Il magazine statunitense Time ha dedicato la copertina Greta Thunberg

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Il magazine statunitense Time ha dedicato la copertina alla giovane attivista svedese Greta Thunberg. Avvenimento di portata storica per il personaggio più giovane di sempre. Ad appena 16 anni viene indicata come la persona più influente dell’anno 2019.

Felpa rosa, capelli sciolti, in piedi su uno scoglio lambito dal mare. Così appare la giovane attivista svedese Greta Thunberg sulla copertina del magazine statunitense Time, che ieri l’ha scelta  come la persona più influente dell’anno 2019. Un riconoscimento di portata storica che non ha precedenti se si considera che Greta Thunberg viene riconosciuta come persona in grado di influenzare, di  esercitare potere, di cambiare la mente e il comportamento delle persone. Greta ha sbaragliato il lotto dei concorrenti che annoverava personaggi famosi come i ragazzi di Hong Kong e Nancy Pelosi, oltre allo stesso Donald Trump, al quale era stata dedicata la copertina nel 2016.

Greta ha il grande merito d’aver in soli 16 mesi rivoluzionato il nostro modo di guardare al cambiamento climatico risvegliando le coscienze di milioni di giovani in tutto il mondo che oggi sfilano insieme a lei per risvegliare l’attenzione di molte Nazioni sul tema scottante ed urgente del disastro climatico che ci affligge da decenni e che se non sarà affrontato con il necessario rigore ed impegno rischia di portare al default il nostro pianeta ormai in lenta ma inesorabile agonia. Avevamo provato non poca delusione nell’apprendere che non le era stato riconosciuto il Premio Nobel per la pace, visto il legame diretto che esiste tra cambiamento climatico e conflitti, ovvero tra contrasto del riscaldamento globale e pace. Ci consolò, però, il fatto che il mancato riconoscimento sottraeva Greta al solito tiro al bersaglio di quelli che non vedono l’occasione di attaccarla pur di non parlare della minaccia alla nostra sopravvivenza correlato al cambiamento climatico: non parliamo solo dei politici e degli scienziati, che hanno idee del tutto opposte, ma di tantissima gente normale, che esprime il proprio pensiero  sui social network e scrive sui giornali.

Anzi, soprattutto su questi ultimi, visto che se il nostro dibattito politico sul clima versa in condizioni drammatiche – tra la destra indifferente e negazionista, il Movimento 5Stelle, il cui passato ecologista è un lontano ricordo, e un Pd che inneggia a Greta senza essere in grado fare qualcosa che possa tornare utile alla causa. Una classe politica sgridata proprio oggi da Greta che rivolgendosi all’Italia con un piglio deciso ha invitato il governo ad adottare le  misure urgenti e necessarie per ridurre lo smog che ormai affligge centinaia di Comuni tra i quali Milano, Roma, Napoli e tanti altri. In materia di cambiamento climatico diciamoci la verità: la stampa sta mostrando la sua faccia peggiore. Ma nessuno gliene chiede conto Non è un caso che anche in questa occasione i ritratti della stampa italiana dell’attivista svedese siano poveri e imbarazzanti rispetto allo stesso reportage del Time.

Greta, la ragazzina fragile; Greta troppo aggressiva, ma ora per fortuna si è calmata; Greta che finalmente fa parlare anche gli altri. È incredibile come non si arrivi a capire – ma forse chi scrive di lei neanche l’ascolta parlare, o forse non sa neanche l’inglese – come le parole di Greta non siano mai state cariche di aggressività nel senso negativo del termine. Sono parole disperate, frustrate, piene di rabbia, rabbia vera, rabbia inevitabile. Quella non solo sua, Greta si considera, come lei stessa va affermando una semplice portavoce non solo di milioni di ragazzi – ma di un’intera generazione che sta prendendo coscienza della gravità del problema e che con dolore e sgomento, va lentamente ma consapevolmente prendendo atto che di questo passo non morirà di certo di morte naturale. Un dato è certo: lo stile comunicativo di Greta, naturale, diretto, brutale, non frutto di artificio, non è e non può essere la conseguenza di poteri forti che le stanno dietro, di macchinazioni di chissà quali manovratori: tutto falso, e ridicolo e smentito dal fatto che discorsi concilianti, inneggianti alla speranza, a un futuro green pieno di tecnologia meravigliosa e di eco-città ne abbiamo sentiti ormai a bizzeffe.

