Nel 42° anniversario dall’uccisione di Aldo Moro, profonda riflessione del prof. Pietro Pepe

Diritti & Lavoro

Giovanni Mercadante

     Prof. Pietro Pepe*                                             

La lunga storia di Aldo Moro, statista illuminato,   è stata oggetto di una mostra  nei locali del Monastero del Soccorso. Riflessioni e pensieri sono stati condensati in una lunga relazione elaborata  dal prof. Pietro Pepe, suo amico e discepolo, che proponiamo qui di seguito.

Il 42° anniversario della morte di A. Moro (1978-2020) ha incontrato ad Altamura la mostra fotografica della Regione Puglia, prima città ad ospitarla nel Monastero del Soccorso, dopo la sua inaugurazione, grazie all’impegno del Presidente del GAL Massimiliano Scalera e dell’avv. N. Natuzzi.

Non poteva perciò mancare l’espressione più sentita della mia gratitudine pubblica, anche nella mia qualità di Presidente onorario del Centro Studio “A. Moro” alla Regione, ed in particolare al Presidente Mario Loizzo, al Consigliere Regionale Enzo Colonna e agli organizzatori per il dono speciale offerto alla nostra comunità.

Il progetto è dedicato a “MORO – EROE DELLA PUGLIA”

ideato e curato dal suo proponente on.le Gero Grassi ed è stato condiviso dal Direttore della Gazzetta dr. Giuseppe De Tommaso ed approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale della Puglia.

È nato per ricordare i 55 giorni del martirio di Moro e della sua scorta a via Fani da parte delle Brigate Rosse attraverso la riproduzione delle prime pagine della Gazzetta del Mezzogiorno ed è altresì un doveroso omaggio a tutte le vittime del terrorismo, di matrice comunista e fascista.

Moro è stato ucciso perché impersonava il senso più autentico della Democrazia, perché difendeva lo stato di diritto del nostro Paese, perché usava parole sincere con i cittadini; emblematico e significativo il suo messaggio sul dovere di dire la verità: “quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante e aiuta ad essere coraggiosi”.

Va sottolineato che questa lodevole iniziativa è riuscita a coinvolgere il mondo della scuola, i docenti, gli operatori culturali, i cittadini e tanti giovani chiamati tutti a interrogarsi e a confrontarsi con uno dei più gravi attentati allo Stato e alla democrazia italiana. In questa epoca di facile dimenticanza e di evidente debolezza della politica e del suo servizio. Ha fatto bene la Regione Puglia a riproporre testimoni eccellenti, autentici e luminosi come A. Moro.

Fu proprio lui, da buon profeta, ad invocare un nuovo umanesimo, una rinascita morale, politica, economica e culturale e a pronunciare un severo monito agli Italiani che è bene tenere presente e che è sempre attuale e che dice: “Questo Paese non si salverà se la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera; se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

                                                                                           On. Aldo Moro

Effettivamente per come l’Italia sia caduta in basso nel terzo millennio si sente il bisogno di rinascere con un “nuovo Risorgimento dei doveri e non solo dei diritti”.

Non ha esagerato per niente la brava prof.ssa Bianca Tragni, quando da storica avveduta nella premessa del suo libro “I NOSTRI EROI”, sottolinea l’esigenza del risorgere e paragona Aldo Moro agli Eroi risorgimentali come Giuseppe Mazzini, profeta dei Doveri.

La mostra ha come titolo: “Moro Eroe della Puglia”, ed io sottolineo, della Puglia verso il mondo. 

La parola “EROE” appartiene a quelle persone illustri, dotate di virtù eccezionali, coraggiose che vengono ammirate dagli altri. Moro viene ammirato non solo come fine pensatore politico ma soprattutto come educatore, come professore, per aver esaltato il ruolo di formazione della scuola, specie a livello universitario.

L’ha fatto magistralmente ed in modo plastico l’amico, direttore scolastico, prof. Cardano Tommaso, che da estimatore, ha dedicato all’uomo di scuola una epigrafe posta in fronte al suo libro “Noi e gli altri insieme”, evocando una frase di Moro, che merita di essere qui citata integralmente e che dice: “Ogni individuo ha pieni ed eguali diritti all’educazione e all’istruzione; un diritto indispensabile al graduale sviluppo della personalità. Se questo diritto non fosse concesso, sarebbe compromessa quella formazione dell’uomo che sta alla base di una costituzione democratica”.

