Regionali ’20. Il Bipolarismo non si scorda mai 

Politica regionale, nazionale e internazionale

di Nicola Zuccaro 

 L’Emilia-Romagna sta al centrosinistra come la Calabria sta al centrodestra. Il rapporto proporzionale scaturito dalle rispettive elezioni regionali dello scorso 26 gennaio, alla luce della contestuale disfatta elettorale dei Cinque Stelle, segna il ritorno del Bipolarismo. Di esso con l’avvento de bipopulismo (da una parte quello pentastellato e dall’altro, quello leghista) si erano perse le tracce, tanto da spingere gli analisti politici a sostenere che il sistema bipolare fosse già entrato nell’archeologia della politica italiana.

Ebbene costoro, dovranno rivedere questa tesi perchè e poichè, complice il contemporaneo ritorno di quella voglia del “proporzionale”, non hanno fatto i conti con quel legame che l’elettorato italiano, sia pure con le disparità generazionali, ha con il Partito. Esso inteso come soggetto politico centrale per la governabilità regionale e nazionale. Un esempio ancor più netto, nonostante la presenza delle liste civiche, proviene dall’ambito municipale e comunale.

Quì, in occasione delle rispettive elezioni, con l esternazione ” Voto la sinistra oppure voto la destra”, a volte pubblicamente esternata dagli elettori, si è avuta l’ulteriore  conferma che la restaurazione del bipolarismo è stata resa possibile anche per il radicamento mentale della contrapposizione bipolare. Una chiave in più per confermare che nell’era del populismo che al popolo non si comanda, anche quando si tratta di restaurare il quadro politico, a partire da quello regionale.