Sono discorsi paradossalmente quasi più pericolosi di quelli di chi, come la destra becera, non sa nulla di clima e va dietro a patetici negazionisti. Infatti, spingono la gente a pensare che molto si stia facendo e che dunque, tutto sommato, possiamo stare tranquilli. La realtà è ben diversa basta leggere i dati elaborati dalle agenzie specializzate in materia: le emissioni di gas serra salgono e raggiungono record mai raggiunti. E allora, gli appelli all’ottimismo sono solo promesse ingannevoli. Come recita una sua celebre frase: “Finché continuerete a fare non ciò che è necessario, ma quello che è politicamente possibile, non ci sarà speranza”. Il cambiamento climatico è un fenomeno drammatico, ma anche difficile da trattare e da comunicare: è complesso, ostico.

E una delle cose più difficili è passare dall’ansia, dalla dichiarazione di emergenza ai fatti, alle azioni concrete che possano invertire la tendenza. Mentre si sono fatti passi in avanti nella discussione, siamo tragicamente indietro sul fronte dell’azione. E per questi motivi che Greta è stata eletta persona dell’anno. Perché nessuna come lei ha avuto la capacità di tradurre la denuncia di un’emergenza in azione e di suscitare una immensa quanto incredibile mobilitazione. Una mobilitazione globale, che ha coinvolto praticamente tutti gli Stati del mondo, dai più grandi e sviluppati ai più remoti. Il penultimo sciopero per il clima, il 27 settembre scorso, ha portato nelle piazze milioni di ragazzi in tutto il mondo: statunitensi come indiani, italiani come tedeschi, filippini come australiani. Greta va avanti con la testa in giù nel sostenere il suo progetto pur sapendo di avere contro il disprezzo di alcuni degli uomini più potenti della terra: Trump, Putin e Bolsonaro, che proprio il 10 dicembre l’ha definita una “mocciosa“.

Stiamo parlando di leader politici che hanno mostrato un volto orrendo e disumano su più fronti, che stanno rendendo il mondo peggiore e che forse saranno la causa della nostra fine. Greta ha retto, anzi sta andando dritta per la sua strada, senza sbagliare un colpo, attenta ai dettagli, coraggiosa nella sua semplice e tenace linearità. Greta ha attraversato l’oceano andata e ritorno, di inverno, su un catamarano; si sposta in treno in tutta Europa, facendo viaggi lunghi e faticosi e senza potersi permettere nessun errore. Per questo, vederla apparire ovunque con il suo cartello bianco con la scritta “Sciopero per il clima” in svedese, quello che espose per prima di fronte al parlamento nell’agosto del 2018, resta per noi tutti un sincero motivo di commozione. E non si tratta di essere patetici, poco razionali, poco professionali. Ci troviamo tutti per la prima volta a scrivere di temi che riguardano da vicino la nostra stessa esistenza e quella di coloro a cui più teniamo, i nostri figli.

E se pensiamo a loro, alla vigilia di un anno, il 2020, cruciale per il clima, tra Cop26 di Copenaghen e elezioni americane ci rendiamo conto che l’unica a proteggerli con la sua mobilitazione planetaria è proprio lei, Greta Thunberg. E’ per questi motivi che riteniamo che il riconoscimento del Time, nell’averla definita la persona più importante dell’anno, sia da  apprezzare e condividere.

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione de “Corrierepl”