Così come ho letto con molto piacere la efficace, intelligente e appropriata sintesi politica scritta dalla giornalista dr.ssa Annalisa Facendola, sul periodico di informazione locale “FREE”, sulla figura umana e politica di Moro, definendolo: “Un Uomo, un Politico che non divide l’opinione pubblica, in quanto aveva fatto del senso del dovere il suo impegno politico”.

Concordo, dunque con loro, non solo sulla definizione dei titoli e delle virtù attribuite a Moro, ma soprattutto sull’opportunità di proporlo ai giovani e ai cittadini quale modello politico, che assieme allo stile di vita, unico nel suo genere, lo rende degno di emulazione.

Ricordare Moro, per me, dunque che ha avuto l’onore di averlo avuto come Maestro, come compagno di partito e punto di riferimento, significa non solo portare avanti la memoria ufficiale del suo martirio, anche per il colpevole “delitto di abbandono da parte dello Stato, (cosi come emerge dalle conclusioni della Commissione di inchiesta Moro-2), ma puntare, anche, a riattualizzare il suo pensiero politico ed il suo insegnamento.

Ed è riconoscere un modo per ricordare le nostre radici e la strada per affrontare le sfide del futuro”. Provo in modo sintetico a presentare alcuni concetti fondamentali del suo Pensiero Politico partendo dal primo valore, consacrato all’interno della Costituzione Italiana che attiene all’assoluto rispetto della persona umana.

Nel 1945 nella sua qualità di componente la Commissione Parlamentare dei 75, chiamati ad elaborare la Carta Costituzionale, Aldo Moro non fece mancare il suo determinante contributo alla definizione dei primi articoli relativi ai principi fondamentali, dove domina in assoluto quello sulla concezione che ha della vita e della società, racchiuso nelle parole: “La persona viene prima di tutto”.

In politica estera lasciò un chiaro segno della sua “mediterraneità” auspicando un nuovo modello di società integrata dove potessero coesistere libertà politica, religiosa, culturale ed economica. Visione tanto strategica che consente a tutti i Paesi che si affacciano nel mediterraneo, ancora oggi, di vivere in pace.

Passando alla politica interna, Moro elabora una intelligente teoria, che prese il nome di strategia dell’attenzione: infatti la sua costante preoccupazione era sempre rivolta ad allargare l’area democratica per attuare l’alternanza delle forze democratiche nella gestione del potere.

Era questa la sua idea di Democrazia compiuta, che peraltro consentiva al P.C.I./Partito Comunista Italiano, guidato da Berlinguer, di sottrarsi definitivamente dall’egemonia sovietica. Portano la sua firma di Ministro della Pubblica Istruzione le decisioni di rendere obbligatoria nella scuola media statale la frequenza, assieme alla introduzione della “Educazione Civica” tra le materie di insegnamento.

Ha manifestato una speciale e costante sensibilità verso gli studenti universitari, non disertando mai le lezioni all’Università di Bari e di Roma.

Uguale attenzione e rispetto ha avuto nei confronti del ruolo della Stampa in generale e della “Sua” Gazzetta del Mezzogiorno in particolare, ritenendola importante ed essenziale per una oculata gestione democratica della Cosa Pubblica e strumento utile per una Buona Politica.

Ricca la sua produzione legislativa, scientifica e filosofica sulla Unione Europea, sulla concezione dello Stato, sulle autonomie locali, sulla Giustizia, sul diritto costituzionale, su quello penale e la sua procedura; cosi come è stata rilevante l’attività culturale espressa attraverso i suoi discorsi politici, le sue conferenze di qualità svolte in tutta Italia, in Europa e nel Mondo;

i suoi comizi incantavano ed erano sempre affollati; seguiti da tanta gente comune che applaudiva, anche quando non capiva interamente il complesso e forbito linguaggio moroteo. Non può mancare in questa rappresentazione un riferimento alla dimensione cristiana di Aldo Moro, che da cattolico impegnato in politica, ha saputo conservare la sua integrità religiosa, rimanendo discepolo ardente nella Fede, divenire “sale che ha dato sapore alla storia e luce che illumina il mondo”.

Mi piace concludere questa mia riflessione fatta a ridosso della Mostra, con la preghiera laica, giornaliera che con sincera devozione Moro rivolgeva al Padre Eterno: “Dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare e soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere”.

Resta alta e viva, perciò, in noi Morotei la speranza che la

iniziativa di elevarlo agli onori dell’Altare, postulato della

Federazione dei Centri Studi “A. Moro”, guidati dall’ing.

Ferlicchia e sostenuto dall’avvocato della Santa Sede prof.

Coppola, possa avere successo.

Noi, qui ad Altamura, continueremo a ricordarlo.

Prof Pietro Pepe*

già Presidente del Consiglio Regione Puglia