Continuano i soccorsi nel Mediterraneo

Diritti & Lavoro

Foto via Twitter/Open Arms

Dalla Libia – soggetto in questi giorni di un nuovo report delle Nazioni Unite che ne testimonia le indicibili violenze – si continua a partire. Nel tratto di mare che la separa dall’Europa restano però solo le navi delle ong.

1. La nave di soccorso Open Arms ha salvato 158 migranti
Sono 158 i migranti salvati dalla nave Open Arms in due distinte operazioni di soccorso avvenute al largo delle coste libiche durante la notte tra lunedì e martedì.

Come spiega l’Ong spagnola sul proprio canale Twitter le prime 56 persone sono state imbarcate nella tarda serata di lunedì sera. I migranti stavano viaggiando in acque internazionali e l’operazione è stata completata dopo che il motore della barca Open Arms è stato “provvisoriamente riparato”.

Poche ore dopo, la nave ha invece soccorso altri 102 migranti da una barca in difficoltà.

2. Intanto la Ocean Viking sbarca a Taranto
Non solo i migranti a bordo della Open Arms, da giovedì scorso le navi delle ong hanno soccorso oltre 600 persone, e per alcune di loro l’odissea sembra giungere al termine.

Si tratta delle oltre 403 persone – 216 uomini, 149 minori e 38 minori – a bordo della Ocean Viking a cui è stato da poco assegnato il porto di Taranto come Place of Saftey, e che sbarcheranno la mattina del 29 nel capoluogo pugliese.

Restano ancora in mare le 78 persone soccorse nei giorni scorsi dalla Alan Kurdi.

3. Le comunità ebraiche aderiscono ai corridoi umanitari
Il 28 gennaio è arrivata a Milano una nuova famiglia siriana accolta in Italia grazie ai corridoi umanitari. Si tratta delle prime 7 persone accolte grazie al contributo dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e della Comunità Ebraica di Milano, i cui membri collaboreranno insieme alla Comunità di Sant’Egidio per l’inserimento nel capoluogo lombardo.

Come ricorda la Comunità di Sant’Egidio “a Milano la famiglia sarà ospitata in un appartamento nella zona sud della città: l’accoglienza diffusa rappresenta un elemento decisivo di un progetto, totalmente autofinanziato, che sta favorendo l’inserimento dei profughi arrivati nel tessuto civile e sociale del Paese, nel circuito scolastico per i minori e in quello lavorativo per gli adulti, con grande beneficio per la società.”

Come funzionano i corridoi umanitari dal Libano, ce lo avevo raccontato Eleonora Camilli, partendo dal campo profughi di Tel Abbas a 3 km dalla Siria.

Proprio dal Libano sono attese a Roma altre 86 rifugiati siriani il prossimo venerdì.

4. Tutti i numeri delle migrazioni in Italia
Salvataggi in mare, sbarchi in Italia, statistiche sui rischi della traversata e sugli effetti delle politiche migratorie degli ultimi governi, grafici sui salvataggi delle ONG e sulle partenze dalla Libia.

Tutti i dati – veri e verificabili – raccolti dal ricercatore Ispi di Matteo Villa sulle migrazioni nel Mediterraneo, sono stati raccolti in questo articolo.

Per gli amanti di dati e grafici, da non perdere le nostra dashboard e la raccolta di tutte le infografiche dei nostri approfondimenti.

5. Decreto sicurezza, tra “i sommersi dell’accoglienza”
Taglio dei finanziamenti per i piccoli e i grandi centri dedicati alla prima accoglienza e ai servizi per l’inclusione ed eliminazione della protezione umanitaria: fin dall’approvazione del Decreto sicurezza, Ong e esperti del settore, denunciavano le possibili conseguenze sulla pelle dei migranti e sul tessuto sociale e civile.

Quei rischi sono purtroppo diventati realtà, e sono raccontati in dettaglio nel report curato da Marco Omizzolo per Amnesty International “I sommersi dell’accoglienza”

“I decreti sicurezza hanno peggiorato il sistema di accoglienza in Italia e stanno generando ghettizzazione e povertà, sia economica sia sociale. Una situazione da non sottovalutare perché sta provocando l’aumento di vittime dello sfruttamento lavorativo e delle attività criminali, come dimostrano i processi aperti.”

6. A Trieste tra i volontari che curano i migranti della rotta balcanica

Attraversare migliaia di chilometri nel freddo dell’Europa orientale, schivando le violenze della rotta balcanica, lascia addosso segni psicologici e fisici indelebili. Se i primi non sono tangibili ad una prima occhiata, i secondi si manifestano nei tagli e nelle ferite ai piedi che in troppi non riescono a curare.

