Libia, soccorso in mare, porti chiusi: cosa è cambiato?

Lettere al Direttore

Foto: Dal ponte della Iuventa durante uno dei salvataggi della Pasqua 2017 (foto: Giulia Bertoluzzi)

Due mesi fa scoppiava la polemica per la presenza di un trafficante di uomini libico presente ad incontri ufficiali sul controllo dell’immigrazione in Sicilia. Da allora il Memorandum con la Libia è stato rinnovato e il (nuovo) ministro dell’Interno continua a parlare del pull factor delle Ong.

1. Il cambio di rotta sull’immigrazione c’è stato davvero?
Un Ministro degli Interni che parla di pull factor delle ong, navi dei soccorritori costrette ad attendere in mare per giorni un porto sicuro. Dopo tante parole per rimarcare il cambio di rotta rispetto all’esecutivo precedente, le cose non sembrano cambiate poi di molto. Luigi Mastrodonato su Wired ci racconta come, nella pratica, la linea sull’immigrazione sia restata dura.

2. Le domande sulla Libia restano inevase
Due mesi fa esplodeva il caso Al Bija. Grazie al lavoro giornalistico di Nello Scavo l’opinione pubblica scoprì che a un trafficante di esseri umani era stato possibile venire in Italia per discutere del controllo di flussi migratori.
Grazie anche alla vicinanza del rinnovo del Memorandum con la Libia, si tornò a parlare delle implicazione che tale accordo poteva avere sulla vita dei migranti.

Cosa resta di tutto ciò a distanza di due mesi? Se lo chiede Nello Scavo che spiega come, ad oggi, il governo non abbia ancora chiarito sulla vicenda.

Intanto il Ministro degli Esteri Di Maio è atterrato in Libia dove, a quanto si apprende, incontrerà il presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez Serraj e il generale Khalifa Haftar: al centro dei colloqui il conflitto in corso, la conferenza di Berlino, il memorandum sull’immigrazione e altri temi centrali.

3. A Ginevra è in corso il primo Global Refugee Forum
Ministri, capi di stato, leader economici e attivisti. Tutti a Ginevra per il primo Global Refugee Forum, l’incontro in cui si cercherà di affrontare le più urgenti questioni relative alle migrazioni dagli spostamenti forzati al fabbisogno energetico e infrastrutturale dei rifugiati.

“Siamo alla fine di un decennio che è stato più che tumultuoso in termini di livelli di spostamenti” – ha dichiarato Kelly Clements, Vice Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati – “Per questo crediamo che gli Stati, le organizzazioni internazionali, il settore privato possano aiutare la comunità internazionale a rispondere meglio a questa sfida”.

Non mancano però le critiche: “Circa 2.000 change-makers partecipano (su invito) questa settimana al Global Refugee Forum mondiale per i rifugiati, che si terrà a Ginevra. Ci sarà una forte attenzione ai risultati recenti e ai contributi futuri nel campo della protezione dei rifugiati, ma un evento accessibile solo su invito saprà affrontare anche le questioni difficili?”, si domanda Jeff Crisp su The New Humanitarian.

4. Migranti economici: gli italiani all’estero superano gli immigrati dall’Africa all’Italia
Ancora una volta i dati dell’Istat ci regalano spunti di riflessione: secondo l’Istituto statistico sono in aumento gli italiani che si trasferiscono all’estero, mentre diminuiscono gli immigrati dall’Africa.

Nel dettaglio – come riporta Repubblica – nell’anno 2018 “le cancellazioni anagrafiche per l’estero sono state 157 mila (+1,2% sul 2017). Di queste, quasi tre su quattro riguardano emigrati italiani (117 mila, +1,9%). Le iscrizioni anagrafiche dall’estero sono circa 332 mila, per la prima volta in calo rispetto all’anno precedente (-3,2%) dopo i costanti incrementi registrati tra 2014 e 2017. Sono dunque 816 mila gli italiani che si sono trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni. In calo, invece, degli immigrati in Italia provenienti dal continente africano nel 2018 è pari al -17”.

5. Almeno 7 morti in un tragico naufragio davanti alle coste del Marocco
Sarebbero almeno 7 le persone e 20 quelle che risultano disperse dopo un naufragio al largo del Marocco.

A riferirlo l’ong Alarm Phone che ha ricevuto l’allarme dal centro di soccorso di Rabat.

