Un prodotto Bio per sconfiggere la cimice asiatica: il flagello dei nostri frutti

Ambiente & Turismo

di Stefano de Carolis

Negli ultimi tempi la nostra l’agricoltura è sempre più minacciata dalla presenza dei cosidetti parassiti “alieni”, vedi la Xylella fastidiosa che sta devastando i secolari ulivi di Puglia, il Punteruolo rosso che ha distrutto migliaia di palme cornice dei nostri litorali, Aleurocanthus Spiniferus e il Citrus Tristeza che colpisce gli agrumi, la Drosophila Suzuki che fa marcire i succosi frutti di coloro rosso, e la Cimice Asiatica, un autentico flagello per frutti e ortaggi.

Insetti alieni non perchè provenienti da chissà quale galassia, ma così denominati perché sino a qualche anno addietro, risultavano estranei ai nostri ecosistemi autoctoni, giunti nel territorio nazionale grazie all’intensificarsi dei sempre più crescenti commerci globali, spesso e volentieri mal gestiti e poco controllati.

La cimice asiatica o esotica (Halymorpha Halyis), è un insetto originario dell’Asia orientale (Cina, Corea, Giappone e Taiwan),  della famiglia delle Pentatomidae, dell’ordine dei Rincoti.

Questa fastidiosissima cimice, non è pericolosa alla salute dell’uomo, ma negli ultimi anni è diventata un autentico flagello per la nostra agricoltura. I cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo, hanno favorito la diffusione di questo parassita esotico, ed ora rappresenta una vera e propria emergenza per il sistema produttivo agricolo italiano. Nel XVIII sec., lo svedese Carl Nilson Linneus, (1707-1770), medico, botanico e naturalista, denominò la cimice con il nome di Hemiptera, e studiando le sue caratteristiche scrisse: “…ha la bocca armata di rostro e di stiletti da forare e succhiare.”

I primi esemplari di cimice asiatica, giunsero negli U.S.A. nel 1998 provenienti dall’Asia, probabilmente tramite gli imballaggi o all’interno dei bagagli del traffico internazionale di merci e persone. Nello stesso modo negl’anni avvenire, la cimice si è introdotta in Italia. Nel 2012 il primo esemplare è stato rinvenuto nella provincia di Modena, per poi infestare l’intero territorio agricolo delle regioni del nord Italia. Le cause della propagazione dell’insetto, sono da ricercare nelle loro abitudini riproduttive e alimentari. Infatti la cimice si nutre di frutta e ortaggi. L’insetto si riproduce due volte l’anno, ogni femmina può deporre circa 30 uova, e nel suo arco vitale può deporre circa 500 uova. In autunno le cimici cercano riparo nelle civili abitazioni e negli anfratti. Se distrattamente vengono schiacciate producono un cattivo odore.

In primavera fuoriescono dai ricoveri invernali e si portano sulla vegetazione dove si nutrono e si accoppiano. Nel periodo che va da giugno ad agosto le femmine depongono le uova sulla parte inferiore delle foglie. Con il suo apparato boccale, caratterizzato da un rostro “rhynchos”, punge il frutto e ne secerne una saliva che attiva reazioni biochimiche. E’ infatti in grado di innescare un processo di necrosi dei frutti colpiti, che si anneriscono, si deformano e corrompono i tessuti vegetali: nettarine, kiwi, mele, uva, pesche, uva, pere, albicocche, nocciole, olive, soia, mais, ortaggi e ciliegie.

Per la lotta antiparassitaria contro la cimice asiatica, da qualche anno, oltre all’utilizzo della chimica, in via sperimentale, è stata introdotta, una lotta biologica utilizzando un insetto antagonista, la vespa samurai, trissolcus japonicus, un imenottero parassitoide della famiglia delle scelionidae. L’insetto antagonista, è in grado di trovare le uova della cimice per cibarsene.  Per questo sistema di lotta biologica ci vorrà tempo prima di avere dei risultati significativi, tuttavia la cimice è prolifica, è in grado di nutrirsi con tutto, ed è molto attiva, pronta ad invadere sempre nuovi territori da poter saccheggiare e distruggere. Nel 2019, il danno economico arrecato all’agricoltura, ha sfiorato i 700 milioni di euro, rendendo incommerciabili frutta e ortaggi.