Per i migranti arrivati a Trieste ci sono però i volontari dell’associazione “Linea D’ombra”, Rainews ci racconta la loro storia e li segue nel loro lavoro attorno la stazione centrale della città.

7. Le storie di chi decide di partire dalla Tunisia
Tra gennaio e la fine di novembre dello scorso anno, meno di 4.000 persone sono riuscite ad attraversare il Mediterraneo dalla Tunisia all’Italia. Di queste, circa tre quarti erano tunisini alla ricerca di una vita migliore in Europa – una tendenza iniziata dopo la rivoluzione 2010-2011 del Paese e che da allora è proseguita a ritmo sostenuto.

Eleonora Camilli ed Eleanor Paynter ci raccontano il paese nordafricano partendo dalle storie dei migranti della città di Medenine.

Anche noi nei mesi passati ci eravamo occupati di Tunisia: Ilaria Romano ci raccontava la Tunisia delle migrazioni e i dispersi nel Mediterraneo, mentre Romina Vinci – tra rientri volontari e rimpatri forzati – ci descriveva il nuovo volto del paese.

8. Un nuovo report sulle violenze in Libia
I migranti prigionieri in Libia sono “sistematicamente sottoposti a detenzione arbitraria e tortura da parte di “funzionari governativi”. Vi sono poi “sono serie preoccupazioni riguardo al trasferimento di migranti intercettati dalla Guardia costiera libica verso centri di detenzione ufficiali e non ufficiali”, dove si hanno notizie di “omicidi illegali” che sono diventati “molto diffusi”.”

Come spiega Nello Scavo su Avvenire, a pochi giorni dalla chiusura del vertice di Berlino, il segretario generale della Nazioni Unite ha depositato al Consiglio di sicurezza un nuovo rapporto che la Corte penale dell’Aja ha subito acquisito:

“la Libia resta un campo di prigionia a cielo aperto, dove peggiorano le condizioni degli stranieri e si aggravano quelle dei nazionali. Tutti accomunati dal più generale contesto di «abusi e gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario», tra cui si segnalano «esecuzioni sommarie, sparizioni forzate e torture», che continuano ad avvenire «in tutta la Libia nella totale impunità».”

9. Sempre sulla Libia
“Non volevo entrare in acqua. Era troppo rischioso. Pensavo che il viaggio non sarebbe finito e che sarei morta”. Al giornalista che l’intervista a bordo della Ocean Viking Kelly racconta però che nonostante il pericoloso viaggio in mare, “lo avrebbe fatto di nuovo se avesse dovuto, perché vivere in Libia era “l’inferno” e questa era l’unica via d’uscita.

Su Al Jazeera Faras Ghani ci racconta come, tra violenze e abusi, sono purtroppo le donne di ogni età a pagare il prezzo più alto durante il viaggio verso una vita migliore.

10. Migranti e campagna elettorale. Note a margine dopo il voto regionale
Migrazioni e politica. Tra pericolo invasione, pull factor e la sempre verde bufala dello straniero untore, nelle ultime campagne elettorali l’uso strumentale della questione migratoria ha raggiunto vette altissime.

Nella corsa per i consigli regionali di Calabria ed Emilia Romagna si sono ripetuti gli stessi schemi? Puntare sulle paure del centro ansioso ha continuato a funzionare?

Gli esempi migliori arrivano proprio dall’Emilia Romagna.

In questo interessante articolo di Internazionale, è riassunta l’avanzata della Lega in Emilia Romagna, regione nella quale spesso ha cavalcato la protesta contro l’accoglienza e la presenza di stranieri (compito piuttosto facile, facile se come emerge nel rapporto “Sono solo parole, durante la campagna elettorale per la città di Ferrara, il 72 per cento degli articoli riportati dai giornali sull’immigrazione riguardava la criminalità e la sicurezza).

In particolare, parlando di migrazione e dell’associazione migranti/sicurezza, della campagna elettorale in Emilia restano impressi due momenti:

la propaganda leghista fatta al citofono ai danni di un cittadino tunisino – nella quale molte associazioni hanno ravveduti più di un comportamento illegale – le mancate risposte dell’ex ministro a chi – come la candidata Elly Schlein – chiedevano i perchè delle sue assenze in Europa quando si discuteva di cambiare il regolamento di Dublino, da sempre cavallo di battaglia leghista