Emiliano trionfa alle primarie, ma il dato sui votanti è disastroso

Michele Emiliano trionfa con il 70% delle preferenze nelle primarie per le regionali 2020. Ma i votanti, circa 80.000, sono un tonfo rispetto ai quasi 140.000 (139.652) del 2014, in cui Emiliano prese 76.930 voti, pari al 57,18%.

Elezioni

I risultati delle primarie del centrosinistra, in previsione delle regionali di aprile prossimo, non lasciano ombre a dubbi: il Governatore uscente, Michele Emiliano, trionfa con poco più del 70% rispetto ai suoi competitors, che ottengono i seguenti risultati in percentuale: 14,3 il consigliere regionale Fabiano Amati, 12,1 l’ex europarlamentare e assessore regionale, Elena Gentile e 3,1 lo scrittore, editore e sociologo, Leo Palmisano, unico candidato non riferibile al PD. Hanno votato circa 80.000 pugliesi.

E se fin quì i risultati in percentuale indicano, inequivocabilmente, un vero e proprio trionfo di Emiliano, mentre i risultati in numeri assoluti non sono altrettanto trionfali, anzi. Emiliano nelle primarie 2014 (unico dato realmente paragonabile, trattandosi di analoghe consultazioni), totalizzò, come abbiamo ricordato nell’occhiello, 76.930 voti, pari al 57,18%. In percentuale, dunque, è cresciuto di quasi il 13%, ottimo risultato, ma va anche ricordato che i suoi concorrenti erano Dario Stefano e Guglielmo Minervini. altri calibri rispetto agli odierni, con tutto il rispetto dovuto a questi ultimi. In termini assoluti invece Michelone, (non lo sento da molto chiamare con questo affettuoso nomignolo: sono distratto io o la sua popolarità è in qualche declino?) totalizzò da solo, col 57,18%, quasi altrettanti voti, 76.930, dell’intero numero di votanti attuale (secondo il segretario regionale PD, Marco Lacarra, “circa 80mila”).

Se, dunque è legittima la soddisfazione di Michele Emiliano per il risultato personale conseguito, non riesco a capire i toni trionfali del segretario regionale Lacarra in merito ai votanti. Sbagliato confrontare quei voti con quelli delle elezioni del segretario Zingaretti, primo perchè i dati si confrontano tra elezioni omogenee e le primarie per le regionali, con le elezioni del segretario nazionale, c’entrano come il cavolo a merenda, secondo perchè queste, come quelle del 2014, sono consultazioni di coalizione, quelle di Zingaretti di mero partito.

Ciò chiarito, Lacarra dovrebbe prendere atto che i quasi 140mila che votarono nel 2014, si sono ridotti a 80mila. In un Paese serio si sarebbe già dimesso. In Italia. pure per dimettersi da amministratore del condominio, occorrono le cannonate o, meglio, i provvedimenti giudiziari (poi dicono che i magistrati invadono altri campi!).

La crisi del PD regionale è plateale e sotto gli occhi di tutti; tutti se ne sono accorti, meno che la dirigenza del PD a livello locale. che si dibatte tra non vedenti ed incompatibili. Ed Emiliano, prima delle elezioni, in cui dovrà affrontare, sembra, Raffaele Fitto ed una Lega che in Puglia è cresciuta, ultimamente, in misura esponenziale, farà bene ad affrontare e risolvere i nodi della segreteria regionale e provinciale del capoluogo regionale pugliese. E’ vero  che Michele Emiliano dal PD, di cui era Presidente regionale ed è stato candidato alla carica di segretario nazionale, si è dimesso per non essere incompatibile come magistrato in aspettativa, ma nessuno pensa e crede che non abbia ancora saldamente in mano, in Puglia, le redini del partito di Zingaretti.

Così come è vero che il suo elettorato è trasversale e che molti osservatori hanno notato e riferito che alle odierne consultazioni si sono recati molti “amici” storicamente riferibili alla destra. Ed ora, fari accesi sul programma a cui Michele Emiliano ha dichiarato che intende dedicarsi da domani.

Gianvito Pugliese

redazione@corrierepl.it