Una buona Pasqua traversale

Politica regionale, nazionale e internazionale

 di Renzo Balmelli 

RINASCITA. Nessuno, credente o no, può restare insensibile di fronte alla Pasqua come si presenta quest’anno con le restrizioni imposte dal virus. Abituarsi alle immagini di San Pietro e della sua piazza desolatamente vuota richiede uno sforzo non da poco che va al di là del contesto religioso e coreografico. Che cosa rappresenti anche agli occhi del profano l’importante liturgia pasquale, ce ne da testimonianza eloquente il Vangelo secondo Matteo, uno dei film più intensi di Pasolini che restituisce il clima di un’epoca nella sua cornice spirituale, intellettuale ed estetica. Per sua natura la Pasqua è una festa trasversale dal profondo significato e dalla complessa simbologia che interroga le coscienze e non lascia indifferenti. I riti che l’accompagnano trovano la loro spontanea espressione anche nelle figure concrete per tutte le fedi e tradizioni laiche e culturali: le uova, la colomba, l’agnello. Essa diventa quindi un elemento della vita sociale in quanto coincide con l’inizio della primavera e quindi della rinascita, ossia di quel sentimento di cui ora, più che mai, si avverte la struggente necessità.

 

OMBRA. Datemi una citazione e distruggerò un uomo. Trasferito e attualizzato ai tempi nostri, l’aforismo attribuito a Leo Longanesi, personaggio controverso, autore di battute folgoranti, cambia, ma solo di poco il significato, sostituendo “ci­tazione” con “titolo”. Sui media cartacei ed elettronici non propriamente ami­ci del governo, se ne leggono di ogni colore. Di tutto, di più, pur di scavare la fossa a chi deve guidare il Paese in circostanze tanto drammatiche. Ora è in auge il verbo “strozzare” che campeggia a caratteri cubitali riferito all’UE, alla Ger­mania e alla Francia. Un verbo che evoca scene da selvaggio Far West. Macron ed i tedeschi – si legge – stanno strozzando l’Italia ovviamente con la complicità del premier che “promette 750 miliardi e ci da le briciole”. E così di seguito, usando tutte le risorse dell’informazione manipolata e falsa per aumentare la confusione tra l’opinione pubblica. Con uno scopo talmente evidente che non necessita di ulteriori spiegazioni. Tranne una: qualche titolo non basta per uscire dal cono d’ombra e nemmeno per fermare i consensi a favore di Conte. 

CONTINUITÀ. A volte si verificano situazioni in cui non si commette un peccato troppo grave nello scomodare i corsi e ricorsi storici di cui spesso si abusa. Ce ne offre il destro il discorso alla nazione di Elisabetta II, regina d’Inghilterra, che seppure in circostanze diverse, molto diverse, ha ricordato quello pronunciato dal padre, Giorgio VI, nel 1937 alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Anche coloro che non amano i rituali di Buckingham Palace hanno dovuto riconoscere che la sovrana è stata all’altezza del ruolo nell’infondere coraggio ai “sudditi” provati dalla diffusione del virus che ha colpito duramente il premier Johnson. Non meno efficace fu anni fa l’intervento in diretta alla BBC del nuovo re, da poco succeduto a Edoardo VIII, afflitto da una fastidiosa balbuzie. Per Giorgio VI fu un impegno logorante, ma di grande successo che fece giganteggiare ancor più la sua figura, tanto quanto è accaduto alla figlia, ora più che novantenne, nel segno di una continuità ideale che agli inglesi piace a dispetto delle disavventure e dei pettegolezzi che costellano le cronache della casa reale. 

NODO. Se l’Europa non salva l’Italia, non salverà neppure se stessa. Seppur non priva di una certa enfasi retorica, l’impegnativa enunciazione non manca tuttavia di un fondo di verità che va diritto al cuore del problema. Essa tocca infatti quei principi che parevano inossidabili, i principi della solidarietà quale collante della costruzione europea, che il dilagare del coronavirus sta mettendo invece a durissima prova. Ne sono una dimostrazione eloquente le concitate trattative di queste ore sulla risposta finanziaria della UE all’emergenza che colpisce e può travolgere tutti. Trattative che hanno evidenziato, in seno all’Eurogruppo, le difficoltà di mettere in campo scelte coraggiose e condivise nel quadro di una strategia che vede l’Italia sola nel contrastare le resistenze di Germania, Olanda, Austria e Finlandia. Non è la prima volta che l’Unione su posizioni contrastanti, è posta di fronte a scelte drammatiche, uscendone però rafforzata.  Rispetto al passato, tuttavia, lo stato attuale delle cose in merito alla creazione di un fondo speciale anticrisi è un nodo talmente difficile da sciogliere al punto da gettare non poche ombre sul futuro della coesione comunitaria. Quella coesione che a momenti sembra vacillare. E non solo a causa delle   misure economiche e finanziarie, bensì per la tenuta di tutte le idee e dei valori tramandati dai padri fondatori e che rappresentano l’essenza stessa, etica e morale, di un grande progetto volto ad eliminare gli attriti fra i popoli. Decretare oggi la fine dell’Unione sarebbe un gesto suicida che date le circostanze aprirebbe la strada a scelte irresponsabili dalle tragiche conseguenze. Un simile scenario da horror film impone ai leader, prima di ogni altra cosa, la necessità di superare le divergenze e ricostituire l’armonia per dare all’UE quell’ anima politica indispensabile per guardare avanti. Cioè la sua vera anima, l’unica, che finora, a volte soffocata dagli interessi di parte, purtroppo è apparsa spesso latitante e sulla quale incombe la minaccia delle grinfie sovraniste. 

BLUFF. La destra perde il pelo, ma non il vizio. Nemmeno l’approssimarsi della Pasqua, che quest’anno a maggior ragione si celebra nella più raccolta intimità, è riuscito a modificare la strategia del “capitano” leghista. Lungi da trasformarsi per l’occasione da lupo in agnello, Matteo Salvini ha suscitato scandalo con la sua proposta di riaprire le chiese per celebrarvi le funzioni pasquali. Che il leader del Carroccio ci abbia ormai abituato a mescolare con troppo superficialità il sacro e il profano, è risaputo fina dai tempi in cui esibiva il crocefisso con la massima disinvoltura. Questa volta è andato oltre guadagnandosi il biasimo del clero e di molti suoi sostenitori che hanno capito a quale giuoco pericoloso e privo di senso stava giocando, incurante della salute dei cittadini. L’ex ministro ha provato a fare colpo, ma palesemente fuori misura ha scelto l’argomento e il momento sbagliati. Tanto da non avere ancora capito che il “vangelo” di Papetee è solo un grande bluff.