“ Non ci resta che piangere” …

Diritti & LavoroPolitica regionale, nazionale e internazionale

di Giuseppe Trizzino

Di fatto l’Unione Europea traballa, tentenna, non decide e s’impantana sempre di più tra i rivoli diplomatici di un linguaggio che non piace più a nessuno.

Continuano incessanti, i contatti, i vertici e le mediazioni tra ambasciatori e delegati dei paesi più rigoristi per allentare un po’ la presa sulla questione ” aiuti ed emergenza”.

Il tutto mentre un continente intero vive giorni di angoscia e di incertezza.

Il tutto, con un’unica certezza.

Se usciamo fuori da questa epidemia è grazie all’aiuto dei nostri medici, del personale ospedaliero e della responsabilità della gente comune.

Dall’ unione europea nessuno sembra aspettarsi più nulla, e come darne torto, visti i componenti, i comportamenti ed i risultati.

È caduta la prima maschera.

Di fatto dietro il candido velo azzurro e stellato della bandiera dell’UE, non c’è nessun’ anima, nessuna solidarietà e nessuna unione sostanziale.

Se non quella tanto decantata delle lobby che trattano solo di potere.

Oggi nessuno di loro vuole mettere a rischio i propri conti e bilanci, ne per salvare vite umane ne tantomeno per l’Unione.

Nei cuori di tutti i popoli europei c’è tanta solidarietà ed altrettanta consapevolezza di essere amici, e vicini rispettosi, ma nemmeno lontanamente uniti nel nome di una falsa identità voluta da altri e calata dall’alto.

Non c’è alcun elemento di coesione ed i nostri rappresentanti lo stanno sottoscrivendo con sangue di migliaia di morti.

Venendo al capitolo Italiano, in effetti ciò che si registra in casa nostra è il dramma di ” Pulcinella “.

Da gennaio si aveva contezza del rischio ed è stato sottovalutato.

Poi, durante la crisi, è stato gestito male, anche perché manca da noi un piano per l’emergenza.

Infine è stato condotto in maniera pessima, da principianti, tra incapacità, timori, incertezze ed assenza di coordinamento, tra prime donne.

Il tutto mentre alcuni Italiani continuano a morire, altri a piangere, altri ancora a correre contro al tempo per salvare vite. Così accade che tanti si rinchiudono a casa, più per senso di responsabilità ed assenza di riferimenti certi, che per timore del covid 19.

Rimangono inoltre le negative valutazioni dell’esecutivo sulla gestione degli ordini dei materiali sanitari e degli ausili medicali, tra cui mascherine e respiratori.

Sì perché in effetti, non sono riusciti a farsi rispettare neanche sulla esecuzione degli ordini, figurarsi sul rispetto di un paese dignitoso.

Mascherine arrivate in ritardo, arrivate sbagliate, bloccate e ritardate per dubbi motivi, pur sapendo che potevamo produrle noi.

Stessa cosa per i respiratori.

Insomma gli Italiani hanno scoperto che nel caso di emergenza devono saper contare solo sul cuore dei medici e sulla loro indiscutibile bravura, sulla efficenza delle forze dell’ordine e sulla propria responsabilità alla cautela.

Almeno sino ad oggi, è ciò che questa vicenda sta insegnando agli abitanti, alla nazione del Paese più bello al mondo.

Sul domani lasciamo al vento un auspicio, perché possa volare alto.

Che sia un’alba solare, soprattutto nelle coscienze della gente perché tutti insieme possiamo comprendere dell’importanza di una valida e certa rappresentanza, fatta di uomini meritevoli e capaci, anche, di sapere affrontare le difficoltà e le emergenze, e non solo di discutere.

La gente ha smesso di credere e di sperare e questo è un grosso ” vulnus ” che spacca la società civile e le istituzioni in due essenze disunite.

A quel prossimo domani, nel profondo ricordo di chi non c’è più, affidiamo una sicura tenacia di chi è capace a rimboccarsi le maniche e di ricostruire un paese, intorno a valori comuni, sacri ed inviolabili, senza dimenticare il dovere di cacciar via a calci, chi non merita o, ha tradito la nostra fiducia.

Solo così, avremmo reso un servizio al nostro Paese e rispettato chi non c’è l’ha fatta.

Dio benedica l’Italia.