Come scrive Tom Luongo su Europe Reloaded, anche se il baluardo estremo del PD ha retto all’assalto del centrodestra, le elezioni in Emilia-Romagna e Calabria hanno confermato lo spostamento del quadro politico italiano. Il dato che più allarma le élite è il collasso repentino del movimento Cinque Stelle, attuale partito di governo e di maggioranza relativa in parlamento e quasi sparito nelle ultime elezioni regionali. Questi risultati non potranno che portare a turbolenze nella maggioranza parlamentare. La Lega si conferma invece un partito anti-establishment, capace di conservare la propria identità e di dettare l’agenda politica italiana, a differenza dell’ormai morente movimento grillino. 

Di Tom Luongo

C’era una vera paura in Europa per quello che poteva accadere lo scorso fine settimana in Italia. Le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria avrebbero potuto essere terribili per la fragile coalizione di governo tra PD e movimento Cinque Stelle.

Ma il centro-sinistra ha retto contro la campagna garibaldina di Matteo Salvini e della sua coalizione guidata dalla Lega.

L’Emilia-Romagna è la culla del comunismo italiano, ed è stata un fortino inespugnabile della sinistra per decenni. Anche se Salvini e soci non sono riusciti a vincere la battaglia, questo è un classico esempio di sconfitta che fa fare passi avanti.

Si tratta di un enorme passo avanti per il centro-destra italiano che influenzerà il modo in cui la regione viene governata. Ma la questione importante qui riguarda i Cinque Stelle.

È altrettanto chiaro che i Cinque Stelle sono al collasso completo come partito di opposizione, avendo ottenuto solo il 3,5% in Emilia-Romagna e il 7,3% in Calabria.

A livello nazionale, i sondaggi danno i Cinque Stelle tra il 15 e il 17%, il che significa che stanno dirigendosi verso l’irrilevanza politica se i numeri dovessero scendere ulteriormente. Ma dove andranno a finire questi voti?

I Cinque Stelle sono nati come partito di opposizione alla élite politica italiana vecchia e corrotta. In origine erano un partito nettamente euroscettico, ma non hanno gestito bene la transizione da partito emergente che fungeva da pungolo, incanalando la frustrazione degli elettori, in una forza governativa davvero efficace.

Mattia Zunianello ha scritto un articolo sul Blog della Scuola Londinese di Economia e Scienze Politiche riguardo al modo in cui la mancanza di coesione interna dei Cinque Stelle li abbia condannati a un volo di Icaro, troppo vicino al sole, destinato a schiantarsi al suolo, mentre la Lega di Salvini continua a essere una forza capace di trasformare la politica italiana per una generazione.

“Inizialmente i Cinque Stelle sono emersi (e sono rimasti fino al 2018) come partito antisistema che si rifiutava di cooperare con altri partiti del sistema, e si presentava come un polo a parte, in contrapposizione sia al centro-destra sia al centro-sinistra. Al tempo, dichiarava che avrebbe cooperato con gli altri partiti solamente per discutere i singoli problemi e le singole leggi. Il M5S rigettava la legittimità degli altri partiti nella maniera più decisa e una collaborazione a tutto tondo era esclusa a priori. 

Tuttavia, i partiti antisistema spesso finiscono per integrarsi nel sistema che avevano avversato in precedenza. Questo è particolarmente vero per i partiti populisti, che diventano la “nuova norma” nel sistema europeo dei partiti e dei governi attuali. L’integrazione e la legittimazione dei partiti politici può essere un processo lungo o breve, secondo i vari incentivi del sistema politico e i risultati elettorali, ed è generalmente accompagnata da una serie di riforme organizzative e programmatiche. 

Il punto più alto dell’integrazione dei partiti populisti è rappresentato dal loro ingresso finale nel governo nazionale. In molti casi, i partiti populisti riescono in realtà a sopravvivere al loro ingresso nel governo, e perfino a guadagnare voti nelle elezioni seguenti. La Lega italiana ne è un chiaro esempio. Dopo una disastrosa prima esperienza al governo (1994), la Lega, nel tempo, ha beneficiato di un “processo di apprendimento”. La Lega ora ha una lunga esperienza di partecipazione al governo e domina l’agenda politica italiana. Secondo i sondaggi, il partito di Matteo Salvini è oggi di gran lunga il più forte nel paese (stimato al 32%).”

Ecco la ragione per cui il consenso della Lega in Emilia-Romagna è aumentato costantemente nel corso delle ultime tre elezioni in questa zona, ed è stato quasi in grado, in un orizzonte temporale di soli tre anni, di rovesciare l’establishment locale. Solo un’aspra battaglia che ha portato a un’affluenza massiccia, di quasi il 59%, ha impedito all’Emilia-Romagna di diventare “azzurra”.

Le elezioni precedenti avevano registrato un’affluenza di appena il 30%. Chi si scomoda a votare quando il risultato è già scontato?

Se guardate attentamente i risultati, vi accorgerete della cosa che rende inquieti questa mattina i plutocrati italiani. I consensi globali dei Cinque Stelle e del PD sono scesi complessivamente di 20 punti percentuali. Non solo il Movimento Cinque Stelle è in caduta libera, ma sembra anche che il PD potrebbe raggiungerlo presto. Il prossimo governo in Emilia-Romagna non darà gli elettori per scontati, come ha fatto fin qui.

La Lega e i Fratelli D’Italia hanno raccolto i sette seggi di governo che ha perso il PD, che non può più governare con una maggioranza bulgara.

I risultati in Calabria sono anche peggiori. La coalizione di centro-sinistra ha perso più di 32 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014. E anche se il risultato finale non è mai stato in dubbio alla vigilia, non dovrebbe essere comunque sottovalutato. Come per le elezioni in Umbria dello scorso autunno, questi risultati dicono a tutti che all’orizzonte per l’Italia ci sono grandi cambiamenti.

Oggi i mercati hanno tirato un respiro di sollievo. Salvini per il momento è stato ricacciato indietro. Ma per quanto? Certo, la coalizione di governo sopravviverà un altro giorno. Certo, oggi è un po’ più forte di quanto fosse ieri. Ma il Cinque Stelle è un partito avviato verso il collasso e i contrasti tra i suoi membri più importanti continueranno fino a quando la coalizione non si romperà.

Salvini ha fatto la mossa giusta in agosto, dissolvendo la coalizione. Mentre l’Italia affonda economicamente e politicamente, lui si trova nella posizione di guidare i populisti, assicurarsi il loro sostegno e guadagnare consensi mentre il governo si prende tutte le colpe.

E, come suggerisce Zulianello, dal momento che la Lega è un’organizzazione correttamente costituita e funzionale, quando ritornerà al governo lo farà con un chiaro mandato e obiettivi chiaramente definiti.

Il Movimento Cinque Stelle non potrebbe mai riuscire a produrre queste due cose.