“25 Aprile 1945”

Diritti & Lavoro

di Adriana Domeniconi 

“I giovani facciano propri i valori costituzionali. La festa del 25 Aprile ci stimola a riflettere come il nostro Paese seppe risorgere dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.

Un vero secondo risorgimento”. Così tutti gli anni, in genere, esordisce il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale “Conoscere la tragedia il cui ricordo è ancora vivo ci aiuta a comprendere le tante sofferenze che si consumano alle porte dell’Europa che coinvolgono popoli a noi vicini” tuona il Capo dello Stato. (Ormai le Sue parole le potrei anche anticipare in quanto fanno parte di un clichè, di un ragionamento e discorso che ripete abitualmente.) Da questa riflessione ogni volta scaturisce subito un atteggiamento profuso ad inneggiare alla liberazione del 25 Aprile del 1945, a commemorare i suoi paladini ed eroi partigiani e al conseguente monito di non ripercorrere la riscrittura della storia. E immediatamente gli slogan di propaganda faziosa sulla carta stampata riempiono le prime pagine.

Ma desidererei ricordare al nostro Presidente della Repubblica e a tutti coloro che sono infervorati nel celebrare queste pagine della nostra storia che non si può rammentare solo quello che fa comodo e operare tabula rasa di una triste e raccapricciante realtà che, certo non rende onore ai “partigiani”, ma che, purtroppo, è accaduta e non si può cancellare con un colpo di spugna! Sto parlando degli  abusi e mattanze di Donne e bambine avvenute dopo il 25 Aprile proprio per mano dei cosiddetti salvatori della Patria Capisco, che si voglia stendere un velo pietoso e sperare che l’oblio possa seppellire questi misfatti documentati in vari saggi storici (Il sangue dei vinti di Pansa e Le Marocchinate Cronaca di uno stupro di massa di Emiliano Ciotti. ), ma per onestà intellettuale desidero menzionare e portare a conoscenza alle nuove generazioni questa pessima pagina della nostra storia .

Nel periodo odierno siamo impegnati a combattere la grave piaga sociale del femminicidio e, ancor più triste le violenze e gli abusi fisici e psicologici  sui bambini e ogni violenza di genere perpetrata da un certo dottor Jekyll che si trasforma in mister Hyde, ma non ci sfiora l’idea che questo fenomeno è un retaggio culturale che nei secoli legittimò gli abusi maschilisti con una inaudita recrudescenza di bestiale e ferale  violenza sociale che ha mietuto e miete vittime e che è un fenomeno antico quanto la libertà d’Italia.

Tutti oggi ci  irritiamo e siamo esacerbati giustamente per episodi che balzano sulle prime pagine dove viene  segnalato ed enunciato in ritardo, a ritroso   il vortice di tensioni e violenze psicofisiche reciproche che ha portato ad un aggressione o peggio ad un omicidio  , ma pochi s’indignano per le stragi di Donne civili compiute dopo il 25 aprile 1945 dai partigiani liberatori e rimaste quasi tutte senza giustizia ed occultate nell’oblio storico: una delle rarissime lapidi in memoria di una vittima, quella per la 13enne Giuseppina Ghersi di Savona, è stata vandalizzata da un barbarico,  odio mai sopito ,che nessuno persegue né punisce come meriterebbe.

Ma di casi simili al suo ne possiamo annoverare   decine, centinaia… Secondo lo storico e giornalista Gian Paolo Pansa furono 2.365 le vittime. Si tratta di uno dei femminicidi più vergognosi d’Italia: un ricordo che, certamente, crea un po’ d’imbarazzo anche tra le stesse Donne, nella maggior parte dei casi appartenenti all’ideologia comunista e quindi magari figlie, sorelle, nipoti e parenti di coloro che quei crimini, li perpetrarono con efferatezza, aggiungendo alla sanguinaria violenza omicida anche la sevizia e l’onta eterna dello stupro.

