Istruzione: quanto spende l’Italia nell’educazione dei cittadini? I dati Open Polis

Lettere al Direttore

ROMA – L’Italia è uno dei paesi europei che investe meno in educazione rispetto alla propria economia. Una spesa che è calata drasticamente in seguito alla crisi economica e che solo nel 2017 è tornata a crescere, anche se in misura limitata. È quanto emerge dai dati raccolti da Open Polis, che spiega: “monitorare la spesa pubblica di un paese per il sistema educativo non è sufficiente per valutare la qualità del servizio, ma è sicuramente utile per capire la rilevanza riconosciuta dal governo a tale settore. Sia rispetto agli altri ambiti della spesa pubblica, sia rispetto ai governi di altri stati”.

La spesa in istruzione, così come definita da Eurostat, comprende i vari percorsi educativi, dall’asilo alla scuola primaria e secondaria e all’università; i servizi ausiliari all’istruzione; altre spese in ambiti legati all’educazione, tra cui corsi professionali.
Dalla ricerca si evince che la spesa media dei paesi Ue per l’educazione è del 10,2%, come percentuale della spesa pubblica totale. E l’Italia è il paese Ue che destina la più bassa percentuale di spesa pubblica all’educazione.
A spendere di più per l’istruzione sono i paesi di nord e est Europa. L’Italia, invece, investe solo il 7,9% della spesa pubblica, un dato inferiore a quello di tutti gli altri stati membri. Al di sotto della media Ue (10,2%) altri 7 paesi oltre all’Italia tra cui Grecia (8,2%) Germania (9,3%), Romania (8,4%) e Francia (9,6%).
I maggiori livelli di spesa si registrano invece a Cipro (15,3%) e nei paesi baltici: Lettonia, Estonia e Lituania, anche questi a quota 15% circa.
Per approfondire l’analisi sui maggiori paesi Ue, Open Polis ha confrontato la variazione dal 2008 al 2017 del livello di spesa per l’istruzione registrata in Regno Unito, Francia, Germania e Italia.
Tra i maggiori paesi Ue, il Regno Unito è l’unico a spendere più della media per l’istruzione (11,3%), anche se è in calo rispetto al passato, ma è in Germania dove la spesa in educazione è aumentata di più.
In Francia e in Italia la quota di spesa per l’istruzione è calata, rispettivamente di 0,5 e 1,2 punti, mentre in Germania è aumentata, anche se di poco: +0,3 punti.
Osservando i dati in valore assoluto, la spesa in educazione risulta aumentata non solo in Germania (34 miliardi in più), ma anche in Francia (16 miliardi in più). Al contrario, il Regno Unito conferma il maggiore calo con una riduzione di 7 miliardi, seguito dall’Italia con 5 miliardi in meno dal 2008 al 2017.
Un altro indicatore significativo riguardo la spesa per l’istruzione è la percentuale di Pil che ogni paese destina a questo ambito.
Calcolando il dato e la sua variazione nel corso degli anni per i maggiori paesi Ue, Open Polis indica nel 4,6% la spesa media dei paesi Ue per l’educazione, come percentuale del Pil.
Tra i grandi paesi Ue, la Francia spende la maggior quota di Pil in istruzione nel 2017. Se, dunque, gli stati Ue hanno speso in media il 5% circa del proprio Pil in istruzione, tale soglia non è mai stata raggiunta né dalla Germania né dall’Italia, che nel 2017 si ritrova all’ultimo posto a quota 3,8%.
Dall’altra parte, Francia e Regno Unito, che negli anni si mantengono al di sopra o in linea con la media. Da notare che il Regno Unito presenta, anche secondo questo indicatore, la maggiore riduzione. Dal 5,8% del Pil speso in istruzione nel 2008, al 4,6% nel 2017.
Sia da questa analisi che dalle precedenti, dunque, l’Italia risulta essere uno degli stati europei che investe meno in educazione rispetto alla propria economia.
Per approfondire ulteriormente l’analisi, Open Polis ha considerato anno per anno la spesa effettiva del nostro paese, calcolata in milioni di euro.
Durante i primi anni di crisi economica, dal 2009 al 2012, la spesa italiana per l’istruzione è diminuita drasticamente: 7 miliardi circa in meno nel giro di tre anni. In seguito il livello si è mantenuto piuttosto stabile, intorno ai 65 miliardi all’anno, saliti a 66 nel 2017. Una variazione positiva ma molto limitata.
La spesa pubblica in educazione comprende vari settori: dai soldi per la scuola a quelli destinati ai corsi professionali e alle università. L’Italia ha investito, nel corso del tempo, nei tre maggiori ambiti di spesa per l’istruzione: la scuola dell’infanzia e primaria, la scuola secondaria e l’università.
Stando ai dati più recenti, relativi al 2017, l’Italia ha speso 30 miliardi per la scuola secondaria, 25 per quella primaria e 5 miliardi e mezzo per l’università.
Osservando la variazione rispetto al 2008, la scuola dell’infanzia e la primaria sono l’unico settore per cui lo Stato ha aumentato il livello di spesa pubblica: circa un miliardo in più dal 2008 al 2017. Sia la scuola secondaria che l’università registrano invece una riduzione della spesa di circa 2 miliardi.