migliore dei sentieri possibili, o almeno non sempre. L’uomo ha a che fare anche con parti istintive di sé, che talvolta sono prevalenti rispetto a quelle razionali ed il rapporto con queste parti non può essere in nessun modo eluso, stante l’unità che ci caratterizza in quanto individui.

Non potremmo spiegarci quasi nulla degli eventi che hanno caratterizzato la storia dell’uomo, se non partissimo da questa legge, una delle poche che da sempre tiene in pugno i destini degli individui nonché dei popoli. Cos’è infatti l’educazione se non inculcare un’abitudine facendola passare per la più giusta delle prassi da seguire? Cosa sono state le dinastie aristocratiche o le stirpi di cui così tanto ci parlano i poemi omerici, se non l’individuazione di una linea che provenga da un lontanissimo passato e la cui solidità futura sarà assicurata solo da quel passato? Mi si risponderà che l’individuazione di progeniture tanto lontane da ricondurre a dio, aveva sopratutto lo scopo di legittimare il potere di quelle aristocrazie e questo è senz’altro vero, ma ciò che mi preme qui sottolineare è che l’uomo individua sempre la forza nella stabilità e sicurezza offerte dal passato, o almeno questo è il modo più certo che conosce per sentirsi meno fragile e meno esposto agli eventi.

È dunque questa la ragione per la quale la religione, le leggi, l’educazione in seno alla famiglia svolgono un ruolo fondamentale per indirizzare l’agire degli uomini verso comportamenti, da un lato socialmente accettabili, dall’altro facilmente gestibili, nella consapevolezza del fatto che non sempre l’essere umano è in grado di svolgere autonomamente questo fondamentale ruolo.

Diventa dunque essenziale inserire nell’esistenza umana consuetudini che, nel sempre precario equilibrio della quotidianità ed alla luce di ciò che storia e civiltà si sforzano di insegnare, permettano di vivere al meglio il tempo che ci è concesso e fare in modo che quelle consuetudini, proprio in quanto tali, ci sostengano, rendondoci più stabili.

Cionondimeno sarebbe cosa apprezzabile che la scelta delle suddette consuetudini fosse lasciata per la quasi totalità all’individuo, affinché in esse possa esprimere la parte più profonda che lo caratterizza e che solo lui ha l’obbligo e la responsabilità di conoscere.

Rosamaria Fumarola.