E parafrasando i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria si evince che come ai tempi di Nerone le vergini cristiane venivano deflorate dai gladiatori prima di essere uccise, come nella ignominiosa guerra di Bosnia le Donne furono selvaggiamente violentate per giorni prima di essere sgozzate (o costrette a partorire il figlio dello stupro), così anche nell’Italia liberata avvennero simili scempi e atrocità. Però dobbiamo, per onore di giustizia e per onestà intellettuale, rilevare con alcune sostanziali differenze: ai tempi di Roma vigeva ed era in essere  una tirannide, in Bosnia c’era una cruenta e tragica  guerra etnica, nel nostro Paese, invece, si era, in quel periodo, in tempo di pace: il dittatore, il Duce,  Benito Mussolini era infatti stato giustiziato il 28 aprile 1945, le forze militari fasciste si erano arrese, quelle tedesche si erano ritirate. L’Italia era stata liberata dall’occupazione il 25 aprile 1945.

Ma proprio il mese di maggio fu uno sei più sanguinari e ferali tanto che il 7 maggio, ricorre l’anniversario della morte di ben quattro Donne trucidate dagli orrori rossi in tempo di pace. La memoria ci riporta alla provincia di Cuneo, seguendo l’inclinazione dei racconti di Pansa, famoso giornalista, che, quando era bimbo amava  andare ad assistere ai processi dove si giudicavano i “fascisti” per poi vederli “puniti”; uno storico di una levatura culturale eccelsa e di spessore  che, solo dopo aver scritto tanto sulla Resistenza e sui partigiani, ha narrato il suo viaggio nella Seconda Guerra mondiale attraverso il libro di alto valore storiografico “Il sangue dei Vinti”  .

Sono molteplici gli episodi descritti con dovizia di particolari e con dettagli testimoniati e documentati   da un ricercatore che, ha operato una esegesi critica col cuore partigiano. Il lettore attento si imbatte in   uomini civili, rapiti in casa, all’improvviso, da squadriglie di giustizieri improvvisati, a volte seviziati, poi uccisi; e in  altrettante Donne a cui capitò la stessa sorte che avevano  la sola colpa, mai dimostrata e quindi falsa, di presunti e mai provati collaborazionismi: bastava l’odore del sospetto a sancire  e a decretare la morte che giungeva persino benedetta quando era immediata perché gli veniva risparmiata l’agonia delle sevizie. Purtroppo l’uomo si macchia anche di questi crimini e non desidero sentire nessuna giustificazione per questi atroci misfatti; anzi si deve rendere giustizia alle vittime di questo immane femminicidio nascosto dalla storia ricordando il loro martirio e schernendo e denigrando i cosiddetti guerriglieri che in nome di Gesù e alcuni definendosi Satana compivano queste atrocità. Questi scellerati non ebbero nessuna pietà nemmeno davanti ad una Donna in gravidanza.

Accadde il 27 aprile a Cigliano quando i partigiani fecero capitolare un gruppo di fascisti che, dopo aver tentato una breve resistenza, si arrese. Tra loro c’erano due giovani donne che si erano recate a trovare i mariti ufficiali. Una delle due, Carla Paolucci, era incinta di cinque mesi e lo disse ai suoi giustizieri improvvisati. Ma questo non bastò a salvarla. «Si poteva essere giustiziati anche per colpe da poco o inesistenti – evidenzia Pansa –

Ed ancora, tanto per citare altri episodi: 90 ausiliarie della Saf trovarono la morte, in molti casi preceduta da inaudita violenza, dopo il 25 aprile, in tempo di pace, ad opera di quei partigiani che liberarono l’Italia, proprio, dalle violenze e dai soprusi del fascismo e dell’occupazione nazista. Ed è per questo che si deve evidenziare e far riemergere dalle ceneri queste vicende colme di orrore per far comprendere che esiste sempre il risvolto della medaglia e che oltre il nero e il bianco nella scala dei colori si trova e spicca anche una sfumatura di grigio!

di  Adriana Domeniconi