Viaggio in Basilicata – S.o.s. dal mondo dell’agrozootecnia in ginocchio

Diritti & Lavoro

Giovanni Mercadante

Immagine dal satellite NASA – fb 

L’agricoltura è il primo anello della catena alimentare e quindi  il primo comparto a subire le conseguenze di qualsiasi natura: disastri ambientali, gelate, alluvioni, siccità. 

Lo stato di crisi, che si è venuto a creare inizialmente con la prolungata siccità dall’autunno scorso fino ad oggi, si è ora accentuato con la dirompente emergenza sanitaria del corona virus. 

La Basilicata,  incastonata tra Puglia, Campania e Calabria è la regione italiana meno chiacchierata d’Italia. Ricca di acqua, di monti, di lussureggiante vegetazione. Per chi non la conoscesse, sembra  il Trentino del Sud. E’ attraversata da 4 fiumi importanti: Basento, Agri, Bradano e Ofanto; quest’ultimo con una lunghezza di 170 chilometri sfocia nel mare  Adriatico, oltre alla presenza  di altri piccoli corsi d’acqua. I  laghi di Monticchio, d’origine vulcanica, sul Vulture, dove si produce il pregiato vino Alianico, sono due bacini importanti che contribuiscono con le loro sorgenti ad alimentare la produzione di acque minerali con marchi molto noti a livello nazionale;

sono presenti anche dei laghi artificiali a supporto degli acquedotti, tra cui la diga di Montecotugno, il lago di San Giuliano, il lago della Camastra, il lago del Pertusillo, il lago Serra di Corvo, il  Lago Serino.

A Melfi è presente un imponente stabilimento della FCA/Fiat Chrysler Automotive, definito il più produttivo al mondo, noto anche come SATA, acronimo di Società Automobilistica Tecnologie Avanzate.

Altra grande risorsa economica è il petrolio presente in Val d’Agri, la cui estrazione si concentra nel territorio di Viggiano (Tempa Rossa), definito il Texas del Sud.

                                I laghi di Monticchio – immagine FAI da fb 

Non è tutto oro quello che luccica, perché la popolazione si è ridotta per gli effetti devastanti che provocano i pozzi nel pompaggio del greggio. La terra è sconquassata dai rumori sotterranei delle trivelle. Molte le aziende abbandonate e i campi incolti. Il deserto.

La piana di Metaponto (Matera) è soprannominata la California del sud per l’intensa attività di colture ad ortaggi e alberi da frutta. L’area metapontina tuttavia  si estende all’interno della provincia materana abbracciando i Comuni di Bernalda, Pisticci, Montescaglioso, Montalbano Jonico,  Irsina, Grottole, Pisticci, Craco (la Pompei lucana: situata su un cucuzzolo di montagna  devastata dal terremoto nel 1980).

La descrizione di questa terra meravigliosa, ancora ancestrale per certi aspetti come il suo capoluogo di provincia, Matera detta città dei Sassi, merita maggiore attenzione se si vuole parlare di storia.

Lo scopo di questo servizio invece è un viaggio nelle campagne, alla ricerca delle peculiarità distintive dei territori con particolari vocazioni alla crescita e allo sviluppo  delle comunità residenti,  i cui valori fondanti della società locale  e delle tradizioni storico- culturali sono ancora vivi e profondi.

Lo stato di crisi, che si è venuto a creare inizialmente con la prolungata siccità dall’autunno scorso fino ad oggi e la dirompente emergenza sanitaria del corona virus, ha messo in ginocchio l’economia regionale; comune comunque a tutte le regioni italiane, essendo un fatto che ha toccato l’intera penisola.

                                      Craco – immagine Wikipedia

E’ noto a tutti che l’agricoltura è il primo anello della catena alimentare ed è  il primo comparto a subire le conseguenze di qualsiasi natura: disastri ambientali, gelate, alluvioni, siccità. Il clima è un fattore determinante nelle colture. Per gli ortaggi delicati (es. le fragole)  sono state create le serre per proteggerli da improvvisi mutamenti atmosferici; come pure l’uva, altrettanto delicata, che viene protetta dai tendoni. Sono tecniche di difesa adottate dagli agricoltori per tutelare il raccolto che purtroppo ha un ciclo stagionale, come pure il grano duro,  di cui le colline materane sono  a coltura estensiva. Un cattivo raccolto significa il fallimento di un’annata. Riprendersi è molto doloroso. Significa portare in passività gli investimenti fatti precedentemente con  l’augurio di  rifarsi l’anno successivo;  purtroppo non è sempre così. Gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Un calvario di ansie che accompagna quotidianamente l’imprenditore agricolo, la cui figura va interpretata come un guerriero che combatte contro le avversità della natura e contro la burocrazia creata dal sistema economico.

