Il fenomeno migratorio in Italia

Cronaca

A seguito del dissesto economico che ha colpito buona parte del pianeta, il fenomeno migratorio ha assunto negli ultimi 25 anni una dimensione sempre più ampia tanto da potergli attribuire un vero e proprio carattere sociale, in quanto l’aggravarsi delle condizioni di vita nei paesi più colpiti, rappresenta una delle cause principali alla base di tale fenomeno. L’immigrazione si presenta oggi come uno dei temi principali nell’agenda politica, mediatica ed ha altresì sviluppato gli studi della pedagogia interculturale.

Da sempre il nostro paese è stato caratterizzato da una notevole emigrazione, rivolta sia all’interno che all’esterno, tanto da farne una zona di transito per flussi migratori imponenti In particolare, l’influenza mediatica ha portato molti cittadini ad avvertire la questione come centrale per le sorti del paese e della vita sociale, più ancora dei problemi legati all’economia ed al lavoro. Tale influenza orienta gli italiani nella sfera emotiva, esaltando paure, pregiudizi e sospetti, anche se non è identica per ogni individuo, né certamente avulsa dal personale bagaglio cognitivo ed esperienziale.

Come affermato precedentemente, anche l’attività politica è particolarmente sensibile al tema, e per far fronte alle esigenze connesse al flusso migratorio nel paese, sono stati adottati interventi normativi volti a disciplinare il sistema di accoglienza e sono state aumentate le risorse destinate ai servizi per gli immigrati con l’adozione di diversi provvedimenti, anche a carattere d’urgenza. Specifiche disposizioni hanno riguardato il contrasto all’immigrazione clandestina e sono proseguiti gli interventi di cooperazione internazionale.

Tra i luoghi simbolo di tale fenomeno, vi sono i centri d’accoglienza dei richiedenti asilo, di cui uno dei più importanti è il CARA di Bari Palese, una struttura situata all’interno della base dell’aeronautica militare, la cui apertura risale nel 2008, dove precedentemente insisteva il campo d’accoglienza d’emergenza utilizzato nel periodo estivo, quando il numero di sbarchi sulle coste pugliesi era più imponente. La particolare collocazione di sicurezza. Il controllo sugli ingressi viene effettuato all’ingresso della base militare ed anche al cancello di recinzione dello stesso CARA.

La struttura è organizzata in moduli abitativi prefabbricati posti attorno ad uno spazio dove vi è la mensa, sono altresì presenti due luoghi di culto, una chiesa di 25 mq ed una moschea di 250 mq. Per quanto riguarda i luoghi di svago, vi sono una ludoteca, due campi di calcetto, un campo da basket e nell’ampio piazzale vi sono delle cabine telefoniche di uso pubblico. Per quanto concerne il regime di vita, all’interno gli ospiti sono liberi di circolare senza particolari restrizioni. Il pronto soccorso è sempre attivo e vi è anche un ambulatorio medico.

L’uscita dal centro durante le ore diurne è libera, mentre per uscite superiori alle 24 ore, gli ospiti devono chiedere una specifica autorizzazione alla polizia indicando anche un domicilio e l’ allontanamento non autorizzato dà luogo alla perdita del diritto di accoglienza.

La principale criticità del CARA, è rappresentata dalle condizioni dei moduli abitativi e dei servizi, in alcuni casi letteralmente fatiscenti con evidenti segni di degrado. Più in generale la tensione emotiva all’interno della struttura, è alimentata dai lunghi tempi di permanenza in attesa di una risposta alla propria domanda di protezione internazionale. Il tempo di permanenza medio, è di circa sei mesi, ma spesso gli ospiti attendono anche un anno, tanto da manifestare problemi di natura psicologica e comportamentale dovuti allo stress legato all’incertezza del proprio destino, infatti è molto frequente l’uso di tranquillanti.

A tal proposito, sovente ci sono delle violente manifestazioni di protesta, degenerate in blocchi della linea ferroviaria e della SS16 con conseguenti scontri con le forze dell’ordine, in atti di autolesionismo e risse tra gli ospiti anche per motivi di contrapposizioni tra le diverse etnie/ nazionalità presenti, ma fondamentalmente le proteste sono dettate dalla volontà di sollecitare le procedure burocratiche di riconoscimento dello status di rifugiati, presentate dagli ospiti del CARA.

Alessandra Curto