Il pensiero devastato. Linguaggio e silenzio. Ovvero la scomparsa di George Steiner 

Diritti & Lavoro

Pierfranco Bruni

“Quando le fantasie della religione e la loro perversione affine toccano le pulsioni dell’inconscio, il mostruoso non è distante”, cosi scriveva George  Steiner. Siamo alla devastazione del pensiero?
“Linguaggio e silenzio”. Un testo centrale negli studi di George  Steiner. 1967. Nel 2007 pubblica “Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero”. Ma al 2014 appartiene “La passione per l’assoluto”.
Steiner è  nella contraddizione della coerenza. Si vuole entrare nella Storia. Si vuole fare la storia. Si cerca di essere la Storia! Che bagaglio di ignoranza in una vita agonizzante. Una vita? O una gita nella vita? Qualcuno si illude che sia una gita nella vita. Quindi penserei che la sofferenza viene vissuta come una fantasiosa vacanza dalla vita vera.
Perché si vuole entrare nella storia facendola? Al centro di questo scenario recita l’Europa. Con il discorso sull’Europa entro in merito a George Steiner morto il 3 febbraio 2020, era nato il 23 aprile del 1929 a Neully – sur – Seine Parigi.
Non siamo neppure ad una Europa del caffè e tanto meno delle culture come avrebbe voluto George Steiner (“Una certa idea di Europa”, 2005). Una certa idea? Steiner ci spiega.
Siamo dentro l’ignoranza e la barbarie di cui il potere si serve per porre in atto una strategia di assolutismo relativista e negativista. L’idea di una Europa alla Steiner non esiste. Neppure una idea antropologica alla Zambrano. Ancor di meno alla De Unamuno.
Non siamo più eredi. Siamo diseredati della e dalla storia. Vulnerabili. Senza una religione di un Dio che possa illuminarci, perché Dio è morto non solo metaforicamente o niccianamente, lo sbando di Cristo è quello di restare fissato sulla Croce in una epoca senza luce anche in tempi quaresimali. Questo tempo che viviamo non è il vizio della solitudine ma il vero mistero di un anti Cristo.
Steiner: “Dentro la filosofia vive la perenne tentazione del poetico, che va accolta o respinta.”
Ci sentiamo tutti il sale del mondo come avrebbe ridetto Tomasi del Gattopardo. Siamo tutti convinti di entrare nella storia senza sapere, ecco la grande ignoranza menzogna altro che grande bellezza, che la storia è finita segnata dalla barbarie. Il nostro tempo non è tragico. Assolutamente non tragico. Ma perfettamente barbarico. 
La barbarie è dappertutto. In una Europa senza conoscenza religiosa – antropologica domina la barbarie. Tanto la leggerezza è degli uomini poveri mediocri miseri che pensano di restare nella storia o di fare la storia.
Non è l’uomo a fare la storia. Mai!  È la storia che fa l’uomo virtude. In un tempo mediocre gli uomini sono mediocri. La loro mediocrità però rende tutto debole banale e barbaro.
Perché dover insistere su una Europa del caffè? Si chiederebbe Steiner. Perché siamo vittime di un oltraggio. Quello di essere governati dalla nullità. Il potere è barbaro perché è  gestito da nullità. Ovvero dal nulla del pensiero e le azioni sono il coordinamento del non pensiero.
Non siamo dentro la filosofia del nulla, in quanto non esiste alcuna filosofia a questo tipo di barbarie. Dentro il nulla antropologico certamente. Bisogna essere Storia. Non condizionare la storia. Perché non si lascia condizionare.
Chi pensa che la storia siamo noi è un completo ignorante che vede nel progressismo una idea. Attenzione. La storia diventata tale non è una idea e non ha idea.
Ritorno a Steiner che aveva intravisto un pensiero metafisico europeo in Tolstoj e Dostoevskij.
Il cristiano ortodosso che si affida alle confessione di una guerra e di una pace da una parte. L’uomo del delitto e del castigo con il passaggio terribile del grande inquisitore che intreccia Dio e l’anti Dio per giungere sempre ad una confessione terribile dall’altra parte.
Due confessioni. La prima della maschera. La seconda del sottosuolo. Io sceglierei il sottosuolo. Entrambe però in un conflitto teologico. Il primo pavido. Il secondo coraggiosamente dignitoso.
C’è di mezzo lo strumento del potere della Chiesa. Una bassa. L’altra alta. Una del nascondimento. L’altra della verità. Una della povertà di pensiero relativista.  L’altra grandiosa della Tradizione. Che altro dire su ciò?
Steiner mi risuona come un cembalo. Siamo realmente alla tristezza della ragione? Forse sì. O probabilmente siamo ad una ragione che si illude ragionevole?
Che agonia questo nostro tempo in mano a barbari e ignoranti. Se fossi Dio porterei la conclusione del Giudizio Universale! Steiner: “La vera assenza di parola giunge con la morte. Morire è finire di chiacchierare.” In fondo dobbiamo essere costruttori perché abbiamo il compito, noi elitari ed elite, di “Invitare gli altri al significato” (Steiner).