Le ansie, le paure di questi giorni  per l’emergenza dell’epidemia del corona virus, dapprima contenute, sono drammaticamente esplose in una deflagrazione collettiva. Le aziende agro-pastorali sono fragili nella loro impostazione. Sono innanzitutto a conduzione familiare, in altri termini lavorano il capofamiglia con moglie e figli; ad ognuno di loro è assegnato un compito specifico, come una catena di montaggio. E qui ci vengono in soccorso le  dichiarazioni  degli agricoltori che fanno riflettere, come il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dovrà intervenire velocemente con gli aiuti a sostegno dell’economia e soprattutto del  comparto agricolo.

                                                              Francesco Rosano col figlio Mario

L’Azienda Rosano di Montescaglioso in contrada Canala, località La Botte,   conduce un’attività agrozootecnica con diverse centinaia di capi di bestiame, su una tenuta di 300 ettari di terreni adibiti a pascoli e seminativi. Capofamiglia Francesco Rosano coadiuvato dalla moglie, Immacolata Sisto con un punto vendita di latticini in città, e dal figlio Mario.

                              Azienda agrozootecnica Rosano

Nonostante l’azienda abbia in corso un contratto col Consorzio di bonifica per usufruire dell’acqua per irrigare i campi arsi da un inverno siccitoso, i suoi terreni non possono essere irrigati perché viene data la priorità ad altri soggetti. Alla stipula del contratto ha dovuto pagare anticipatamente un servizio che non viene  fornito. E’ il primo danno, la beffa delle istituzioni. A questa situazione si è aggiunta come detto innanzi l’epidemia del corona virus che sta fiaccando l’azienda.

Gli animali da carne destinati alla macellazione (agnelli e caprini per le prossime festività pasquali) al momento sono invenduti. Non si sa quale fine faranno questi animali, se trasformarli in pecore. Il latte prodotto in queste settimane è stato trasformato in formaggio, però adesso il loro magazzino si è saturato.

Per le  vacche che continuano a produrre il prezioso liquido bisogna trovare la soluzione (portarle al macello? Ma con quale danno economico?). Il prezzo del latte intanto è in caduta libera come pure la vendita di prodotti caseari al dettaglio nel proprio negozio.

                              Campo di grano arso dalla siccità – Tenuta Rosano

I caseifici hanno ridotto unilateralmente la quotazione a 0,25 centesimi al litro giustificandosi che è in atto una forte recessione alla domanda nei supermercati  e nei negozi alimentari, e inoltre gli allevatori del Nord lo offrono a 0,30 centesimi. A chi vendere l’eccedenza? Quindi arrangiatevi.

Inoltre, tutti gli investimenti fatti quest’anno per la semina del grano duro, la concimazione, gli agrofarmaci per le erbe infestanti; i mutui per l’acquisto delle attrezzature nel caseificio. Come fronteggiare queste situazioni? Sarà il governo nazionale a sostenere queste perdite? Cosa far mangiare agli animali visto che il foraggio, la paglia, scarseggeranno  per il mancato raccolto? Insomma, il Governo Conte dovrà provvedere subito con un decreto ministeriale per le salvare queste aziende, prima che avvenga un effetto domino.

 foto di copertina  Ing. Giuseppe Silvaggi

L’ing. Giuseppe Silvaggi, tra l’altro anche perito agrario, facente parte del collegio dei periti della provincia di Matera, già sindaco di Montescaglioso, è in grado  di spiegare  dal suo osservatorio i fenomeni che affliggono la provincia di Matera.

Il comparto agricolo – dichiara  l’ing. G. Silvaggi– è uno dei settori più trainanti del territorio di Montescaglioso e della piana di Metaponto. Purtroppo il Sud è stato sempre trascurato e ora siamo in una situazione fallimentare. Molte aziende sono all’asta. Sono tanti i fattori che hanno contribuito a rendere più difficoltosa l’imprenditoria agricola. La crisi dell’agroalimentare è causata dai prezzi dei prodotti agricoli sempre più al ribasso con le multinazionali che impongono quotazioni da capestro già alla semina; altra piaga  sono  branchi di cinghiali che distruggono i campi coltivati alla ricerca di cibo, per i cui danni gli agricoltori  ricevono rimborsi simbolici. Insomma, l’agricoltura non è vista bene.

Se vogliamo fare ancora un confronto – continua l’ing. G. Silvaggi – i due settori che sono stati maggiormente trascurati dalla regione e dal governo nazionale sono l’agroalimentare e la sanità.

Lo Stato ha sempre privilegiato il settore industriale e questa politica si è dimostrata fallimentare con gli eventi in corso.