Walter Veltroni scrittore noir

Cultura & Società

di F. Moretti

Assassinio a Villa Borghese è l’ultimo nato dalla penna di Walter Veltroni, un noir tutto italiano che apre la collana “Lucciole” di Marsilio. “Villa Borghese, un’enorme parco nel centro di Roma, grande più della Città del Vaticano e poco meno del Principato di Monaco” diventa l’ambientazione ideale di un romanzo dai toni ironici

Walter Veltroni, classe 1955, è stato sindaco di Roma, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, fondatore e primo segretario del Partito democratico. Sceneggiatore e giornalista, è stato direttore dell’Unità. Ha scritto diversi romanzi, La scoperta dell’alba, Noi, L’isola e le rose, Ciao, Quando, pubblicati dalla casa editrice Rizzoli. E ora ci regala la sua ultima creazione, Assassinio a Villa Borghese

Il sindaco di Roma fissato con la sicurezza dei bambini e il decoro della villa è riuscito a convincere il ministro e il capo della polizia a istituire un commissariato all’interno di Villa Borghese. I vertici della polizia hanno deciso di mettere a capo il neo commissario Giovanni Buonvino. Un uomo che per un errore, a suo parere eccessivamente drammatizzato, non era riuscito a fare carriera, era rimasto fermo allo stesso livello di qualifica, ispettore superiore, per ben quindici anni. Quale sciocchezza aveva commesso Giovanni Buonvino per essere relegato nel Barattolo? E già, il suo ufficio era senza finestre, dove spesso trascorreva le giornate guardando e contando le crepe nel muro, e aveva proprio l’aspetto di un barattolo. Quindici anni prima mentre Buonvino era di turno alla Mobile di Caserta gli arrivò la segnalazione di un raduno della camorra durante la comunione del figlio di un boss. L’allora ispettore Giovanni commise un madornale errore mandando i NOCS nel ristorante dove si teneva la comunione del nipote del prefetto. Le conseguenze furono nefaste, la suocera del prefetto fu colpita da infarto grave e il bambino rimase sotto shock per diverso tempo. Da quel momento in poi in questura Buonvino fu soprannominato il Buoncretino.

Il neo commissario non ha il tempo di godersi in santa pace la tanta agognata promozione che diversi efferati delitti metteranno alla prova il suo acume di poliziotto insieme a quello della sua squadra, i magnifici sette, scelti rigorosamente dal perfido, mefistofelico e strabico Razzetti.

Sull’intero romanzo aleggia un intricato mistero che si estende a una serie di feroci uccisioni, una trama ben congegnata, animata da colpi di scena, e condita da una buona dose di ironia. Personaggi perfettamente immersi nella vita reale, con tutte le umane imperfezioni, fobici, paranoici, e poco inclini alle relazioni. Lo stesso Giovanni Buonvino, tradito dalla moglie, considerato dalla stessa compagna e dai colleghi un fallito, incarna l’inadeguatezza all’interno di un sistema che si rivela ben diverso da come appare. Il linguaggio semplice, ma non banale, la scrittura scorrevole e chiara, l’intreccio coerente e coeso con il genere rendono agile la lettura. Walter Veltroni ha creato un piacevole romanzo noir metafora della vita quotidiana.