La Paleocity  di Altamura a confronto con il Museo tedesco di Neanderthal

Ambiente & Turismo

Giovanni Mercadante

 La direttrice tedesca    Bärbel Auffermann  

 (foto Salvatore Cagnazzi)

L’uomo di Altamura sotto la lente di ingrandimento della direttrice Bärbel Auffermann   del Museo tedesco di Neanderthal (Dusseldorf). L’incontro, svoltosi venerdì 31 gennaio 2020 nel Teatro Mercadante, ha visto protagonisti sul palcoscenico tre persone: la predetta direttrice Bärbel Auffermann (accompagnata dall’interprete per la traduzione simultanea dall’inglese in italiano, fatta egregiamente),  Luca Dal Pozzolo della Fondazione Fitzcarraldo e l’Assessore alla Cultura della città di Altamura Nino Perrone. In platea presenti la sindaca avv. Rosa Melodia, il presidente del consiglio comunale Dionigi Loiudice, il prof. Giorgio Manzi,  il prof. Pietro Pepe. Purtroppo da quanto è stato possibile vedere, non è stata registrata la presenza di nessun rappresentante delle forze politiche dell’opposizione, soprattutto per prendere coscienza dalla viva voce di chi viene da lontano ad illustrare le esperienze acquisite, il percorso fatto e l’attuale situazione del Museo di Neanderthal che ha attraversato anni tormentati, come quello di Altamura, per stare in linea con le politiche culturali. Ma andiamo per gradi. L’introduzione fatta dall’Ass. N. Perrone è stata molto chiara. L’Amministrazione Melodia in carica sta facendo un confronto per rafforzare le potenzialità del patrimonio della Paleocity di Altamura. Il Neanderthal  tedesco  scoperto nel 1856 non è stato valorizzato subito, bensì ci sono stati anni di scetticismo, decenni di rinvio e molte altre criticità con l’avvento della prima e della  seconda guerra mondiale.                          L’Assessore alla cultura Nino Perrone L’Amministrazione Melodia ha pensato anche di confrontarsi con Burgos (Spagna), il cui sito paleoantropologico Atapuerca  più antico del mondo risale  a più di un milione di anni fa; l’uomo di Altamura è collocato attualmente  al 3. posto  (circa 150  mila anni fa) : 1. Burgos, 2. Neanderthal 3. Altamura. Fatte queste premesse. Il confronto serve per studiare la conservazione dei reperti fossili e quindi continuare la ricerca per l’umanità. I reperti fossili dell’uomo arcaico di Altamura sono unici al mondo per la loro interezza (cranio, arti inferiori e superiori). Il prof. Giorgio Manzi dell’Università la Sapienza di Roma, contestato l’anno scorso per una paventata ipotesi di trasferimento di qualche frammento del reperto a Roma, continua a mantenere costante la sua attenzione su questo tesoro conservato nelle viscere della grotta di Lamalunga scoperto dal gruppo speleologico altamurano, il cui direttivo dell’associazione C.A.R.S. è stato recentemente rimodulato. Infatti, il prof. Giovanni Ragone, fermo oppositore del trasferimento,  non è più  presidente, a seguito di recenti elezioni alla scadenza naturale dopo tre anni;  al suo posto è stato nominato Giovanni Dinardo. E’ auspicabile che il nuovo presidente continui a mantenere ferma la rotta del C.A.R.S. L’altro argine resta il diniego del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, che guarda caso, all’incontro di venerdì 31 gennaio non c’era nessuno (né il Presidente, né il vicepresidente, né il direttore). Della Sovrintendenza dei Beni culturali di Bari erano presente la dott.ssa Francesca Radina, e la dott.ssa Elena Saponaro della rete museale della città metropolitana di Bari. Per giustezza d’informazione è stato preso atto dell’intervento dalla platea di tre persone, tra cui il noto Francesco Fiore dell’Associazione culturale ORA che si batte contro ogni forma di trasferimento del reperto e di Carlo Moramarco. L’Ass. N. Perrone nel suo incipit ha sottolineato che una volta stabilite le linee guida per la valorizzazione del  sito