Le dimissioni di Fieramonti e il caos nel governo

Politica regionale, nazionale e internazionale

“Il tema non è mai stato accontentare le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo. Perché è nella scuola e nell’università, eterne cenerentole, che si costruisce #quellochesaremo”. Lo scrive su twitter Lorenzo Fioramonti, ministro dell’Istruzione che ha presentato le dimissioni al premier Giuseppe Conte.

“La sera del 23 dicembre – scrive su Facebook confermando quanto emerso nelle ultime ore – ho inviato al Presidente del Consiglio la lettera formale con cui rassegno le dimissioni da Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”. Il parlamentare pentastellato rivendica i “risultati importanti” raggiunti in questi mesi, ma ribadisce quanto detto da tempo, sin da prima del suo giuramento da ministro al Quirinale: “Sarebbe servito più coraggio da parte del Governo – l’accusa – Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica”.

La reazione che arriva dal M5S è fredda. “Il governo è al lavoro per migliorare la scuola, l’istruzione e sostenere la ricerca. Guardiamo avanti, c’è piena fiducia nel premier Conte per individuare un nuovo ministro dell’istruzione, la scuola non può aspettare”, viene fatto sapere. Mentre la collega Fabiana Dadone va all’ attacco: “Trovo stucchevole che chi professi coraggio agli elettori poi scappi dalle responsabilità politiche.Se hai coraggio, non scappi – scrive su Facebook – Il coraggio in politica è anche ammettere che non si è in grado di governare, è saper chiedere scusa se non si ha più coraggio. Il resto non è certamente coraggio, sono scuse, incapacità, protagonismo, gossip”.

Pure da Iv i toni sono decisi: “La vicenda Fioramonti dice che questo governo perde i ministri come le foglie d’autunno di un albero. La sua credibilità è ridotta a zero”, dice Giacomo Portas che ha già negato la fiducia ai giallorossi. “Fioramonti si dimette perché servono più risorse per la scuola e la ricerca. Noi di Italia Viva siamo stati i soli in maggioranza a dirlo: in manovra andavano traferiti fondi da reddito di cittadinanza e quota 100”, attacca Davide Faraone.

“Siamo d’accordo con lui: sarebbero serviti più coraggio e più lungimiranza. Ma forse Fioramonti dimentica che lui di questo governo ha sempre fatto parte, che fino a ieri ne è stato ministro, in una posizione con l’agibilità politica di cambiare le cose”. Così Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, commenta le dimissioni di Lorenzo Fioramonti. Continua Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi: “Non dimentichiamo anche che, fino a pochi mesi fa, proprio Fioramonti è stato vice ministro del governo giallo-verde, che non ha investito un centesimo sull’istruzione e aveva addirittura nominato capo Dipartimento MIUR Giuseppe Valditara, relatore legge Gelmini, che distrusse l’istruzione pubblica già nel 2010. Volendo essere davvero coerenti, Fioramonti si sarebbe dovuto già dimettere da un bel po’”. Concludono Allegretti e Gulluni: “Da anni, da molto prima che l’ormai ex ministro lo dicesse, denunciamo il sottofinanziamento cronico e strutturale dell’istruzione pubblica, e continueremo a batterci affinché essa abbia un ruolo centrale nello sviluppo di questo paese. Servono fatti, non solo parole”.