Si è chiusa ieri a Catania la XX edizione dell’Happening della Solidarietà organizzato dal consorzio SolCo con un dibattito intitolato “Verso l’Economy of Francesco” animato dagli interventi dell’economista Leonardo Becchetti, del presidente di Confcooperative-Federsolidarietà Stefano Granata, del presidente di Fondazione Ebbene Edoardo Barbarossa e di Andrea Pastore, responsabile delle attività istituzionali della Fondazione di comunità salernitana

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È toccato a all’economista di Roma Tor Vergata Leonardo Becchetti, al presidente di Confcooperative-Federsolidarietà Stefano Granata ,al presidente di Fondazione Ebbene Edoardo Barbarossa insieme ad Andrea Pastore, responsabile delle attività istituzionali della Fondazione di comunità salernitana, chiudere la XX edizione dell’Happening della Solidarietà organizzato a Catania dal consorzio SolCo con un confronto sull’Economy of Francesco.

Becchetti che nella sua veste di co-fondatore di Next in questi anni ha censito circa 400 buone pratiche di economia civile su e giù per l’Italia e ha lanciato la campagna “vota col portafoglio” oltre che i Saturdays for future, ha sottolineato, ricordando anche il trend dell’aumento dei suicidi e delle morti per overdose negli Stati uniti (“che nel 2017 ha prodotto più morti dell’insieme dei caduti nelle guerre in Vietnam e Iraq”), come “un’economia che prescinda del senso, un know how senza il know why, non sia più in grado di assicurare benessere e sviluppo”. Da qui l’urgenza di cambiare modelli di riferimento. Quattro le fondamenta: “Un mercato responsabile, istituzioni benevolenti, cittadinanza attiva e informata e imprese sostenibile”. Oggi però non è immaginabile che il cambiamento arrivi dalla politica e nemmeno che siano le piazze di Greta o della Sardine a farlo. “Per trasformare la protesta in proposta dobbiamo scendere in campo noi cittadini consumatori organizzati, darci obiettivi obbiettivi comuni a partire da desideri forti, solo così indurremo il cambiamento come per esempio sta avvenendo nel mondo della finanza ed è avvento con la mobilitazione non slot”.

“Nell’economia di Francesco”, gli ha fatto eco Barbarossa, “non esistono scarti umani, ci deve essere uguale dignità per tutti. Non è impossibile. L’invito del Papa è concreto e si traduce in un principio che noi di fondazione Ebbene coi nostri punti di prossimità conosciamo bene: non bisogna fare economia per i poveri, ma economia con i poveri”. Il salto concettuale è decisivo. I poveri e gli emarginati da beneficiari passivi diventato un anello nella catena di produzione di valore. “Per raggiungere la meta”, chiosa Barbarossa, “occorre creare meccanismi economici a sostegno dei soggetti produttivi che praticano l’inclusione: il reddito di cittadinanza invece va nella direzione opposta, perché riproduce la logica del sussidio”. E quindi dello scarto che va sussidiato, perché incapace di generare valore.

Prima dell’intervento di Pastore più specifico sul modello delle fondazione di comunità la palla è passata quindi a Granata: “L’impresa sociale non è il punto di arrivo, ma un punto di partenza. Il nostro modello di business mira alla creazione di valore aggiunto da ridistribuire alla comunità. Per questo più che essere buoni dobbiamo essere bravi”. Bravi, sostiene il numero uno delle coop sociale di Federsolidarietà a creare reti di economia civile capaci di stare sul mercato, bravi a tenere assieme cittadinanza attivi e protagonismo imprenditoriale, bravi a intercettare i flussi dell’innovazione, “che prevedono rapidità di connessione e capacità di operare al di là dei settori tradizionali”. Esemplifica Granata: “Un’impresa sociale moderna se ha 30mila euro da investire dovrebbe finanziare una start-up di giovani e non acquistare un immobile da mettere a rendita, occorre mettere il patrimonio di conoscenze, capitali e relazioni di noi vecchi cooperatori al servizio dei giovani che vogliono fare imprese a favore della propria comunità. Altrimenti perdiamo una generazione”. Infine Granata batte sul chiodo dell’aggregazione. “Per puntare in alto e cambiare davvero i meccanismi, occorre che il nostro mondo si compatti e si sia grandi obiettivi”. Un esempio? “Il voto con il portafoglio di Becchetti deve diventare una battaglia comune. Ma io voglio aggiungere un’altra sfida: quella del lavoro. Oggi Federsolidarietà occupa 60mila persone solo con le cooperative di tipo B, cioè finalizzate all’inserimento di soggetti svantaggiati, una condizione che riguarda quasi il 50% degli occupati (circa 28mila unità). Più del 70% dei posti di lavoro è a tempo indeterminato, la metà sono donne e il 10% migranti provenienti da Paesi extra europei. Un sistema inclusivo e sostenibile che vale un fatturato di 1,8 miliardi di euro. Io credo che di fronte a disastri come quello dell’Ilva, ci sono pochi settori che hanno la credibilità che possiamo mettere noi sul piatto per presentarci al governo e proponendo un piano per la buona occupazione dei ragazzi di questo Paese, che conta oltre 2 milioni di Neet”. Cosa aspettiamo a farlo?