paleontologico altamurano, il sistema potrà costituire una leva economica. Si potrà realizzare lo studio di fattibilità del reperto con simulazione di dati, stabilire delle relazioni con gli altri due musei in  una specie di rete museale internazionale di Categoria 2; inutile pensare al momento all’UNESCO. Il responsabile della Fondazione Fitzcarraldo Luca Dal Pozzolo ha dichiarato che i musei sono come i libri che raccontano delle storie. I tre musei messi in rete racconteranno le loro storie intrecciandosi. In altri termini la storia dell’uomo di Altamura potrà avere un posto negli altri due musei e l’immagine della città viaggerà a livello mondiale. Luca Dal Pozzolo della Fondazione Fitzcarraldo La direttrice tedesca  Bärbel Auffermann dirige il museo di Neanderthal da 25 anni, però la struttura solo da 24 anni è stata ufficialmente resa pubblica. Una storia lunghissima quella dei ritrovamenti dei reperti scheletrici  fatti nella valle di Neander (Dusseldorf), il cui sito è rappresentato da un’area piuttosto pianeggiante, ai cui margini insiste  un canyon molto romantico lungo circa un chilometro,  con pareti ripide. Località suggestiva immortalata  da molti pittori tedeschi dell’800. Purtroppo all’inizio del ‘900 l’industrializzazione  e l’estrazione di pietre lungo il costone ha trasformato radicalmente l’habitat. Infatti per l’attività di estrazione  furono impiegati molti operari cavatori di Carrara, autori della scoperta di resti umani del Neanderthal. Il grande scienziato inglese Charles Darwin fu il primo a interessarsi di questa eccezionale scoperta pubblicando un suo lavoro sull’evoluzione dell’uomo nel 1859. La figlia dello scopritore dei resti fossili li vendette anni dopo al museo di Bonn, dove attualmente sono custoditi. Insomma, il sito di Neanderthal non ha nulla, piuttosto bisogna ammettere che  i tedeschi sono stati bravi ad inventarsi un museo. E’ stata valorizzata la località con un sistema museale avviato nel 1937  fino a giungere alla sua definitiva sistemazione nel 1996 per vederlo nella sua attuale organizzazione, il cui anniversario di 25 anni di attività ricade proprio nel 2020 con una mostra permanente. Negli ultimi anni sono stati  fatti  notevoli aggiornamenti; nel 2016 la struttura museale è stato rimodernata con la ricostruzione dell’uomo di Neanderthal seguendo ricerche scientifiche. Sono stati realizzati 14 esemplari mettendoli in esposizione. Il complesso museale organizza mostre temporanee itineranti per tutta la Germania dedicata alle migrazioni dei rifugiati. Molti progetti di ricerca sono in corso in Iran e Afghanistan, i cui concetti prioritari sono equità, diversità e inclusione. Il museo di Neantherdal prevede percorsi didattici all’interno del parco, vengono affittati spazi per attività commerciali e culturali. In questi ultimi anni il numero dei visitatori è aumentato in modo esponenziale. Ci sono delle guide per visitare le varie mostre. Inoltre, l’organizzazione museale promuove l’immagine del sito anche sui battelli che operano sul fiume Reno. Tutte queste attività hanno portato proventi per l’autogestione, il cui contributo, facendo una media, è stato valutato nella misura di € 10,- per visitatore. Attualmente il museo di Neanderthal ha 45 dipendenti; il consiglio di amministrazione è costituito da 12 persone che si riunisce  due volte all’anno per decisioni gestionali. L’apertura del museo di Neanderthal ha vissuto una storia tormentata, forse non godeva di buona reputazione per lo sconvolgimento che aveva subito la località divenuta ad alta concentrazione industriale; inoltre il museo di Colonia, molto vicino conserva reperti romani di eccezionale valore culturale ed artistico, quindi si vedeva un potenziale concorrente. Fortunatamente, tutto questo è stato superato contro ogni aspettativa. Sono due cose diverse.