Ragazza di Potenza subisce violenza perché lesbica

Cronaca

Monica Montanaro

Un fatto sconvolgente è accaduto nell’anacronistico territorio della Lucania. Purtroppo sono all’ordine del giorno gli eventi criminosi che vedono come vittima le donne, che vanno ad alimentare  la piaga sociale dei ‘femminicidi’, un orrore del genere umano pressoché maschile, il quale sospinto dalla sua superiorità fisica, ma inferiorità morale, osa sottomettere e condizionare coercitivamente la libertà della propria partner. Anche in questo orrendo caso la protagonista è una donna, però, omosessuale, pertanto, vittima di uno stigma non soltanto in ambito intra familiare ma anche sociale, abbandonata alla gogna pubblica, alla mercé dello stalker di turno. Questo è il quadro dell’avvenimento amorale accaduto a una giovane ragazza del potentino, Giulia Ventura, che in quanto donna di inclinazione sessuale “diversa” è stata vittima di attacchi e ingiurie gratuite e meschine cagionatele da truci individui. Giulia Ventura, dopo una ritrosia iniziale che la inibiva nel rendere pubblica la sua vicenda alquanto imbarazzante in un contesto piccolo borghese come quello della Basilicata, oggi, si è fatta coraggio e con dignità e orgoglio proprio ha deciso di denunciare il fatto grave di cui è stata vittima nelle ultime ore.

La giovane di Potenza ha pubblicato sul suo account Facebook la sua storia di violenza e sopraffazione corredata di foto e annesso referto medico allo scopo di ammonire le altre ragazze a non farsi intimorire  dai vigliacchi di quartiere e scongiurare, altresì, eventuali altri casi analoghi: “Ero indecisa sul rendere pubblico o meno ciò che mi è accaduto, ma ho deciso di farlo perché non si ripeta mai più una cosa simile. Ciò che avete fatto a me non deve mai più essere fatto ad essere umano”. La ragazza ammette disgustata di essere di essere stata “aggredita per il mio orientamento sessuale“, e racconta la dinamica del terribile episodio misogino che l’ha vista suo malgrado protagonista: “Era mercoledì sera, cammino a piedi, in questa meravigliosa città di Potenza, con le mie cuffiette blu nelle orecchie, sento qualcuno blaterare verso di me, non capendo cosa stesse accadendo, mi tolgo le cuffiette e vedo due ragazzini che, attraversando la strada e si mettono di fronte a me, intralciandomi il passaggio – prosegue la Ventura. Chiedo loro che problemi avessero e dopo due spintoni che mi hanno atterrata, ancora cosciente sento una frase: le persone come te devono morire, vuoi fare il maschio? E mo ti faccio vede come ‘abbuscano’ i maschi”.

“Non ho il tempo di rispondere che il primo pugno mi rompe il labbro, il secondo il naso, il terzo l’occhio. Mi alzo e cerco di difendermi con una testata che credo abbia rotto il naso al mio ammiratore, ma poi cado. Sento due calci, uno sulla costola e uno sulla spalla. Svengo. Mi riprendo dopo qualche minuto in una pozza di sangue, metto la sciarpa in bocca, per via del troppo sangue che perdevo e vado a casa. L’indomani il naso non cessava di perdere sangue e decido di andare in ospedale, la denuncia parte d’ufficio”. Giulia Ventura ha deciso di metterci la faccia e di esibire dinanzi al mondo la sua storia di ragazza omosessuale che vive in una cittadina del sud Italia ancora preda di tabù inossidabili e deleteri pregiudizi sociali che sovente “piegano” le vite e i destini dei soggetti più vulnerabili e deboli della popolazione, allo scopo precipuo che possa servire da monito affinché un fatto obbrobrioso come quello a lei capitato non si verifichi mai più a danno di un’altra persona lesbica o eterosessuale che sia.

Anche il sindaco di Potenza, Mario Guarente, si è esposto facendo sentire la sua voce influente al vertice della capoluogo lucano: “A picchiare quella ragazza sono stati due imbecilli che devono pagare per questo. Per fortuna questa è una realtà sana, dove episodi del genere creano sgomento, scandalizzano, ed è un segnale positivo: vuol dire che è una comunità non abituata a certi casi – riporta il primo cittadino -. Un gesto vile e vergognoso. Chi l’ha consumato merita di subirne le conseguenze, di essere arrestato e punito. Soprattutto perché non si può entrare nella sfera privata delle persone: nessuno può essere giudicato per i propri gusti sessuali, religiosi o quant’altro. E’ un segnale d’ignoranza che, seppure in casi sporadici, si registra in città e nel Paese. C’è bisogno di una sensibilizzazione in tal senso”, aggiunge con fermezza il sindaco leghista. 

A coloro i quali hanno sollevato sul web la polemica riguardo la matrice fascista o della destra radicale alla base di tale gesto vile, considerato che il sindaco milita nel partito il cui segretario è Matteo Salvini, ossia la Lega, Mario Guarente replica loro furente: “Il fascismo è un fantasma del passato. Questo dibattito mi fa incavolare. C’è anche lo squallore di chi specula politicamente su queste cose. Chi parla di fascismo o nazismo tende a rievocare fantasmi del passato. Questi sono due ignoranti, due casi isolati. Purtroppo anche in passato si sono avuto episodi del genere in una città mai governata dal centrodestra se non oggi. Ci vuole un briciolo di dignità e tatto. Bisogna invece far sentire alla vittima la vicinanza della città”, conclude il sindaco di Potenza, accennando al suo proposito e impegno di avvicinare la povera vittima di omofobia, Giulia Ventura, per trasmetterle il suo sostegno e la sua vicinanza in quanto donna e suo sindaco, responsabile degli episodi criminosi perpetrati nel contesto cittadino da lei governato.