La preghiera di Papa Francesco per la fine dell’epidemia

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“Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio”, le parole di Francesco: “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”. In una piazza San Pietro resa deserta dal coronavirus, il Papa sale la scalinata e arriva sul Sagrato della Basilica da dove ha inizio la preghiera straordinaria anti-pandemia. L’immagine è potentissima. Sta spiovendo. In fondo alla piazza, dietro le transenne, si scorgono alcuni uomini delle forze dell’ordine.

E l’unico pubblico ammesso alla celebrazione. I fedeli, da casa, seguono in tv o via streaming. La partecipazione spirituale farà sì che si potrà ottenere l’indulgenza plenaria, in pratica l’assoluzione dai peccati. Il Papa tiene una omelia -orazione che non nasconde nulla della drammaticità del momento ma apre anche alla speranza. Al termine dell’omelia, dopo avere affidato tutti alla misericordia di Dio con l’invocazione a “liberarci dalla tempesta”, Bergoglio resta in silenzio in preghiera davanti al Crocifisso del miracolo venerato dai romani dal 500, dalla liberazione dalla peste. Il Papa si china un poco e bacia i piedi del Cristo. “Ci chiedi di non avere paura”, ha proseguito il Papa: “Ma la nostra fede e’ debole e siamo timorosi. Pero’ Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: ‘Voi non abbiate paura’. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perche’ Tu hai cura di noi’”.

“Da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta”. Si e’ conclusa con un atto di affidamento a Maria l’omelia del momento straordinario di preghiera presieduto dal Papa sul sagrato della basilica vaticana, davanti a una piazza San Pietro vuota di fedeli. A fare da sfondo, l’immagine della “Salus Populi Romani” e il Crocifisso di San Marcello al Corso, invocato per liberazione della citta’ eterna dalla peste del 1522, davanti al quale Francesco ha pregato il 15 marzo scorso dopo aver raggiunto la chiesa romana percorrendo un tratto di via del Corso a piedi, da solo, in una Roma deserta. “Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio”, le parole di Francesco: “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”. “Ci chiedi di non avere paura”, ha proseguito il Papa: “Ma la nostra fede e’ debole e siamo timorosi. Pero’ Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: ‘Voi non abbiate paura’. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perche’ Tu hai cura di noi’”.

“Abbracciare la sua croce – aveva spiegato Francesco poco prima – significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarieta’ del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creativita’ che solo lo Spirito e’ capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalita’, di fraternita’ e di solidarieta’. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e da’ speranza”.