Valle d’Aosta trema: indagato Fosson per scambio elettorale politico mafioso

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Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Antonio Fosson, indagato per scambio elettorale politico mafioso volto a condizionare le elezioni regionali, si è dimesso. La stessa decisione è stata prese dagli altri indagati: gli assessori regionali Laurent Viérin, Stefano Borrello e il consigliere regionale Luca Bianchi. Secondo gli inquirenti infatti, il governatore, incontrò Roberto Di Donato, un’esponente della ndrina di Aosta per circa un’ora e da quel momento sarebbero scaturiti una serie di eventi volti a promuovere gli assessori candidati.

Fosson già sapeva di essere indagato dal 6 dicembre scorso quando, insieme alla Giunta, era stata approvata la richiesta di costituzione di parte civile dell’amministrazione regionale nel processo Geenna. Lo statuto speciale della regione prevede che il governatore svolga anche le funzioni prefettizie e, in virtù di ciò, il 21 novembre Fosson aveva dichiarato di aver trasmesso al ministro Lamorgese le relazioni relative alle verifiche dei comuni di Aosta e Saint-Pierre che erano state avviate per verificare l’esistenza di forme di infiltrazione o di condizionamento mafioso.

Data l’inchiesta, la maggioranza regionale è pronta per aprire la crisi ma si attendono 24 ore di tempo per ragionare sulla scelta migliore da adottare. “A livello giudiziario non conosciamo le posizioni personali dei coinvolti e ognuno avrà modo di chiarire. A livello politico utilizzeremo al giornata per un confronto con i movimenti. Saranno valutate tutte le ipotesi e domani mattina avremo una risposta”, è quanto ha spiegato Patrizia Morelli, esponente di Alliance valdotaine.

“Mi ritengo in coscienza estraneo alla commissione di qualsiasi reato. Sono sereno e certo di aver operato nel totale rispetto della legge, avendo sempre improntato il mio vissuto ai valori di onestà e legalità”, dichiara Borrello.

Secondo i carabinieri del Reparto operativo del Gruppo Aosta, il sostegno elettorale non sarebbe stato a titolo gratuito ma finalizzato “ad ottenere posti di lavoro, ovvero agevolazioni in pratiche amministrative sia per gli affiliati che per i soggetti vicini al sodalizio”, si legge nell’annotazione del pm di Torino Valerio Longi. Il riferimento è a Monica Carcea, ex assessore comunale di Saint-Pierre alla Programmazione, finanze e patrimonio, in vista delle elezioni amministrative di Saint-Pierre 2020 in occasione delle quali vorrebbe concorrere per la carica di primo cittadino. Al momento Carcea è agli arresti domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

“La forza della mafia non sta nella mafia, è fuori, è in quella zona grigia costituita da segmenti della politica, del mondo delle professioni e dell’imprenditoria”, diceva Don Luigi Ciotti. La criminalità organizzata sembra essere sempre meno localizzata nella sua storica dimora, intuendo la convenienza a radicarsi anche in altre località, forse inedite ma redditizie. La presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta è stata accertata dalle amministrative del 2015 di Aosta in cui si era verificata l’infiltrazione: l’obiettivo era il controllo di concessioni, edilizia, appalti, commercio in modo da influenzare il contesto.

Di Sara Carullo