Spigolature,spara,spara sul pianista

Politica regionale, nazionale e internazionale

di Renzo Balmelli 

AMBIGUITÀ. In Italia non esiste da nessuna parte un articolo della Costituzione che vieti l’opposizione. Nemmeno nella situazione in cui ci troviamo ora. Tale diritto è una delle conquiste fondamentali della democrazia e non conosce limiti contrari ai valori che esso rappresenta e tutela. Tuttavia, tra opposizione nella sua forma anche più dura, e il gioco al massacro ce ne corre. Eccome. Su questa ambiguità, spingendosi fino alla spregiudicatezza, si è mosso il fronte di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non soltanto per forzare la mano al governo, impegnato in una battaglia allo spasimo contro il virus, ma per prenderlo a picconate. Usare l’emergenza per raccogliere consensi va in senso opposto alla ricerca dell’unità e del bene comune, mai così necessari come ora. Quale unica alternativa, evidenziando i propri limiti, la destra rincara la dose e avverte con tono minaccioso che quando l’emergenza sarà finita non farà sconti. Sì, però già che ci siamo, potrebbe magari cominciare da se stessa. 

SCENARI. Ancora non si intravvede neppure da lontano la luce in fondo al tunnel, eppure già si imbastiscono scenari per capire come usciremo dalla pandemia e soprattutto che società troveremo quando il virus sarà stato debellato. Nel mondo dell’economia e della politica globale, che ora si mostrano con la mascherina e fanno vertici davanti al display, si comincia a intuire che il meccanismo non ha funzionato nei rapporti tra gli Stati. Se qualcosa doveva esserci di autenticamente globale, questa era la solidarietà che all’opposto è rimasta a lungo carente. In pari tempo la diffusione del contagio indica quanto miopi siano state le derive sovraniste davanti all’inesorabile dimostrazione che chiudere i confini è una misura che ora evidenzia a tutti le proprie carenze nel fermare l’epidemia. Per il futuro la lezione che se ne può ricavare sta nella consapevolezza che la via solitaria non dà grandi risultati. E se persino Trump ha finito con l’accorgersene, è davvero tutto dire. 

FACCIATA. Devono essere sobbalzati sulla sedia i grandi patron del Forum economico di Davos nel leggere l’edizione del Times in cui si parlava del lato oscuro della manifestazione. L’immagine che si ricava dal servizio giornalistico di una testata che non ha mai fatto del sensazionalismo non è soltanto quella, ampiamente accreditata, di una località dove si incontrano ricchezza, stile e potere. Dietro la facciata ci sarebbe un giro di eventi non proprio da educande e dai quali non sarebbero estranee neppure le molestie sessuali. Dal summit arriva una presa di distanza dai soprusi di ogni genere e di condanna per comportamenti impropri che macchiano l’immagine dell’evento. D’altro canto gli organizzatori non possono trasformarsi in guardiani della morale come in un romanzo orwelliano per azioni che rientrano nella responsabilità privata di predatori che si sentono al sicuro. Una storia vecchia con il solito triste, solitario finale. 

ANTIEROE. Non ci voleva proprio ora la scomparsa di Albert Uderzo, il disegnatore di Asterix nella striscia delle avventure con Obelix e gli abitanti del piccolo, indomito villaggio della Gallia. Egli però ci ha fatto un ultimo regalo, come annota Repubblica. Di questi tempi calamitosi, rileggere coi nostri figli quelle storie straordinarie può essere di conforto. Uderzo aveva 90 anni e con Renè Goscinny, morto nel l977, aveva inventato un fumetto che con i suoi personaggi anticonvenzionali era famoso in tutto il mondo, tradotto in oltre cento lingue. L’idea-guida era di trasformare un piccolo ometto qualunque in una sorta di antieroe capace di opporsi al potente esercito romano grazie a una pozione magica. E la ricetta ha funzionato benissimo. Il duo Asterix/Obelix, insaziabili mangiatori di cinghiali, senza darlo a vedere in modo esplicito è stato lo specchio della società contemporanea, riassunto nel mirabile S.P.Q.R., calembour che lontano dall’originale andò a significare: Sono Pazzi Questi Romani – Ils sont fous, ces Romains.

FASCINO. Ha dominato la scena canora di un’epoca che oggi può apparire remota.  Era un’altra Italia ed era pure un’altra televisione, ancora in bianco nero, quella in cui Mina incantava il pubblico grazie al suo talento e il suo timbro caldo e personalissimo. In questi giorni la cantante ha compiuto ottant’anni nell’ombra del suo buon ritiro di Lugano dove per scelta  ha trascorso più della metà della sua vita, lontana dalle luci della ribalta e dai gossip invadenti. Da allora ha lasciato che a parlare per lei fosse solo la sua voce, senza età, rimasta impressa nell’immaginario collettivo, popolare più che mai. Soprannominata “la tigre di Cremona” per il suo temperamento, faceva parte del terzetto femminile  degli anni sessanta e settanta con Milva, “la pantera di Goro” superba  interprete di Bertolt Brecht al Piccolo di Milano, e Iva Zanicchi, “l’aquila di Ligonchio”, che ha segnato un’epoca forse irripetibile quale emblema della canzone e del costume italiani. E da qui deriva il fascino di Mina, istintivo e intuitivo, che ha conquistato e continua a conquistare intere generazioni di fan  anche oggi, sempre presente pur nell’assenza.