Conte peggio di Cadorna

Cronaca

Piccolo uomo incapace di autocritica, sempre alla ricerca di capro espiatorio

Gli storici hanno stabilito che la battaglia di Caporetto si trasformò in una disfatta epocale per l’Italia per il combinarsi delle nuove tattiche di assalto austro-tedesche e per i clamorosi errori dello stato maggiore italiano, da identificarsi nelle persone dei Generali Cadorna, Capello e Badoglio. Quella vicenda purtroppo mostrò il peggio (ma per certi versi, vedremo dopo, anche il meglio) del nostro paese.

Luigi Cadorna, comandante in capo, uomo onesto, ma duro, rigido, incapace di autocritica e di rapporti di carattere politico,  nell’annunciare  la sconfitta, emise questo bollettino di guerra del 28 ottobre 1917:

La violenza dell’attacco e la deficiente resistenza di alcuni reparti della 2a Armata, un bel modo per scaricare le responsabilità dei propri errori sulle spalle dei soldati che ormai o erano morti o si avviarono ad una durissima prigionia che lui, al contrario degli altri comandi alleati, non fece nulla per alleviare. Una mossa che gli attrasse l’odio elle truppe ed il disprezzo degli altri comandanti alleati che, alla fine, ne chiesero la testa.

Il presidente del consiglio (tutto minuscolo, adatto alla sua dimensione umana) Giuseppe Conte quando cerca di scaricare le responsabilità dell’epidemia in Lombardia e Veneto sull’Ospedale di Codogno sui medici ed infermieri dell’istituto, gente che rischia la propria vita e che ha speso innumerevoli ore al servizio della Comunità, poco pagati e poco rispettati, si comporta come Luigi Cadorna, scaricando sui soldati le colpe del proprio stato maggiore. Un atteggiamento umanamente riprovevole, lontano dal concetto di onore, ma questo ci può stare nella politica italiana attuale, ma anche lontano da ogni capacità di Leadership. Ha fatto bene il governatore Fontana a difendere i propri dipendenti ospedalieri, come sempre fa un buon comandante che assume le responsabilità per gli atti dei subordinati. Conte rivela la propria natura di piccolo, piccolo, piccolo uomo, a cui auguriamo di essere presto chiamato a rispondere delle proprie incapacità.

Però bisogna anche avere speranze. Caporetto fece emergere due persone: il Generale Armando Diaz, un napoletano che non sarò stato un genio della strategia, ma che aveva una chiara visione che la guerra doveva essere vinca con i soldati, non nonostante loro, e che fece del proprio meglio per trattarli bene e tutelarne le vite in vista dell’attacco finale.

Quindi un eroe poco conosciuto, il Generale Alfonso Dallolio, un bolognese pratico che capì quello che ora è un motto generale , cioè che “I dilettanti parlano di tattica, mentre i professionisti parlano di logistica”, e comprese che ad un esercito combattente bisognava accompagnarne uno industriale, in grado di rifornirlo e mantenerlo con abbondanza. Le situazione difficili rivelano gli uomini e li fanno distinguere dai ratti…

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