Un biostimolante contro la siccità per favorire le colture

Diritti & Lavoro

Giovanni Mercadante

                        Luca Mafaro e Daria Orfeo, Responsabile tecnico 

ALTAMURA – Gli agricoltori sono disperati. La siccità sull’Alta Murgia e sulle colline materane ha compromesso le colture. Da molti mesi non piove. Si invoca già lo stato di calamità per crisi corona virus e siccità.

I loro sguardi sono rivolti sempre verso il cielo a fare i meteorologi.  Le piante fanno fatica a crescere. I terreni arsi dal tiepido sole invernale sono ormai stressati. Non riescono a dare la linfa necessaria alle colture per crescere e svilupparsi. Colpa dell’eccessivo inquinamento atmosferico.

L’agricoltura è il primo settore a subire le conseguenze di questa situazione, nonostante gli allarmi lanciati dagli scienziati sul buco dell’ozono, lo scioglimento dei ghiacciai, il surriscaldamento della terra. L’agricoltore, per proteggere le colture, ricorre a rimedi che offre la scienza. Ed ecco una notizia che fa riflettere.

Luca Mafaro, agricoltore, ma nel contempo collaboratore del Mangimificio Carlo Plantamura di Altamura, responsabile commerciale per la vendita di fertilizzanti, e la dott.ssa Daria Orfeo, responsabile tecnico della casa produttrice, hanno dichiarato che nei suoi campi utilizza uno stimolante (Pepton 85/16 instant) interessante per far fronte all’emergenza siccità.

                                 Campo trattato con biostimolante

Dalla sua viva voce apprendiamo che l’impiego dei biostimolanti è una pratica sempre più consolidata nella gestione della coltivazione.

Questi prodotti, che appartengono alla categoria dei fertilizzanti  (bio), non sono impiegati per il loro contenuto in elementi nutritivi ma per l’azione che hanno sulle piante di riduzione degli effetti negativi causati da condizioni di stress.

Lo stress è un evento temporaneo, che può determinare significative modificazioni nella fisiologia, nello sviluppo e conseguentemente sulla produttività delle piante; può essere dovuto a condizioni ambientali avverse (carenza idrica, elevate o basse temperature, deficit o eccessiva intensità luminosa ecc.), oppure a fattori biotici, come ad es. attacchi di insetti, malattie fungine, squilibri nella disponibilità e nell’assorbimento dei nutrienti o alla fitotossicità dei metalli (es. fitotossicità causata dai composti a base di rame).

La siccità, ovvero la limitata disponibilità idrica, determina nella pianta un riduzione dello sviluppo, blocco della crescita e una conseguente diminuzione della produzione.

La carenza d’acqua determina nella coltura una condizione di stress, che porta ad un modifica della fisiologia e del metabolismo della pianta, tale da consentire una risposta più efficace allo stress (la pianta cerca un adattamento per garantirsi la sopravvivenza, determinando un effetto negativo sulla produzione).

Uno degli effetti dei biostimolanti è proprio quello di migliorare l’efficienza dell’uso dell’acqua, durante i periodi di minore disponibilità. I meccanismi di azione variano a seconda del tipo di biostimolante, ad esempio gli idrolizzati proteici, sono una delle famiglie più interessanti, anche per il loro contemporaneo apporto di elementi nutritivi (azoto, in prevalenza).

Gli idrolizzati contengono una miscela di amminoacidi e peptidi (sequenze di amminoacidi), intervengono sull’attività cellulare di osmoregolazione, aumentando la capacità di assorbimento idrico, migliorano la regolazione stomatica con riduzione delle perdite di acqua per traspirazione, stimolano l’attività fotosintetica e quindi un più rapido ripristino delle condizioni fisiologiche di normalità.

L’applicazione a livello radicale, degli idrolizzati proteici, determina un migliore sviluppo dell’apparato radicale,  quindi una più ampia superficie attiva nell’assorbimento, che consente alla pianta una maggiore capacità di accumulo idrico.

                                  Vincenzo Forzati, imprenditore agricolo

Vincenzo Forzati insieme col padre Natale, che hanno una tenuta di circa 100 ettari di terreni in c/da S. Lucia al Bradano in agro di Matera,  hanno dichiarato di essere soddisfatti da quando utilizzano questo biostimolante. Ne fanno uso sia nella coltivazione dei cereali che degli ortaggi, soprattutto nella coltura dei pomodorini gialli detti Datterini, molto richiesti.                                                 Vittorio Lorusso, imprenditore agricolo

Altra testimonianza  offerta  è quella di  Vittorio Lorusso, azienda agricola in agro di Irsina (Matera) con produzione di cereali e leguminose. L’utilizzo del biostimolante –  ha affermato – è un ottimo antidoto contro la siccità.

                                    Leo Martine, imprenditore agricolo

Infine, dello stesso avviso Leo Martinelli, dell’omonima azienda in agro di Montescaglioso, contrada  Giannina, con coltivazione di alberi d’ulivo per la produzione di olio extra vergine e pistacchio. Per quest’ultimo prodotto, il biostimolante ha dato risultati molto soddisfacenti con una resa superiore alle aspettative.