L’altolà dell’Anm alle sanzioni per i magistrati

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Per le toghe la proposta del Ministro pentastellato è “un rischio per la tutela dei diritti dei cittadini”. E dicono no anche ai tempi strozzati per i processi

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Pierpaolo Scavuzzo / AGF
Associazione nazionale magistrati

Un “rischio per la tutela dei diritti dei cittadini”. Cosi’ l’Associazione nazionale magistrati (Anm) bolla la proposta del Guardasigilli Alfonso Bonafede di programmare i tempi – 4 o 5 anni al massimo – dei processi penali, con l’ipotesi di sanzioni disciplinari per le toghe in caso di ‘sforamenti’. I magistrati definiscono “irricevibile” e “brutale” questa previsione – contenuta nella bozza del ddl delega messa a punto dagli uffici di via Arenula e circolata nei giorni scorsi tra le forze politiche di maggioranza – e si dicono pronte a dare battaglia.

Il ministro, allo stato, non ha replicato alle critiche, ma mercoledì prossimo incontrerà i vertici del sindacato delle toghe e quella sarà la sede per chiarimenti e approfondimenti sulla riforma: il tema sarà certo affrontato dai magistrati anche in occasione delle cerimonie per l’apertura dell’anno giudiziario che si svolgeranno venerdì in Cassazione e sabato prossimo in tutti i distretti di Corte d’appello italiani.

Nel testo del ddl delega, “sembra esserci una sorta di messa in mora”, ha osservato il segretario dell’Anm Giuliano Caputo, il quale ha ricordato che la posizione dell’Anm sulla prescrizione – favorevole allo stop dalla sentenza di condanna in primo grado, come previsto con il ‘lodo’ proposto dal premier Giuseppe Conte – espressa fin dal novembre 2018, “non e’ corporativa” e, dunque, “no a contropartite con tempi strozzati e sanzioni: è inaccettabile ragionare in questi termini, davanti al ministro siamo pronti a una risposta incisiva”.

L’Anm, infatti, con il presidente Luca Poniz, ribadisce il suo “essere fuori da qualunque logica di contrapposizione politica: le nostre posizioni non possono essere tirate per la giacchetta, a favore di una parte politica o di un’altra”. Secondo Poniz, inoltre, “non è ricevibile l’idea che se la prescrizione non ci sarà più, si può restare imputati per sempre, come se il giudice decida le sorti di un imputato solo in base al meccanismo burocratico del calcolo della prescrizione”. È un’idea che dobbiamo contrastare”.