Il “Conte” nel pallone. Sì alle partite, no alle Messe

Sport & Motori

di Nicola Zuccaro 

Un sorriso successivamente coperto da un viso rammaricato e che non ha nascosto il tradimento per la sua fede cattolica. E’ il doppio volto di Giuseppe Conte – emerso nella serata di domenica 26 aprile 2020 – e che in barba all’ortodossia giornalistica per la chiusura prima delle 20.20 delle pagine dei giornali, presentava al Paese quella che sin da subito è stata definita la Fase -2.

Ebbene sì, dopo aver annunciato che dal 18 maggio, praticando sport di gruppo, sarà possibile una ripartenza del Calcio ed in particolare della Serie A, comunicava il ripristino dei Funerali (chinando il capo e quasi a voler giustificare che non era colpa sua se quelli relativi ai morti del Coronavirus non siano stati celebrati) ma rinviava a data da destinarsi, la ripresa delle Sante Messe con il concorso del popolo. 

La reazione della Conferenza Episcopale italiana non sì è fatta attendere e con una nota dal titolo ” il Disaccordo dei Vescovi” diffusa nella stessa serata, i prelati italiani, pur “rassicurati” dallo stesso Premier per il varo di un protocollo per le Messe in Sicurezza, non hanno ugualmente mandato giù il boccone amaro, incassando nel contempo la solidarietà dei credenti sparsi lungo la Penisola.

Essi su Facebook, dando vita ad una protesta virtuale senza precedenti nella storia delle relazioni fra Stato e Chiesa e con pesanti critiche rivolte al Capo del Governo Italia, hanno confermato che Conte è nel pallone. Una metafora calcistica che ha fatto da sfondo allo Stato confusionale, suo personale e dell’esecutivo che rappresenta in qualità di attuale Presidente del Consiglio dei Ministri.                                                                                                                                                                              Nicola Zuccaro