Il sistema sanitario italiano e l’emergenza coronavirus

Cronaca

Raffaele Vario

Un ospite inatteso e indesiderato si aggira nelle nostre città. Si tratta del virus conosciuto come coronavirus, un virus nuovo e, perciò, pericoloso in quanto non sappiamo come combatterlo efficacemente. Il terrore che sta generando, in gran parte alimentato dai nostri media, contribuisce all’indebolimento del nostro sistema immunitario. Le Regioni, alle quali è affidato il nostro sistema sanitario, hanno reagito, inizialmente, in modo piuttosto confuso. Non bisogna, però, farne una colpa. Trattandosi di un virus nuovo e, quindi, sconosciuto, la reazione del nostro sistema sanitario non poteva essere del tutto consono alla necessità del momento. Almeno nella fase iniziale. Ora, però, grazie al contributo dato dai nostri virologi, sembra che questa guerra si concluderà con la vittoria, non definitiva, però, del nostro sistema sanitario. Sottolineo “non definitiva”, in quanto molto dipenderà dai provvedimenti che lo Stato assumerà, per rafforzarlo (il nostro sistema sanitario), sia in termini di strutture sia in termini di personale sanitario.

Con la riforma sanitaria si è privilegiato il risparmio rispetto al diritto alla salute. Così, in nome del contenimento della spesa, si sono chiusi ospedali e strutture sanitarie senza che ne conseguisse un qualche risparmio. Anzi, considerata l’alta propensione alla corruzione da parte di certi amministratori pubblici, molte risorse economiche sono state destinate a finalità del tutto estranee al fine primario della tutela della salute, finendo a impinguare le fortune economiche private, di imprese e dirigenti del settore.

Va aggiunto che la riforma pensionistica voluta dalla Lega (quella conosciuta come quota cento) ha contribuito in modo significativo al pensionamento di medici costretti a lavorare oltre ogni limite di orario ed esposti a facili denunce da parte di cittadini che, pur di conseguire risarcimenti spesso non dovuti, non hanno esitato di accusarli (i medici) di errori dovuti a presunte imperizie e superficialità. Su questo versante il Governo nazionale, di intesa con le Regioni, potrà predisporre disegni di leggi volti a punire denunce facili e a coprire, con polizze assicurative efficienti, i rischi professionali di tutti gli operatori ospedalieri.

Un’ultima considerazione ritengo necessaria. Il sistema sanitario è comprensivo sia di strutture pubbliche sia di strutture private. Tutte obbligate per legge a collaborare nei casi di necessità e urgenza. Ognuna, al fine di consentire alle strutture pubbliche di svolgere regolarmente la loro attività anche nei momenti difficili delle epidemie, ha l’obbligo di mettere a disposizione spazi e competenze per assicurare, nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale e nel rispetto delle norme costituzionali, la migliore assistenza possibile.

Aggiungo che lo Stato ha, comunque, il potere e il dovere di coinvolgere le strutture sanitarie private nei compiti che le situazioni speciali richiedano. Anche con la forza della legge.