Il  quartiere  Padreterno

Cultura & Società

BARI – Verso la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, la città di Bari subì un esponenziale incremento demografico, causato in special modo da due fattori: l’alto tasso di natalità (Alla metà del XIX sec. La Puglia è la prima regione in Italia per le nascite) e un ridotto flusso delle migrazioni (Bari è una città florida dal punto di vista commerciale e i suoi abitanti non hanno ragione di cercare interessi oltre i confini della Città). I falliti tentativi di proporre un accettabile piano regolatore per il quartiere murattiano, l’inizio della riqualificazione del Borgo Antico (Ing. Cicciomessere 1892) e la costruzione della Cinta Daziaria1, parallela ai primi fasci di binari della Ferrovia Adriatica, porteranno a un progressivo spostamento verso sud dei nuovi insediamenti urbani. Il piano per l’estensione della città disegnato dall’ Ing, Veccia nel 1913 (fig.1) interesserà l’estensione dei nuovi insediamenti fino alla terza mediana prima della frazione di Carbonara. Con queste premesse sorgono i nuovi quartieri suburbani denominati

Carrassi e San Pasquale. Le parallele geografiche su cui sorgono i nuovi rioni sono: la via detta “di Carbonara” e Via Vaccarella. L’arteria principale, dove si estenderà il nuovo quartiere Carrassi sarà proprio la via di Carbonara, qui saranno costruiti i primi opifici, i villini per i dipendenti poste-telegrafonici, le prime strutture pubbliche2, le monumentali ville appartenenti ai ceti alti della cittadinanza (magistrati, notai, ricchi mercanti). Se questa parte di quartiere appartiene a un ceto colto e borghese, insidiatosi anche sull’attuale Via Giulio Petroni, scendendo verso la frazione di Carbonara, si concentrano le casine di piccoli commercianti e di modesti imprenditori, alcuni tra essi affittuari dei suoli appartenenti ai canonici del Capitolo Metropolitano che proprio in quest’ area avevano la maggior parte dei loro possedimenti3. Il quartiere Carrassi si presenta, dunque, fino dalla sua nascita, come agglomerato eterogeneo e luogo di convivenza di diverse classi sociali.

La chiesetta di Padreterno 

Prima della nascita ufficiale del quartiere, le cronache, attestavano l’esistenza di un rione chiamato “Padreterno”. Il suo nome derivava dalla costruzione, voluta nel 1894, dal canonico della Cattedrale don Sabino Fiore che realizzò una villa con adiacente chiesetta. La parte della cappellina edificata a filo di strada, accoglieva una nicchia includente un barocco bassorilievo di pietra raffigurante il volto del Padre Eterno. Su di essa, era stata installata una lapide bianca recante l’epigrafe: “Hanc Aediculam Aeterno Patri Dicatam Sabinus Fiore Can.cus Primus Cantor Metrop.nae Barensis AD 1894 Instauravit”. Data l’originalità dell’opera (sono rarissime le edicole dedicate alla Prima persona della Trinità) le vie prospicenti e gli isolati vicini ne ereditarono il nome. Proprio di fronte alla chiesetta v’era il “terzo scambio” della linea tranviaria Bari-Carbonara-Ceglie conosciuta dai pendolari con il nome di “fermata Padreterno”. Davanti ad essa sostavano gli abitanti dei vicini casolari per la recita del Rosario e nonostante la distanza dal centro più popolato, per un brevissimo periodo (1917-1918) divenne il centro spirituale della parrocchia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento, voluta nel 1916 dall’Arcivescovo di Bari Mons.

1 I primi progetti risalgono al 1870

2 La Chiesa Russo-Ortodossa (1913); La Scuola Elementare “Carlo del Prete” (1928) che durante la II guerra mondiale verrà

trasformata in Ospedale Militare; Il Carcere Giudiziario (1926)

3 Mons. Marcello Mimmi più volte chiederà al Capitolo di offrire, in questa zona, un appezzamento per la costruzione del Seminario Arcivescovile.

