Telelavoro e controllo sui lavoratori

Diritti & Lavoro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un’articolo di un ragazzo di 28 anni, tecnico informatico per lavoro e hobby presso una società di telecomunicazioni che lavora per grossi brand  come
Vodafone e Fastweb è un appassionato e divulgatore di informatica
forense e una grande passione per la lettura.

Il Corrierepl.it, aiuta i giovani a crescere e proporsi al grande pubblico. Ai lettori chiediamo il loro parere.

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Articolo 4, comma 1, legge 300 del 1970, meglio nota come Statuto dei
Lavoratori recita:
“E’ vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per
finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”.
È sotto gli occhi di tutti che l`emergenza coronavirus ha fatto sì che
le aziende  favorissero il telelavoro, lavorare da casa con l’utilizzo
di strumenti informatici e telematici, nella maggior parte dei casi
forniti dal proprio datore di lavoro.

Questo modernissimo modello di lavoro con la sua flessibilità sia
nell’organizzazione , sia nella modalità di svolgimento, ovviamente
sotto un profilo giuridico ha posto diversi dubbi soprattutto nei
confronti dei più scettici. Uno dei quali è il potere di controllo e
repressione da parte del datore di lavoro di comportamenti illeciti da
parte del dipendente attraverso l’uso di programmi spia o di analisi dei
file di log.

Ovviamente le due normative che occorre tenere in considerazione sono:
il decreto legislativo 197/03, codice in materia di protezione dei dati
personali e lo Statuto dei Lavoratori.
Bisogna fare alcune distinzioni. Soprattutto capire quale è il motivo
per cui il datore di lavoro vorrebbe fare la perizia informatica, se per
motivi preventivi, nella prevenzione di un atto contro la policy
aziendale o per accertamento di un reato presumibilmente
commesso  (email aziendale utilizzata per fini illeciti,
condivisione  con l’esterno di dati sensibili dei clienti,
visualizzazione siti web  non riconducibili alla missione
lavorativa),  ovviamente perpetrato con dispositivi elettronici
aziendali come cellulari, PC, indirizzi email compresi applicativi
dedicati al settore di interesse.

Ci sarebbe anche il comma 2 dell’articolo 4 dello Statuto dei
lavoratori, da analizzare in questo frangente, che recita:
“Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da
esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro,
ma dai quali deriva anche la possibilità di controllo a distanza
dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo
accordo con le rappresentanze sindacali aziendali”.

Questo autorizzerebbe il datore di lavoro all’utilizzo di un programma
spia da inserire all’interno di qualsiasi dispositivo che permetterebbe
la registrazione dei messaggi di posta elettronica, memorizzazione
sistematica delle pagine web visualizzate, lettura e registrazione dei
caratteri inseriti tramite tastiera, previo accordo siglato con le
parti, tramite avviso scritto o concordato preventivamente. Ovviamente
il titolare dell’azienda, sempre avendo avvisato il propri personale da
contratto firmato o tramite policy in bacheca, potrebbe porre sotto
controllo una postazione specifica o un’intera rete locale se fosse
venuto a conoscenza di comportamenti illeciti da parte di qualcuno che
mette in cattiva luce il nome dell’azienda stessa o il suo ordinamento
interno.

Ovviamente per avere esito positivo in sede processuale per effettuare
un controllo informatico ci dovrà essere un valido motivo e devono
esserci le condizioni per poter procedere. In primis il dipendente
doveva essere stato informato tramite atto scritto delle limitazioni,
poste sull’utilizzo di internet e delle mail su dispositivo aziendale e
anche sul codice etico dell’azienda e sulle possibili conseguenze.
Ovviamente il controllo telematico non deve essere continuo e anelastico
e deve lasciare autonomia al dipendente, qualsiasi dato sensibile dovrà
essere attinente all’indagine e dovranno essere tutelati tutti i dati
della sfera personale come convinzioni religiose, filosofiche, opinioni
politiche, lo stato di salute o la vita sessuale.

Per evitare questo le aziende potrebbero porre un controllo indiretto
sui loro dipendenti come configurare dei sistemi o utilizzo di filtri
che prevengono determinate operazioni, limitando gli upload o l’accesso
a determinati siti.

Abbate Valerio