Il disagio sociale degli italiani

Diritti & Lavoro

di Giacomo Marcario

Conte cerca di prevenire e fermare la rabbia sociale. Ma lo stanziamento di appena 400 milioni da dare ai Comuni per aiutare le persone e le famiglie povere ad acquistare il necessario per sopravvivere si appalesa solo una piccola elemosina che non risolverà il grave disagio sociale.

Nei giorni scorsi vi erano state le prime avvisaglie, le durissime restrizioni della libertà individuale  delle persone, nei rapporti interpersonali e finanche a livello familiare volute dal Governo Conte e la inderogabile necessità di adottare provvedimenti straordinari ed urgenti a tutela delle persone e delle famiglie povere e bisognose stanno creando i presupposti perché il diffuso disagio sociale si trasformi in rabbia sociale con conseguenze inimmaginabili per l’ordine pubblico. L’ assalto ed il sequestro di un TIR in provincia di Bari che trasportava prodotti alimentari e le quindici persone che in un supermercato di Palermo avevano riempito i loro carrelli di beni alimentari di prima necessità e  che non avendo soldi si stavano allontanando senza pagare il conto sono solo alcuni degli episodi che si sono verificati a macchia di leopardo un po’ in tutte le regioni italiane e che si commentano da sole.

La situazione si fa giorno per giorno ed ora per ora sempre più incandescente e pericolosa ed ecco che con una velocità supersonica Conte gira subito il suo ciak serale da Palazzo Chigi con a fianco il fidato Ministro dell’economia Gualtieri. Bisogna fare presto, dare in fretta un segnale perché la tenuta economica e sociale è a rischio. Va alzata una diga di fronte alle immagini dei cittadini all’assalto dei supermercati. In tre parole: serve un annuncio.

Che arriva, a costo zero, confezionato con un gioco di specchi comunicativo che non regge però la debolezza del contenuto. La risposta alla rabbia sociale sono i buoni spesa ma si attendono anche risposte al disagio sociale; nessuna decisione ancora  su quando finirà la serrata, nulla sulla riapertura delle scuole, pochissimo su bonus, cassa integrazione e voucher alle famiglie che ancora non sono arrivati nelle tasche degli italiani. Il premier ha fretta di parlare. Vuole intercettare subito l’emotività di un Paese che sta iniziando a temere la fame, oltre che il virus. “Sappiamo che c’è tanta gente che sta soffrendo, ma lo Stato c’è”, è la frase che marca il tentativo di aggrapparsi al sentiment dei cittadini, provando a contenerlo, quantomeno a indirizzarlo. Lo si può fare solo con una promessa.

Ma la promessa è debole tanto che la montagna finisce per partorire un topolino. Conte annuncia lo stanziamento di appena 400 milioni per i buoni spesa da distribuire a 8 mila Comuni e da destinare alle persone ed alle famiglie che vivono in una situazione di completa indigenza e che non possono andare a fare la spesa e che di conseguenza non possono mangiare.  Quattrocento milioni appena, quando la Regione Sicilia, poche ore prima, aveva stanziato 100 milioni per lo stesso scopo. La fame del Paese è molto più forte. Il Banco alimentare ha stimato un aumento del 20% delle richieste di cibo a livello nazionale, con punte del 40% in Campania. “Circa 7 euro a testa. Caspita, non sarà un po’ troppo?” ha facile gioco Matteo Salvini. I Comuni, “già da domani” avranno a disposizione risorse fresche per aiutare le famiglie più bisognose a mettere insieme il pranzo con la cena. I sindaci, a loro volta, si appoggeranno alla fitta rete di volontariato e a quel terzo settore che è la spina dorsale dell’Italia solidale. In campo ci sono Caritas, Sant’Egidio, Banco Alimentare, ma anche tante grandi e piccole associazioni laiche e i volontari della Protezione Civile. A palazzo Chigi va in scena la narrazione di un Governo che vuole dare l’immagine di essere tempestivo, quando invece ha dimostrato – dai tamponi alle risposte economiche – di essere in preda alla rincorsa.

Ingarbugliato in una lite con l’Europa che al momento non ha prodotto nulla se non la  brutale chiusura di Ursula Von Der Leyen https://www.corrierenazionale.net/2020/03/29/scontro-fra-roma-e-bruxelles-sui-coronabond-2/, ai coronabond, cioè allo strumento economico che sottende una condivisione politica dei rischi tra tutti i Paesi dell’Unione Europea.  Il ciak incomincia a diventare interessante quando Conte e Gualtieri spingono sulla volontà di anticipare l’arrivo dei soldi stanziati con il decreto Cura Italia. Promettono tempi più veloci. Una delle questioni più calde è la cassa integrazione. “Vogliamo mettere tutti i beneficiari della casa integrazione nelle condizioni  di accedervi subito, entro il 15 aprile, e se possibile anche prima”, dice il premier.

Ma basta leggere la circolare dell’Inps, firmata oggi, per capire che la scadenza del 15 aprile è ancora tutta da mettere nero su bianco mentre lo schema dell’anticipo bancario per far arrivare i soldi della cassa in deroga sui conti correnti dei lavoratori è ancora in fase di costruzione. Le baby sitter potranno incassare il valore del voucher dato alle famiglie solo dal 15 maggio. Conte fa il pinocchietto ma non si rende conto che il dato realistico è quello della fame e dei bisogni inderogabili di chi non ha un lavoro e neppure una protezione. Chi lavorava in nero ora è a casa. Chi ha chiuso un’attività che gli dava il giusto per arrivare a fine mese ora non ha un euro in tasca. Per le famiglie, in attesa del Family Act, il ministro Elena Bonetti lancia la proposta di un assegno mensile di almeno 100 euro per ogni figlio”.

Mentre il Pd, attraverso una serie di ordini del giorno al decreto Cura Italia, ora all’esame del Senato, guarda anche al sostegno per chi vive in affitto e chiede di stanziare altri 100 milioni per il Fondo per gli inquilini morosi incolpevoli. Per i 5 stelle la soluzione è un reddito di emergenza, partendo dal modello del loro reddito di cittadinanza. Nel Pd il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano concorda. Ma Matteo Renzi è contrario. E Gualtieri non è convinto, frena. Insomma in conclusione questo ciak rischia di rendere Conte molto impopolare

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione de “Corrierepl.it”