Riflessione

Diritti & Lavoro

Da settimane, sulle finestre dei palazzi in tutta Italia sono esposti striscioni con la scritta: “andrà tutto bene”. Un motto augurale che, però, è supportato della realtà oggettiva dei fatti. Di COVID-19 si continua a essere infettati e a morire.

 Sarebbe più conveniente, per obiettività, scrivere: “speriamo che vada tutto bene”. Dietro questa nostra riflessione, infatti, c’è una realtà più concreta: come, e quando, usciremo da questa pandemia?

 Oltre alle vite spezzate e ai lutti nazionali, si presenteranno i danni sociali per i quali non basterà una legge per risolvere il declino del Paese. Oltre alle vittime, i deterioramenti materiali saranno enormi. Chi si farà carico, in concreto, d’applicare rimedi, anche in termini economici, per ridare la speranza ai “sopravvissuti”?

 Un interrogativo che, solo in apparenza, appare prematuro. Giusto, per carità, incoraggiamento e la fiducia in prospettive positive. Ma la realtà non muta con le parole. E’ umano favorire la speranza, ma sarebbe controproducente consolarci solo sulla fiducia in visioni positive.

Estinta la pandemia, ci sarà il “dopo”; con vittime sul fronte economico per il quale non saranno sufficienti “vaccini” politici o esecutivi d’ampia “partecipazione”. Se è dannoso, a nostro avviso, essere scettici, con la speranza non supportata da concretezze economiche, i “sopravvissuti” avranno da affrontare tempi difficili. Perché se perisce anche il volano economico nazionale, il “Coronavirus” avrà ottenuto un duplice, quanto drammatico, risultato.

Giorgio Brignola