Anziani: fragili ma forte l’economia

Cultura & Società

Rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Centro studi di Confindustria

Rapporto del Centro Studi di Confindustria sull’economia della terza età. Mentre uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità rileva che il 19% degli anziani in Italia è a rischio di fragilità, una condizione che si aggrava con l’età, riguarda infatti il 12% dei 65-74enni e il 30% fra gli ultra 85enni, è fortemente associata allo svantaggio socio-economico (sale al 28% fra le persone con molte difficoltà economiche e al 24% fra le persone con bassa istruzione) e disegna un chiaro gradiente geografico Nord-Sud (13% nel Nord contro il 24% nel Sud Isole).
Aumentano gli anziani e aumenta in modo consistente anche la loro spesa, che si aggira ormai sui 200 miliardi, quasi un quinto dei consumi totali delle famiglie: Il Centro studi di Confindustria ha così analizzato in questo rapporto la capacità di spesa di più di 13 milioni di persone.
La domanda è in forte crescita non solo in sanità e nell’assistenza ma anche da quello dei consumi alimentari, culturali, di comunicazione e turistici.
La quota di spesa pubblica per il capitolo “vecchiaia” vale circa il 27% del totale ma bisogna tenere conto anche della spesa privata per domanda di servizi domestici di assistenza e cura che è a carico delle famiglie e che dà occupazione a circa 1,6 milioni di persone (tra badanti e personale domestico).
“L’Italia si caratterizza per avere una popolazione mediamente molto longeva (81 anni gli uomini e 85 le donne) e con una quota di over 65 tra le più alte al mondo: nel 2018 erano 13,6 milioni (22,8% del totale), in aumento dell’11% dal 2012. Sono previsti crescere ininterrottamente fino al 2047, quando saranno quasi 20 milioni (34%)”.
Perché sta invecchiando la popolazione? “Tale fenomeno è – secondo Confindustria – il risultato di una caduta a lungo termine dei tassi di fertilità e di un aumento dell’aspettativa di vita (longevità); quest’ultimo effetto riflette diversi fattori, quali la riduzione della mortalità infantile, i progressi nella sanità pubblica e nelle tecnologie mediche, una maggiore consapevolezza dei benefici collegati a uno stile di vita sano, l’allontanamento dal lavoro faticoso a favore di professioni terziarie, il miglioramento delle condizioni di vita”.