L’Europa, un sogno tradito dall’egoismo di alcuni Paesi

Cronaca

di Raffaele Vairo

Il coronavirus ci ha fatto scoprire che l’Europa è un’illusione istituzionale. Semplicemente non esiste. Almeno in ordine a quello che è stato il sogno di molti di noi quando, studenti, condividevamo il progetto mazziniano, considerato, nel Risorgimento, un’utopia. Un’utopia affascinante che ha fatto sognare intere generazioni di italiani.

Convinti, come siamo, per insegnamento dei maggiori costituzionalisti italiani e internazionali, che un organismo politico, qual è lo Stato, fosse dotato di istituzioni e organi deputati alla formazione delle leggi, alla loro esecuzione e all’esercizio della giurisdizione, pensavamo che il Parlamento europeo e la Commissione fossero gli organi deputati a prendere decisioni e ad eseguirle in vantaggio di tutti gli Stati che ne facessero parte. Invece, abbiamo scoperto che, accanto alla Commissione e al Parlamento, c’è un organo che, almeno nelle materie più importanti, decide per tutti. All’unanimità, per cui è sufficiente che uno degli Stati si dichiari contrario a un argomento all’ordine del giorno e la questione viene accantonata. Si tratta del Consiglio che è l’istituzione più importante. Al Consiglio è, infatti, attribuito il potere normativo di carattere primario nell’ambito della Comunità. La sua composizione determina la natura dell’Unione europea che non è quella che noi ragionevolmente immaginavamo. Composta di tanti membri quanti sono gli Stati membri dell’Unione (attualmente 27), il Consiglio si appalesa piuttosto quale comitato di affari. Pertanto, ogni Stato cerca di ricavarne il maggiore profitto possibile, anche in danno degli altri.

Convocato per decidere in merito all’emissione di eurobond per consentire ai singoli Stati di far fronte alla grave situazione di emergenza determinata dalla pandemia virale, il Consiglio, non rendendosi conto della gravità della situazione, ha deciso di non decidere, rimandando la palla a una prossima riunione dei Ministri delle Finanze. A prescindere da ogni altra valutazione, non possiamo fare a meno di considerare l’inefficienza di un sistema capace di bloccare, per volontà anche di un piccolo Stato, ogni decisione in ordine a impellenti necessità determinate da cause di forza maggiore. E’, questo, un sistema simile a un trust che di questi tempi non possiamo accettare.

Nel nostro caso, l’Olanda, un Paese di circa venti milioni di abitanti, supportato dalla Germania, si erge a giudice dell’Italia considerata, arbitrariamente, un insieme di persone incoscienti che spende e spande in attività futili. In pratica, sempre secondo l’Olanda, di un paese abitato da viziosi che vogliono vivere alle spalle di paesi virtuosi.

La verità è tutt’altra. L’Olanda è un Paese che non rispetta le regole, che non conosce il principio della solidarietà, che si comporta come un rapinatore di risorse altrui, abilità che si manifesta chiaramente nella dubbia pratica di porre in essere politiche fiscali intese a farsi ospite di imprese di altri paesi, Italia compresa, attuando regole in netto contrasto con il principio di lealtà che dovrebbe reggere l’Unione.

La Merkel, preoccupata per le sorti elettorali del suo partito, appoggia e condivide la posizione dell’Olanda con una motivazione secondo la quale la richiesta italiana contrasterebbe con i principi fondamentali della Germania, dimenticandosi dell’aiuto ricevuto dagli altri Paesi europei allorchè si trattò di decurtare il suo debito per far ripartire il suo Paese.

Le motivazioni della Merkel, oltre che palesemente pretestuose, sono in netto contrasto con i principi che, almeno in teoria, sono alla base della nascita dell’Unione. Sostanzialmente, se fosse vera l’affermazione della Cancelliera, la Germania non sarebbe compatibile con l’Europa.

Il tutto contribuisce ad alimentare il sovranismo salviniano che è in linea con il sovranismo della Germania e dell’Olanda.

Allora, cosa fare? Se la definitiva posizione del Consiglio d’Europa dovesse tradursi nel respingimento della domanda italiana, al nostro Governo non resta che trovare altre soluzioni. Una potrebbe essere l’emissione di bond nazionali, da destinare al mercato interno, cioè ai soli cittadini italiani, contando sullo spirito patriottico di noi italiani sempre dimostrato nelle ipotesi di necessità. Promettendo interessi netti vicini allo zero per cento ma con la garanzia dell’intangibilità dell’investimento. Ma poi attivarsi per una riforma delle istituzioni europee promovuendo la nascita di un’assemblea costituente per la scrittura di una costituzione europea che sia in grado di eliminare le storture e le contraddizioni che una Unione moderna non può permettersi.