Il CREA (consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) su impulso del Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, ha condotto una valutazione di rischio a riguardo dell’impatto ambientale che comporta l’uso di antagonisti naturali, e si è reso necessario stabilire il livello di rischio dell’azione della vespa samurai sull’intero ecosistema.

Con il decreto n.102 del 5 luglio 2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è stato legalizzato l’immissione sul territorio italiano di specie e popolazioni non autoctone capaci di contrastare la diffusione di insetti come la cimice asiatica.

Per quanto riguarda la lotta antiparassitaria utilizzando esclusivamente prodotti biologici e naturali, la speranza arriva da un lungimirante imprenditore agricolo di Leno (BS), il Sig. Giovanni Ambrogio, vivaista e appassionato ricercatore, il quale per sconfiggere la cimice asiatica, ha sperimentato e messo a punto un efficace rimedio biologico.

Sig. Ambrogio, lei è stato Oscar della Botanica 1978. Quando e come è nata la sua passione per le piante?

La natura e il verde mi hanno sempre appassionato, fin da giovanissimo, ed hanno sempre stimolato la mia curiosità, nonché la voglia di intraprendere nuovi studi. Sono sempre stato un “cacciatore d’alberi” e mi ritengo un pioniere della ricerca e dell’ibridazione: sono stato infatti il primo ad ambientare in Italia il Kiwi, negli anni ‘70, a svelare le straordinarie proprietà dolcificanti della Stevia Paraguayana, a scoprire la Catambra e a dedurre le virtù del Ginpent.

In cosa consiste, e quale azione ha, il prodotto bio da lei sperimentato per combattere il parassita?

Si tratta di una miscela di estratti da una decina di piante che io solo, unico in Italia, coltivo nei miei vivai, dove da due anni la applico con successo, e che ho fatto testare più volte in un Centro di saggio autorizzato a Bologna con ottimi risultati. In pratica, la pianta attaccata “repelle” e allontana naturalmente l’insetto, sbarazzandosene. La formula, comprenderà, per ora è top secret, anche perché siamo in attesa di autorizzazione per commercializzare il prodotto sul mercato, Posso aggiungere solo che il nostro prodotto agisce con diversi meccanismi; da un lato funge come protettivo e repellente, dall’altro ha un effetto translaminare diretto sulle piante, riuscendo a penetrare all’interno dei tessuti e diffondendosi attraverso la linfa.

Lei è piuttosto scettico nei confronti della sperimentazione che sta per essere avviata in alcune regioni, Veneto ed Emilia-Romagna, con l’introduzione della vespa samurai. Come mai?

Questa sperimentazione con l’antagonista è un salto nel buio, dove la soluzione rischia di essere peggiore del problema. La vespa una volta ambientata potrebbe diventare infestante, attaccare anche specie autoctone ed essere impossibile da eliminare, come è accaduto con la cozza zebrata. Noi proponiamo invece un rimedio naturale all’invasione della cimice asiatica. I benefici del nostro estratto di origine vegetale sono comprovati dalla scienza.

Negli ultimi mesi, abbiamo fatto testare diverse volte e validare l’efficacia della nostra soluzione, che è al 100% biologica. L’abbiamo provata, come ho detto, anche sui nostri frutteti e vivai e i risultati sono stati eccellenti. Il vero problema è la burocrazia, che fa allungare incredibilmente i tempi, mentre abbiamo già numerose richieste da parte di agricoltori e coltivatori, cui vorremmo se possibile riuscire a dare un aiuto concreto.

Secondo le ultime rilevazioni fatte nella regione Puglia, risulterebbe già la presenza della cimice asiatica.

Per contrastare la proliferazione dell’insetto, che sta minacciando seriamente le colture di Puglia, è necessario che le Università e i centri di ricerca, proseguino con una serrata ricerca scientifica per mettere a punto un sistema di contrasto al problema, oltre ad un intelligente piano strategico da parte della Regione Puglia.

Stefano de Carolis

redazione@corrierepl.it