Calo del Pil mai visto, una crisi senza precedenti

Economia & Finanza

Un calo del pil mai visto nella storia della Repubblica, con il primo semestre che perde il 15% e nella speranza di un regresso dell’epidemia che faccia ripartire l’attivita’ nel trimestre estivo. La stima arriva dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che parla per l’Italia di uno shock senza precedenti, comparabile a livello globale soltanto alla Grande depressione del 1929. A livello occupazionale si stima inoltre un’esplosione della Cig, con un numero complessivo di ore autorizzate anche tre volte i valori massimi mai osservati su base mensile dalla crisi finanziaria del 2009.

“Al momento non sono disponibili informazioni sul mercato del lavoro relative al periodo dell’emergenza sanitaria, che potrebbe anche ostacolare la produzione delle statistiche ufficiali. Secondo stime dell’Istat, i provvedimenti di sospensione o riduzione dell’attività produttiva riguarderebbero il 51,3 per cento delle imprese e il 42,9 per cento degli addetti. Informazioni diffuse dall’Inps, indicano che le richieste per la Cig con causale Covid-19 pervenute fino al 10 aprile riguardano circa 2,9 milioni di lavoratori mentre le istanze relative all’assegno ordinario coinvolgono circa 1,7 milioni di beneficiari. Si stima, per la sola parte relativa alle richieste Cig, che il numero complessivo di ore autorizzate possa essere ampiamente superiore, anche triplo, rispetto ai valori massimi storicamente osservati su base mensile dalla crisi finanziaria del 2009”. È quanto si legge nella nota congiunturale di aprile dell’Ufficio parlamentare di bilancio. “Gli esercizi di previsione macroeconomica – continua l’Upb – risultano ad oggi estremamente complessi, in quanto vi è un’estrema incertezza sulla possibile data di fine pandemia” ma “tenendo conto di queste informazioni, si prefigura per la prima metà dell’anno un calo dell’attività economica di intensità eccezionale, mai registrato nella storia della Repubblica. Nel trimestre scorso il pil si sarebbe complessivamente ridotto di circa cinque punti percentuali, quasi interamente ascrivibili al crollo dell’attività in marzo. Il trimestre corrente sconta maggiormente gli effetti del blocco, in quanto inizia su livelli molto bassi e risente di un pesante trascinamento statistico; nell’ipotesi che le restrizioni vengano allentate in misura molto graduale a partire da maggio si prefigura una contrazione congiunturale del pil del secondo trimestre dell’ordine di ulteriori dieci punti percentuali”.

 “Il tasso di disoccupazione, che nel quarto trimestre si era attestato al 9,7 per cento è rimasto sostanzialmente invariato all’avvio dell’anno in corso – si legge ancora nella nota – Nel periodo contrassegnato dall’emergenza sanitaria, il calo della partecipazione al mercato del lavoro sarebbe accentuato dai provvedimenti di distanziamento sociale introdotti per contenere la crisi da Covid-19, poiché riducendo la mobilità rendono più costosa la ricerca attiva del lavoro, determinando un aumento dello scoraggiamento. La crescita dell’inattività potrebbe moderare l’aumento del tasso di disoccupazione, che tuttavia secondo le attese dei consumatori rilevate in marzo segnerebbe un deciso incremento”.