L’altoforno 2 non si spegne. La trattativa per l’ex Ilva può ripartire

Ambiente & Territorio

La decisione del Tribunale del Riesame ha scongiurato un aggravamento della crisi dell’acciaieria di Taranto. Ora si torna al tavolo con ArcelorMittal

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ANDREAS SOLARO / AFP
Stabilimenti ex-Ilva

Il sì del Tribunale del Riesame al ricorso di Ilva in amministrazione straordinaria non ha salvato solo l’altoforno 2 dallo spegnimento a cui era avviato tra qualche giorno, ma ha anche evitato in extremis che il polo siderurgico di Taranto precipitasse in una crisi ulteriore, produttiva e occupazionale.

In più, ha evitato che la trattativa tra ArcelorMittal e Ilva a gennaio (con lo scopo di rilanciare il gruppo attraverso una presenza dello Stato, nuovi investimenti e una riconfigurazione del ciclo produttivo con i forni elettrici) partisse in un clima teso, oppure non partisse viste le ulteriori difficoltà.

“Il pre-accordo del 20 dicembre a Milano tra Ilva e ArcelorMittal è importante ma tutto si gioca col Riesame, è quello il vero banco di prova – ha commentato giorni fa una fonte vicina al dossier – perché se il Riesame dirà sì, si continuerà a trattare, altrimenti di cosa dovremmo discutere visto che non c’è più nemmeno la fabbrica?”. Ecco perché sia la gestione commissariale, sia i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm (dissente invece fortemente l’Usb) valutano un passo avanti il pronunciamento dei giudici oggi a Taranto. E anche fonti del ministero dell’Economia ritengono che “l’accoglimento del ricorso dei commissari dell’Ilva faciliti le trattative per arrivare a un’intesa vincolante per il rilancio e per il conseguente mantenimento dei livelli occupazionali del polo siderurgico”.

I paletti dei sindacati

I sindacati auspicano che adesso la trattativa tra ArcelorMittal e Ilva possa avviarsi, ma pongono pure una serie di paletti a cominciare dalla corresponsione dell’integrazione salariale al 10% per i cassintegrati di Ilva in amministrazione straordinaria e dal rispetto dell’accordo del settembre 2018 al Mise. L’integrazione, inizialmente prevista nel decreto Milleproroghe, è infatti saltata per un problema di copertura economica ed ora si spera in un emendamento allo stesso decreto oppure in un intervento ad hoc nel nuovo decreto legge ‘Cantiere Taranto’, che però deve vedere ancora la luce.

Allo stesso tempo, i sindacati temono che la partita sul riassetto di Ilva possa non chiudersi senza esuberi rispetto ai 10.700 assunti in forza oggi ad ArcelorMittal di cui 8.200 a Taranto (di questi poco piu di 1.200 sono in cassa integrazione ordinaria). Dunque alzano il tiro e chiedono il rispetto degli impegni insieme al rientro al lavoro dei cassintegrati e a un piano di manutenzioni in fabbrica. Come sarà la nuova Ilva, è partita tutta da giocare.