Giulio Vaccaro. Il professor Luigi Sada4, dopo accurate ricerche, ne fece coincidere l’ubicazione con l’antica “Torre di Vrunnolo”, uno dei primissimi abitati che si trovava in Bari risalendo la via per Carbonara. Con l’andar del tempo, trovandosi immersa tra vasti appezzamenti di campagna, divenne meta delle gita fuori porta delle famiglie baresi e luogo ambito dove passare i giorni precedenti Le Ceneri o il lunedì di Pasqua. Negli anni ’60 subì un progressivo abbandono e nel gennaio 1972 si giunse alla decisione di abbattere la chiesa per far spazio ad un ampio complesso residenziale. Una petizione promossa da alcuni cittadini riuscì a salvare l’edicola che mediante atto pubblico firmato dal notaio Carbone, il 29 maggio 1972, dopo aver interpellato i tecnici del Comune e della Sovrintendenza ai monumenti dichiarò che esisteva una variante del progetto di lottizzazione approvato con decreto del Presidente della Giunta della Regione Puglia (n. 64, del 23 maggio 1972). Nel 1975 venne restaurata e lasciata nel luogo ove sorse.

Una teoria per i confini del quartiere 

Alla fine degli anni ’50 a seguito dell’incremento edilizio iniziano a sparire le ville situate sulla Via di Carbonara, le campagne svaniscono nell’affannosa compra-vendita del mattone e le vie di comunicazione annullano gli spazi tra centro città e periferia. Il 30 luglio 1953 con decreto ministeriale la frazione di Carbonara diventa autonoma dal Comune di Bari e la Contrada Padreterno è inglobata nel quartiere Carrassi. Le informazioni che abbiamo sul quartiere sono per lo più desunte dai giornali dell’epoca e attraverso di esse possiamo disegnare i confini di questo storico rione.

La porta d’accesso della città, per chi giungeva da sud era all’altezza di via Podgora, si percepisce dalla scritta a stampatello presente tutt’oggi su un edificio costruito nel 1931 su Corso Alcide De Gasperi5 all’altezza di quella stessa via. Potremmo posizionare qui il confine nord della contrada. Visto che sia il Carcere Giudiziario presente dal 1926 è già descritto essere in Loco Carrassi così come per l’adiacente “Campo degli Sports” sorto nel 1925 e abbattuto nel 1969. Il confine sud è rappresentato dalla Circonvallazione per la Strada Statale 16, poiché oltre essa, i più iniziano a riconoscere l’ingresso di Carbonara. Ad Ovest la questione si fa più ambigua perché alcune fonti situano la Basilica di Santa Fara nel rione Padreterno, ma consultando i decreti di erezione del 1945 della comunità francescana si fa riferimento solo agli appezzamenti di terreno del Sig. Di Cagno sulla Via di Bitritto. E’ pur vero che l’antico confine di Carrassi era la ferrovia per Taranto ed è quindi possibile che i suoli del Di Cagno fossero stati acquistati dagli stessi proprietari dei suoli del Padreterno e per comune accezione si riconducesse la vasta area di terreno all’unico proprietario: il Capitolo Metropolitano. A questo si aggiunga che la Parrocchia di Santa Maria Maddalena, su via Giulio Petroni è considerata agli inizi della sua costruzione (1970) ancora all’interno di “Padreterno”. A Est il discorso si semplifica perché se il quartiere è inglobato negli anni 60 in Carrassi e Mons. Vaccaro nel 1916 fece coincidere i confini della Parrocchia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento con i confini amministrativi del nuovo quartiere è la stessa Via di Carbonara a rappresentare il confine orientale del rione Padreterno.

4 Autore, con alcuni ragazzi del doposcuola Massari dell’unico saggio pubblicato riguardante il Quartiere Carrassi. (1963)

5 Già Via di Carbonara rinominata con Decreto Comunale del 29 luglio 1968