Tienda d’arte e’ vicina a chi ha bisogno e dona 3.5 quintali di generi alimentari di prima necessita’

Diritti & Lavoro

Sono sotto gli occhi di tutti i drammatici effetti economici che stanno interessando le fasce più fragili del nostro territorio, determinati dalla pandemia in atto e dalle necessarie misure di sicurezza adottate.

Effetti che si sommano ad una crisi cronica, del Mezzogiorno in particolare, che ormai da anni sta intaccando pesantemente la qualità della vita di tante famiglie, rendendone precario ed incerto il futuro.

E si parla qui non solo delle famiglie stabilmente svantaggiate (quelle con anziani soli, quelle con figli handicappati fisici o psichici, quelle con la presenza di malati cronici), ma di quelle che, ogni giorno, incessantemente e implacabilmente, varcano la soglia del composito mondo della povertà.

Piccoli imprenditori che hanno fatto investimenti a sostegno delle proprie attività, persone nelle mani di usurai, coppie divorziate, attività familiari che non riescono più a farcela, schiacciate dalla concorrenza della Grande Distribuzione, sono le categorie di quelli che vengono denominati come i “nuovi poveri”, che vivono situazioni drammatiche al pari delle altre, anzi forse con maggior impatto emotivo, perché non abituati a chiedere aiuti solidali.

Fatto sta che il numero di queste situazioni drammatiche, con persone che non riescono letteralmente a nutrirsi, è in aumento.

Di fronte a qualunque emergenza, la prima struttura del terzo settore che interviene è il sistema della Protezione Civile, essendo tra i suoi obbiettivi statutari proprio quello di prestare la proprietà opera umanitaria a protezione dei cittadini.

Ragionando in termini semplicistici, potrebbe sembrare che le associazioni di volontariato con impronta culturale ben poco possano realizzare in situazioni come questa pandemia. Ma se si legge attentamente lo spirito che anima l’Enac, e quello di tante altre realtà di volontariato che ad essa si ispirano, tale assunto cambia completamente nei suoi presupposti di base. nell’istante che si medita attentamente sul significato e sul concetto stesso della parola cultura.

Infatti, “cultura” deriva dal verbo latino “colere” (ossia”coltivare”) ed è finalizzata alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale, ma affinché un’azione possa definirsi “culturale” occorre che sia condivisa da un gruppo.

E in effetti l’Associazione ENAC (Ente Nazionale Attività Culturali), nel suo statuto enuncia il suo operato “teso alla promozione e all’affermazione dei valori etici e morali della cultura, della solidarietà e della cittadinanza attiva”, precisando di essere ”impegnata nella realizzazione di progetti in ambito culturale, sportivo e sociale finalizzati alla valorizzazione dell’uomo”, e manifestando come obiettivo “quello di creare un polo di aggregazione per tutte le libere associazioni che non si riconoscono nella falsa solidarietà finalizzata principalmente all’ottenimento di benefici economici e politici”.

Esattamente su questa linea si è mossa l’Associazione Tienda d’Arte, affiliata Enac  (con sede legale in Casamassima -Ba)  che, ancor prima di entrare nella fase realmente emergenziale di questa pandemia, ha iniziato un’opera capillare di informazione e di educazione ai problemi connessi a questa malattia, diffondendo sul territorio degli opuscoli periodici atti a consapevolizzare i cittadini, ritenendo che fosse un suo dovere, per l’appunto culturale, questo tipo di intervento sociale.

Più recentemente, in piena pandemia, si è attivata per finanziare con proprie risorse economiche un sostanzioso invio, avvenuto il 2 aprile u.s, al Comune di Casamassima, di pacchi alimentari destinati ai concittadini meno abbienti.

L’iniziativa – afferma il Presidente dell’Associazione, avv. Valeria Massari – segue un percorso di rigore progettuale partito da molto tempo, e che ha un unico filo conduttore: fare cultura in un territorio vuol dire interagire con la sua base sociale e con le sue tradizioni. Per quest’ultima iniziativa – continua il Presidente- è stato dato fondo alle riserve accantonate per alcune manifestazioni culturali. E, pensandoci, in fondo questa iniziativa rappresenta la prosecuzione di un impegno iniziato lo scorso anno a favore del piccolo commercio locale. Ciò attuato con una campagna capillare sul territorio con un manifesto realizzato appositamente e affisso sulle vetrine dei negozi. L’iniziativa è stata molto apprezzata ed ha avuto largo consenso anche da parte dei consumatori. E non è una caso che anche per l’acquisto di beni di prima necessità, sia stata preferita una bottega locale a conduzione familiare“.

Certamente è stato un intervento significativo nella sua sostanza, se si considera che Tienda d’Arte ha donato alla cittadinanza tre quintali e mezzo di generi alimentari già suddivisi per 40 famiglie, e ancor più se si considera che l’associazione, non ha mai ricevuto dal momento della sua nascita ad oggi, alcuna forma di finanziamento pubblico nè alcun contributo istituzionale.

Un altro aspetto importante è rappresentato dal significato di ciò che è stato realizzato. “Avremmo dato anche di più – riprende il Presidente – se solo le nostre limitate risorse associative ce lo avessero permesso, tant’è che, con mio marito, abbiamo integrato con un nostro personale contributo. Rimane, al di là dell’aiuto pratico elargito, che comunque è una goccia nel mare delle necessità, il vero valore di questo tipo di iniziative: il dimostrare che la solidarietà, lo stare accanto, il sentire i problemi degli altri come fossero nostri, non sono utopie”.

Ma, conclude l’avv. Massari  “resta il problema politico e sociale di quanto questa emergenza rappresenta. Il volontariato fa la sua parte, ma anche le istituzioni devono fare la loro. Sappiamo che sono stati stanziati dei sostegni economici dallo Stato finalizzati proprio alle situazioni di indigenza causata dall’emergenza Covid19, certamente non sufficienti e che devono trovare una risposta politica anche da parte dell’Amministrazione Comunale, che dovrebbe mettere in bilancio dei fondi destinati a tale scopo, che, se non immediatamente disponibili, andrebbero “trasferiti” da altre voci contabili meno necessarie ed urgenti sacrificabili per una finalità certamente prioritaria”.

Una nota finale sdrammatizzante e significativa: Tienda d’Arte, in ogni pacco alimentare, ha inserito una simpatico testo rimato, dalla stessa prodotto, che, in maniera giocosa, affronta il problema dell’importanza del rimanere a casa (di cui si riporta il testo).

RESTIAMO A CASA

Nell’anno duemila e qualcosa

era proprio agitata la mia sposa.

Un virus brutto e veloce

ci inseguiva con faccia feroce.

Non ci faceva  per nulla respirare,

come quando sei punto da mille zanzare.

Ma era un cattivone un po’ cretino

che moriva anche con un po’di vino.

Poi non era capace di entrare in casa nostra

come l’epidemia chiaramente dimostra.

Perciò se volete bene a chi col cuore amate

fuori da casa non vi avventurate.

Fatelo per i vostri nonni ed anche per lo zio

perché questa battaglia non vada a schifio.

Poi ricominceremo a vivere lieti

e, forse, un poco più poeti.

(  Ferruccio Aloè)