Secondo l’ong – che in questo Tweet racconta gli attimi della chiamata – altre 63 persone sono riuscite invece a salvarsi . Ad affondare sarebbe stata una barca che si trovava al largo di Nador con a bordo 90 persone tra cui donne e bambini.

6. Chi soccorre in mare?
Tragedie che continuano a ripetersi nel Mediterraneo. Nessuna missione degli Stati per pattugliare i tratti di mare più percorsi dai migranti, mentre le navi delle ong continuano ad essere ostacolate.

Arriva però una buona notizia, come racconta Alessandra Ziniti per Repubblica, tre missioni di soccorso saranno in mare nei giorni di Natale.

“Arrivano in un momento particolarmente difficile in Libia dove decine di migliaia di migranti cercano di sfuggire alla guerra. Tre giorni fa è ripartita da Marsiglia la Ocean Viking di Sos Mediterranée e Medici senza frontiere, da Napoli invece si è mossa la spagnola Open Arms e nei prossimi giorni riprenderà il mare da Palermo anche la Alan Kurdi della tedesca Sea-eye. Ferme, ancora sotto sequestro amministrativo nei porti siciliani in virtù del decreto sicurezza, restano la Sea-Watch, le due imbarcazioni di Mediterranea, la Mare Jonio e la Alex, e la Eleonore della tedesca LIfeline. Le Ong hanno più volte sollecitato il nuovo governo a liberare le navi ma il loro appello non è stato accolto ed è in corso una battaglia legale davanti ai tribunali amministrativi.”

7. In Niger i rifugiati protestano contro il mancato ricollocamento
Come racconta Sara Creta, due anni fa l’Unhcr istituitva per la prima volta un meccanismo di evacuazione d’emergenza (ETM) per l’evacuazione di rifugiati detenuti in Libia verso il Niger.

Dopo due anni quei rifugiati sono ancora lì, ed esplode la protesta: un migliaio di persone, soprattutto sudanesi originari del Darfur, hanno deciso di marciare verso l’ufficio Unhcr ufficio ad Agadez.

Come racconta Giacomo Zandonini a prevalere è un senso di sconforto: il loro futuro resta poco chiaro, inoltre pare che alcuni dei loro fascicoli personali siano scomparsi, rallentando ulteriormente la loro procedura di asilo.

8. Dalla Tunisia all’Italia per riconoscere i figli morti in mare
Fheker e Lazar erano giovanissimi, i loro sogni si sono infranti davanti l’isola di Lampedusa nel naufragio dello scorso 7 ottobre. Le loro mamme sono tra le 4 donne tunisine arrivate in Sicilia convocate ad Agrigento dal Procuratore aggiunto Salvatore Vella, che coordina l’inchiesta sul naufragio, per identificare i loro figli.

Due di loro, grazie all’esame del Dna sono riuscite a trovare le salme dei loro cari, per le altre due, invece, non resta che tornare in Tunisia senza neanche un corpo da piangere.

Su La Sicilia i racconti del perché i giovani si siano messi in mare: Fheker voleva girare il mondo, Lazar non voleva rassegnarsi a quel tumore che lo stava divorando.

9. L’accordo sui migranti con la Turchia regge ancora?
Da gennaio a metà dicembre, 70.002 migranti hanno raggiunto l’Unione Europea dalla Turchia. Stando alla Die Welt che ha pubblicato l’inchiesta, si tratterebbe di un balzo del 46% rispetto allo stesso periodo del 2018.
I numeri farebbero parte di un rapporto riservato dell’Ue e per i media tedeschi sollevano dubbi sulla tenuta dell’accordo tra Unione europea e Turchia.

Dal canto suo le autorità greche dicono di aver raggiunto il limite. Helena Smith sul Guardian ci racconta come il Governo cerca l’aiuto dell’Europa, mentre porta avanti il controverso piano per trasferire i migranti bloccati sulle isole in prigioni sulla terra ferma.

10. A Roma un’opera d’arte ricorderà i morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa
I nomi delle 36.570 persone morte mentre tentavano di raggiungere l’Europa prenderanno vita nei giorni di pioggia. È questa l’idea alla base di (S)ink opera d’arte realizzata nei giorni scorsi nel quartiere romano del Pigneto: con l’acqua i nomi, altrimenti invisibili, torneranno in evidebza e i passanti di Via del Pigneto camminando sulla strada bagnata saranno costretti a calpestarli.

L’opera – che intende denunciare le leggi europee sulle migrazioni – è stata realizzata nell’ambito della Biennale MArteLive 2019 all’interno del Progetto Speciale Street Art for Rights