Le differenze tra economia e finanza

Diritti & Lavoro

di Antonio Vox

Paul Krugman, Nobel per l’economia nel 2008, pronunciò una frase memorabile: “la finanza dovrebbe essere un incentivo al mondo economico, non un freno”.

Con questo, nell’indicare che le due discipline viaggiano differenti e separate, Krugman osservò come fra di esse ci debba essere stretta interrelazione; ma pose, significativamente, come debba essere prioritario il punto di vista economico rispetto a quello finanziario.  

L’obiettivo di questo articolo non è quello di fare una lezione accademica, ma quello, importantissimo, di conoscere il ruolo dell’una e dell’altra disciplina per valutare la bontà e gli effetti delle iniziative politiche, nazionali e internazionali.

L’etimo della parola “economia” deriva dalla sintesi del greco oikos, “casa”, o anche “beni di famiglia”, e νόμος (nomos), “norma” o “legge”.

Quindi, come utilizzare al meglio le risorse, che non sono chiaramente infinite, per soddisfare i bisogni, individuali e collettivi.

Ne dovrebbe derivare da un lato, un piano di migliore utilizzo delle risorse; dall’altro, un disegno efficace della rete di relazioni fra gli attori economici quali persone, istituzioni, organizzazioni, imprese, Partite Iva.

La rete di interdipendenze e interconnessioni tra operatori e soggetti economici si chiama “sistema economico”, e ha tutti i connotati d’essere “scienza sociale”.

È facile concludere, infatti, che il benessere di una Comunità dipende dalla bontà del sistema economico che deve necessariamente tener conto delle caratteristiche della Comunità cui si riferisce.

Per fare un esempio, poiché il 93% del tessuto produttivo del Paese Italia è formato da PMI e Partite Iva, un governo deve, obbligatoriamente, tener conto di questo panorama o è meglio, per tutti, che vada a casa.

L’etimo della parola “finanza” deriva dal francese “finer” (finire, portare a termine un pagamento) o dal latino “finis” (con stesso significato).

È lecita la congettura che la Finanza sia nata quando lo scambio merceologico “bene contro bene” fu sostituito dal “bene contro danaro”; dove danaro significa ogni titolo equipollente come azione, obbligazione, cambiale, assegno etc.

Fin quando da un lato della equazione rimane il sostantivo “bene”, possiamo stare tranquilli che si rimane agganciati alla “economia del mercato”.

Quando, invece, scompare questo sostantivo beneaugurante e viene sostituito da “denaro” la equazione divine “danaro contro danaro”.

Questo dà il via alla costruzione di un “sistema finanziario” auto referenziale, distaccato dalla realtà, autonomo e indipendente che, a partire dal danaro, produce non beni ma danari.

Si è costretti, dunque, a coniare “economia reale” (garantita dalla presenza del “bene”) per distinguerla dalla “economia finanziaria” (caratterizzata dalla sola presenza del danaro).

L’intersezione fra economia reale e economia finanziaria diventa molto critica e delicata, perché nell’incrocio si incontra “danaro vero” (prodotto dalla economia reale) con “danaro falso” che è nato non da produzione di beni ma da regole, convenzioni ed alchimie artificiali, quindi, dal nulla.

È facile dedurre che, se il “danaro falso” è prevalente rispetto al “danaro vero”, le storture sulla “economia del reddito”, o economia reale, potranno essere gravi, se non gravissime.

Ha senso, quindi, capire Paul Krugman quando pronunciò la frase memorabile: “la finanza dovrebbe essere un incentivo al mondo economico, non un freno”.

Possiamo, ora, avventurarci in definizioni di Economia e Finanza, che non siano appannaggio dei tecnici; ma che siano interpretabili anche dai mortali non esperti.

Abbiamo trovato queste.

Economia:  

“Impiego razionale di risorse (denaro, beni, qualsiasi altro mezzo) diretto ad ottenere il massimo vantaggio col minimo sacrificio”. 

Finanza:

“Mezzi convenzionali (patrimonio, reddito, credito) di cui si dispone per l’esercizio della propria attività e il perseguimento dei propri scopi”. 

Cosa possiamo dedurre?

  1. In Economia è sufficiente l’impiego (o utilizzo) per generare valore; Infatti,L’economia è la scienza che studia i processi di produzione, distribuzione e consumo dei beni e servizi volti a soddisfare i bisogni: bene genera danaro.

in Finanza è necessario uno sfruttamento (movimentazione contabile) per generare guadagno: danaro genera danaro.

  1. In Economia, il valore generato, con massimo vantaggio e minimo sacrificio, è a beneficio dell’intero sistema formato dagli attori economici, di cui ciascuno di noi fa parte;

In Finanza, il guadagno generato è “proprio”, del proprietario, mentre il sistema sta a guardare.

Risulta ora ben chiaro che, tra i due approcci, sia certamente più proficuo quello economico.

Economia e Finanza possono viaggiare ciascuno per contro proprio.

In Economia il processo di sviluppo è legato alla equazione “bene verso danaro” dove il danaro è equipollente al bene secondo le leggi di mercato;

in Finanza il processo è “danaro verso più danaro”, dove l’equipollenza non esiste, ma il tutto si sviluppa secondo le dinamiche degli indici finanziari convenzionali.  

Il danaro è, tuttavia, il punto di incrocio dell’Economia e della Finanza.

Ma allora, come può realizzarsi quanto suggerito da Paul Krugman?

Come è possibile che si realizzi la equazione della crescita sociale, quella che abbiamo descritto come “bene verso danaro”?

Ebbene, è necessario e sufficiente che il danaro finanziario, nell’entrare nella economia reale, si trasformi prima in “bene” per ricostituire la equazione (bene verso danaro): questo è “l’incentivo della Finanza alla Economia”, secondo Krugman.

Antonio Vox