400 miliardi? Il cappio e’ servito!

Cronaca

L’80% delle imprese italiane sono nelle mani degli istituti di credito. Hanno esposizioni di centinaia di migliaia di euro per fidi, finanziamenti e mutui. Talvolta, già in epoca di apparente “serenità” e senza Covid19, faticavano ad arrivare a fine mese. Non ci resta difficile immaginare quale catastrofica situazione stiano vivendo ora, in piena emergenza globale. Il lockdown ha inevitabilmente messo in ginocchio l’intero apparato produttivo del Paese, dai grandi distributori fino alle micro aziende al dettaglio. Commercio, turismo, artigianato, agricoltura, sport. Tutto è cambiato e l’orgoglio nostrano, ovvero le classiche e tipiche “bottegucce” di quartiere, così come i ristorantini bijou della torta fatta in casa (e magari dalla nonna), molto probabilmente non apriranno mai più. E’ la morte di un’era. L’anticamera di un collasso annunciato.

E lo Stato, per far fronte ad un paziente in fin di vita, da buon padre premuroso, cosa fa? Lancia entusiasta un appello che rasenta il paradosso. L’irrealizzabile. Più debiti per tutti!!! Che se fosse stato “più pilu” già suonava meglio. 

Proviamo a fare un esempio. Io imprenditore sono già esposto per 50 mila euro con la banca X. Alla luce di quanto orgogliosamente sentenziato nei giorni scorsi dal Premier (e sancito dal D.L. 8 Aprile n.23) vado, di buon mattino e di buon carriera, dal mio direttore a chiederne altri 50, fiducioso di sbarcare il lunario. Tanto, come dicono, la garanzia statale è annessa. Bene. A parte il fatto che c’è da capire prima quanta discrezionalità c’è nel darmeli o no dalla stessa banca e poi, in secondo luogo, quando essi arriveranno realmente su mio conto. Vedasi i tanti agognati 600 euro e il curioso blocco da terzo mondo del sito Inps. Un precedente da incubo. 

Ma se – per ipotesi – tutto va come deve andare, io mi ritroverei a settembre con 100 mila euro di debito sul groppone, anziché i “soli” 50 precedentemente concessimi. E allora le domande sorgono. Alla riapertura o alla ripartenza del sistema, magari dopo un periodo di benevolo preammortamento, quante rate dovrei pagare? Tasso o non tasso, garanzie o non garanzie, debbo comunque restituirli. Alla già pesante pressione fiscale che si attesta quasi al 60% (record planetario), alle rate del leasing per l’auto, per la casa, per il folletto, per il cellulare del figlio, per la lavatrice, per il televisore e per il finanziamento universitario dovrò anche accollarmi questo ulteriore e devastante fardello che non farà altro che affossare ancor di più il mio già fragilissimo bilancio personale. I conti della serva non tornano.

Si, ma “che me frega”, chiudo battenti, non lo pago più, tanto garantisce lo Stato. E’ no cari miei. I soldi per le banche potranno pure essere tutelati (quelli si) dal Fondo Centrale di Garanzia o da Sace (Cassa Depositi e Prestiti), ma nel frattempo che la “cosa” pubblica faccia il suo dovere con lo strozzino legalizzato, restituendo alla banca “a prima richiesta” il finanziamento non onorato, le azioni giudiziarie saranno comunque avviate. Perché si sa, la postilla invisibile è sempre la postilla invisibile. E’ quella che poi fa sì che a prendersela nel didietro è sempre e comunque il comune cittadino. 

In poche parole stiamo parlando di un privato ricco (la banca) che presta del denaro ad un privato povero (l’impresa), quest’ultimo però, forte di un garante alle spalle. Ma alla fine a guadagnarci e a perderci chi è? La banca no di certo. Quella mai!!! S’ingrassa ancor di più. Lo Stato neanche a parlarne. E il privato? Paga! 

Ma questo è niente. Non dimentichiamoci che l’intera operazione, come si evince dalla voce “misure urgenti in materia di accesso al credito …”, è subordinato all’approvazione della Commissione Europea. E da come si sono messe le cose tra Mes e Coronabond hai voglia a pedalare. Ma non solo. Sempre in Gazzetta Ufficiale per chi chiede oltre 25 mila euro (fino a tale importo, garantito dal Fondo Centrale di Garanzia PMI, ci sono regole simili, ma leggermente meno vessatorie) si parla di prestito pari al 25% del fatturato relativo all’anno 2019 come risultante dal bilancio approvato, ovvero dalla dichiarazione fiscale. Prima di Luglio/Settembre o addirittura Ottobre, specie di questi tempi, non c’è nessuna azienda che approverà il bilancio e nessun commercialista che vi fornirà la dichiarazione. Non a caso, difatti, sta serpeggiando nell’aeree il malcontento tra chi dovrebbe beneficiarne e che – invece di buttarcisi a capofitto – evita persino di farne richiesta. Un fallimento istituzionale! 

Impossibile biasimarli. I 400 miliardi non sono una iniezione di liquidità come qualcuno vorrebbe farci credere (lo Stato, tanto per essere più realisti del Re, non tira fuori una lira, pardon…un euro !!!), ma una farsa, uno specchietto per le allodole, una misera propaganda, che provocherà un indebitamento per famiglie, imprese e poveri cristi già martoriati da una drammatica sciagura di proporzioni bibliche. 200 miliardi si potevano anche destinare a fondo perduto. Macché!!! L’Italia senza l’Ok di Germania, Olanda e di Ursula “Andress” non può disporre neanche di un centesimo. Quest’ultima, oltretutto, messa lì dai nostri voltagabbana, non dimenticatelo. Bel ringraziamento.

Ci voleva il Covid19 per far affiorare tutto il peggio della nostra ex compagna di vita, l’Europa appunto. “Quanto ti amo tesoro mio”, disse la moglie al marito. Poi, qualche giorno dopo, il pover’uomo si ammala e la moglie si infila sotto le lenzuola di un altro, oppure semplicemente scappa. Pessimo epilogo per una coppia che, all’apparenza, sembrava invincibile. Eppure è quanto accaduto (e nel momento meno auspicato) tra i Paesi del basso mediterraneo e gli intransigenti vichinghi dell’area nordica. A guidare la crociata al motto “ognuno pensi per sé” la solita Cancellierona, stavolta seguita dalla “ballerina” dell’Unione, la piccola terra dei Tulipani, un paradiso fiscale mix di sballati e baldracche in bella vista che fa da traino ad una manciata di altri stati membri ad alto budget reddituale, servi del potere finanziario centrosettentrionale.

Ma codesta fuori confine è tutt’altra storia, un macigno di gran lunga più complesso. Meglio soprassedere ed aprirci un doloroso capitolo a parte in un secondo tragico momento. Sta di fatto che, tornando in casa propria, i governanti l’hanno ragionata bene. Escamotage perfetto sia per farsi pagare le tasse a stretto giro dai piccoli disgraziati che per mostrare sudditanza ai padri padroni del fallimentare gruppo di ladri di Bruxelles.

E il popolo che fa? Come sempre guarda e tace e si comporta da gregge….si proprio come quel “gregge che tanto non capisce, prono porge il cul con esultanza e a chi l’impala meglio s’asservisce!!!”.

Mirko Crocoli