Un “gratta e vinci” pericoloso alla corona virus

Cronaca

Difficile che io compri un “gratta e vinci”, ma mi è venuta voglia stamattina durante la mia solita passeggiata, di acquistarne uno. Entro dal tabaccaio sotto i portici, dimenticando che la cara moglie mi ha raccomandato di non entrare nei locali gestiti da cinesi. Non si sa mai. Mi dispiace per i poveri cinesi, ma che ne sai se un loro parente non è tornato da poco dalla zona dove si è diffuso il coronavirus? Che ne sai? Così ha ragionato la consorte.

E va bene.  Ma chi ci ha pensato che quella tabaccheria è gestita da cinesi? E dietro il banco c’è lui, il bravo cinese che per prendere il cartoncino colorato, s’inumidisce la punta delle dita. E allora? Che cosa c’è di male? Niente, niente. Solo che le dita non se l’è inumidite su una spugnetta ma se le è portate alla bocca. Che gli dici, al bravo cinese, per di più che prima di rendermi ben conto del gesto che aveva fatto già avevo afferrato il “gratta e vinci”? Me ne sono uscito. Ho grattato con cautela. Poi mi sono lavate le mani ad una fontanella.  Non ho vinto nulla. L’ho riferito a mia figlia che mi ha detto: “Avrai vinto un bel coronavirus”. Povero me tapino!

Renato Pierri